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domenica 8 Dicembre 2019

L’autostrada della morte, Iraq 1991

La notte tra il 26 e il 27 febbraio 1991. Il cessate il fuoco di fatto, e soldati iracheni che cercano di scappare da Kuwait City.
– La coalizione li sorprende sull’autostrada della morte. E fu massacro.
– A preparare la distruzione finale del 2003 e la disgregazione dell’intera area che sta travolgendo il mondo

Ieri per aiutarci a capire l’oggi

Accadde nella notte tra il 26 e il 27 febbraio del 1991, ma il mondo lo scoprì qualche giorno dopo, con le prime immagini del massacro che superavano la censura. Era la ‘guerra in diretta tv’ della Cnn, ci avevano raccontato, ma era una finta. Imbarazzante quel massacro di massa di soldati iracheni che cercano di scappare da Kuwait City. La coalizione li sorprende sull’autostrada della morte e bombarda indiscriminatamente.
Frutti iracheni di quella guerra voluta da Washington con sostegni europei oggi pentiti, Bush padre, George, secondo molti analisti oggi, sono il terrorismo, Isis, autobomba e kamikaze, un paese distrutto e preda di lotte settarie. L’inizio dell’instabilità irachena e non soltanto. Peggio, la fine del quadro mediorientale per come lo avevamo conosciuto nell’ultimo secolo.

La prima guerra del golfo

La notte compresa tra il 26 ed il 27 febbraio 1991. Risposta all’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. Prima grande crisi internazionale dopo la caduta del Muro di Berlino. Oggi, qualche giornalista curioso sopravvissuto, Guido Olimpio, ad esempio, Corriere della Sera eccetera, ricorda che Baghdad, oltre ad aver sempre considerato il Kuwait come una porzione del proprio territorio, ha sempre fornito le prove delle colpe degli emiri kuwaitiani rei di rubare petrolio iracheno dal confine, con Saddam Hussein che ha sempre giustificato la sua azione militare partendo proprio da queste problematiche.
Dopo un mese di bombardamenti, l’Iraq è ridotto allo stremo ma è ancora un Paese unito e sostanzialmente integro.

Il cristiano Tarek Aziz da Baghdad

Il 22 febbraio, Tareq Aziz, ministro degli esteri iracheno ed esponente della minoranza cristiana, vola a Mosca, per cercare con la cadente Unione sovietica, una via d’uscita dal conflitto. Annuncio dal ritiro delle forze irachene dal Kuwait. Ma il piano, tra l’incredulità di molti, è respinto da Bush senior. Da Washington, anzi, l’ordine per le operazioni via terra verso Kuwait City. E nella notte, da Baghdad, arriva l’ordine della resa e della ritirata, riconoscendo la vittoria militare dell’alleanza anti Saddam guidata dagli Usa. Ostilità cessate o guerra finita. Sembrava.
Due colonne con migliaia di uomini e mezzi dell’esercito iracheno stanno muovendosi lungo l’autostrada 80 che dal Kuwait conduce a Bassora, quando una pioggia di fuoco ha iniziato a travolgere ogni cosa ed ogni persona si muovesse in quella lingua di asfalto lungo il deserto.

Strage dell’autostrada della morte

Gli americani, pur sapendo che oramai l’esercito iracheno era in ritirata, aveva l’ordine di cessare le ostilità ed era inoffensivo, hanno deciso di bombardare ugualmente quelle colonne di soldato ormai sbando, senza possibile riparo e senza alcuna possibilità di rispondere al fuoco. In quella nottata, sono morte più di mille persone che stavano di fatto semplicemente tornando a casa. L’episodio -sempre Guido Olimpio- «è destinato a sconvolgere l’Iraq: fino a quel momento, la sconfitta maturata sul campo aveva destato meno preoccupazione dei danni e dei disagi procurati dalla guerra, ma quel bombardamento lungo l’autostrada della morte ha fatto assumere a quel conflitto i contorni della disfatta e dell’umiliazione».

Quasi un conto personale da saldare

Quel 27 febbraio sull’Iraq, con le immagini dei carri armati e dei mezzi inceneriti che hanno fatto il giro del mondo, fu il primo dei tre bombardamenti Usa sull’Iraq, fino alla resa dei conti definitiva del 2003. Prima di quell’epilogo, dopo quel 27 febbraio di 25 anni fa, con Saddam Hussein che usa il pugno duro contro le proteste interne per quella guerra perdente e distruttiva (i gas contro i curdi). E l’occidente, ancora presente nelle zone a sud dell’Iraq non interviene nemmeno diplomaticamente per cercare di arginare la situazione. Serviva la disgregazione interna tra le diverse comunità etniche e religiose del Paese. Per arrivare al 2003, la guerra delle menzogne sulle armi di distruzione di massa che Saddam non possedeva.

2003, l’inganno inizia dal racconto

Allora fu la devastazione del Paese, la caduta non solo di Saddam -poi impiccato- ma di ogni forma di governo nazionale iracheno. Un buco nero nel cuore del medio oriente, adesso difficile -forse impossibile- da risanare. «Le atrocità più crudeli che potessero derivare dalle guerre settarie dell’ultimo decennio, con conseguenze anche nella crescita del terrorismo in Europa», la conclusione su ‘Gli occhi della guerra’ . Episodio oramai lontano un quarto di secolo, memoria di ottusità occidentali che dal quel dannato 1991, hanno contribuito all’instabilità di quell’area strategica. L’autostrada della morte, migliaia di vite cancellate a mostrare a iracheni e al mondo cosa l’Occidente aveva in mente. Credibilità oggi per le proposte di futuro che vengono dalla stessa parte, uguale a zero.

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