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mercoledì 16 Ottobre 2019

Santo Sepolcro chiuso per tasse, Gerusalemme fa lo sconto

Gerusalemme sospende la richiesta tasse, si sblocca la trattativa e da oggi riapre il Santo Sepolcro. Le autorità cattoliche, ortodosse e armene avevano fatto scattare la serrata di protesta domenica. Migliaia di pellegrini esclusi dai luoghi sacri.
– Da oggi una commissione dovrà valutare la gestione fiscale delle proprietà cristiane.
– La minaccia più temuta, quelle degli espropri di terreni e proprietà a ridurre la presenza cristiana.

La Santa serrata anti tasse

Da domenica a Gerusalemme il Santo Sepolcro è chiuso per protesta contro il sindaco che chiede il versamento di 151 milioni di euro di tasse arretrate per le 887 proprietà delle chiese cristiane e di organismi delle Nazioni Unite. Durissimo il comunicato delle autorità religiose greco-ortodosse, armene e cattoliche. La decisione del sindaco sarebbe “ripugnante” e ricorderebbe addirittura “le leggi di natura simile emanate durante i periodi bui in Europa”, riferimento esplicitò alle persecuzioni anti ebraiche. Il sindaco ha laicamente replicato -questione con alcuni paralleli romani-vaticani- domandando se “abbia senso che ci siano aree commerciali che hanno alberghi e negozi che non pagano tasse solo perché di proprietà della chiesa”.

Mercanti nel tempio

Richiami biblici da ‘Mercanti nel tempio’, tra una religione del libro che adesso amministra, e l’altra, venuta dopo. Interviene addirittura il premier Netanyahu che avrebbe anche guai personali sempre di natura finanziaria di cui occuparsi. Proposta di soluzione e forse, da stamane, riapertura delle porte del Sacro Sepolcro. Israele negozierà con i rappresentanti delle Chiese cristiane una soluzione, mentre il comune di Gerusalemme ha sospeso la richiesta di tasse e viene bloccata anche la proposta di legge in discussione alla Knesset sulle proprietà delle Chiese. Tregua fiscal religiosa, ma con anatemi e non solo, pronti ed assere scagliati, come accade a volta tra custodi greco-ortodossi, copti, armeni e cattolici all’interno del sacro recinto.

Questione fiscale ma non soltanto

Oggetto del contendere, la tassazione delle proprietà ecclesiali che gli israeliani considerano commerciali. Secondo il sindaco di Gerusalemme Nir Barket, le esenzioni fiscali riguardano soltanto i luoghi di culto e ai seminari, e il debito fiscale per il resto, sarebbe di 152 milioni di euro. Un mucchio di soldi, ma soprattutto, proprietà cristiane più o meno commerciali che diventano automaticamente espropriabili. Tra problemi di conto in banca e questioni di presenza cristiana in quella terra sacra per gtre religioni, le ragioni della protesta promossa dal Patriarca greco ortodosso Teofilo III, quello armeno Nourhan Manougian e il Custode di Terra Santa, Francesco Patton, cognome decisamente guerresco da ammonimento.

Terra santa, terra contesa

Il sospetto, il rischio che possano scattare espropriazioni sulla base “di una serie di scandalosi avvisi e ordini di sequestro delle proprietà delle Chiese e dei conti bancari per presunti debiti per punitive tasse municipali”. E arriva la memoria da parte cristiana delle “leggi della stessa natura applicate agli ebrei nelle ore buie dell’Europa”. Infine, l’accusa nei confronti delle autorità israeliane e quelle religiose ebraiche che sono dietro, di una “campagna sistematica di abusi contro le Chiese e i Cristiani”. Da qui la decisione di attuare come forma di protesta la chiusura del Santo Sepolcro, che secondo la tradizione è sede della tomba di Cristo. Migliaia i pellegrini che in questi giorni sono rimasti stati esclusi dal luogo santo.

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