Da domenica a Gerusalemme il Santo Sepolcro è chiuso per protesta contro il sindaco che chiede il versamento di 151 milioni di euro di tasse arretrate per le 887 proprietà delle chiese cristiane e di organismi delle Nazioni Unite. Durissimo il comunicato delle autorità religiose greco-ortodosse, armene e cattoliche. La decisione del sindaco sarebbe “ripugnante” e ricorderebbe addirittura “le leggi di natura simile emanate durante i periodi bui in Europa”, riferimento esplicitò alle persecuzioni anti ebraiche. Il sindaco ha laicamente replicato -questione con alcuni paralleli romani-vaticani- domandando se “abbia senso che ci siano aree commerciali che hanno alberghi e negozi che non pagano tasse solo perché di proprietà della chiesa”.
Richiami biblici da ‘Mercanti nel tempio’, tra una religione del libro che adesso amministra, e l’altra, venuta dopo. Interviene addirittura il premier Netanyahu che avrebbe anche guai personali sempre di natura finanziaria di cui occuparsi. Proposta di soluzione e forse, da stamane, riapertura delle porte del Sacro Sepolcro. Israele negozierà con i rappresentanti delle Chiese cristiane una soluzione, mentre il comune di Gerusalemme ha sospeso la richiesta di tasse e viene bloccata anche la proposta di legge in discussione alla Knesset sulle proprietà delle Chiese. Tregua fiscal religiosa, ma con anatemi e non solo, pronti ed assere scagliati, come accade a volta tra custodi greco-ortodossi, copti, armeni e cattolici all’interno del sacro recinto.
Oggetto del contendere, la tassazione delle proprietà ecclesiali che gli israeliani considerano commerciali. Secondo il sindaco di Gerusalemme Nir Barket, le esenzioni fiscali riguardano soltanto i luoghi di culto e ai seminari, e il debito fiscale per il resto, sarebbe di 152 milioni di euro. Un mucchio di soldi, ma soprattutto, proprietà cristiane più o meno commerciali che diventano automaticamente espropriabili. Tra problemi di conto in banca e questioni di presenza cristiana in quella terra sacra per gtre religioni, le ragioni della protesta promossa dal Patriarca greco ortodosso Teofilo III, quello armeno Nourhan Manougian e il Custode di Terra Santa, Francesco Patton, cognome decisamente guerresco da ammonimento.
Il sospetto, il rischio che possano scattare espropriazioni sulla base “di una serie di scandalosi avvisi e ordini di sequestro delle proprietà delle Chiese e dei conti bancari per presunti debiti per punitive tasse municipali”. E arriva la memoria da parte cristiana delle “leggi della stessa natura applicate agli ebrei nelle ore buie dell’Europa”. Infine, l’accusa nei confronti delle autorità israeliane e quelle religiose ebraiche che sono dietro, di una “campagna sistematica di abusi contro le Chiese e i Cristiani”. Da qui la decisione di attuare come forma di protesta la chiusura del Santo Sepolcro, che secondo la tradizione è sede della tomba di Cristo. Migliaia i pellegrini che in questi giorni sono rimasti stati esclusi dal luogo santo.