• 19 Febbraio 2020

Bombe inesplose eredità di guerra

Per gli ordigni inesplosi delle guerre passate, secondo le statistiche delle Nazioni Unite, muoiono ogni anno 20mila persone

La maggior parte delle vittime nei Paesi che hanno subito conflitti recenti, ma anche anche per i Paesi coinvolti nelle grandi guerre del passato il rischio è piuttosto grande. Da una ricerca condotta nel 2015, solo nel Regno Unito, si calcola vi possano essere ancora oggi 21mila bombe inesplose. Nello stesso anno, a Londra ne vennero trovate ben 9, città decisamente molto costruita dalla fine della guerra mondiale che pure nasconde ancora nelle sue viscere antiche minacce mortali. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Germania nazista sganciò solo su Londra 17mila tonnellate di ordigni esplosivi. Il database delle Nazioni Unite sugli ordigni inesplosi riguarda 82 Paesi e territori in cui le bombe e le mine del passato sono diventate un pericolo mortale per gli abitanti del posto.

Più poveri più indifesi

Le scoperte spesso in Paesi privi di risorse o personale addestrato per occuparsene seriamente. Uno degli esempi più gravi di questo problema, la situazione nel Laos. Tra il 1964 e il 1973 su questo Paese del Sud-Est asiatico -archivi militari statunitensi- furono sganciate 2 milioni di tonnellate di ordigni esplosivi, tra cui 270 milioni di piccole granate, le micidiali ‘bombe a grappolo’ fatte per uccidere le persone. Secondo le statistiche internazionali, 80 milioni di queste piccole bombe non sono esplose. Secondo un’inchiesta della Ong Mines Advisory Group, tra il 1974 e il 2008, circa 40mila persone, mediamente 300 al giorno, hanno sofferto o sono morte per questi ordigni. Nel 40% dei casi le vittime erano bambini, che a volte inciampavano letteralmente nelle granate.

Stesso problema in Angola

Da una valutazione del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti del 2015, l’Angola “aveva le risorse per diventare il produttore agricolo leader nel continente africano”. Agricoltura segnata da altre sementi. Dalla guerra civile durata 27 anni -dal 1975 al 2002-, restano inesplose sul terreno circa 20 milioni di mine antiuomo sparse in tutto il territorio dell’Angola.
Vaste aree di terreno adatte all’agricoltura oggi sono considerate non sicure. Paese alimentarmente indipendente che autoproduceva quasi tutti i tipi di grano, l’Angola è diventato un importatore di prodotti agricoli e cibo.

Europa non immune

Le città europee non hanno certo problemi di questo tipo, ma anch’esse -abbiamo viso Londra- ancora affrontano le conseguenze dei conflitti militari. Il 31 agosto del 2017 in Germania c’è stata la più grande evacuazione del dopoguerra: in una cava a Francoforte è stata trovata una bomba britannica del peso di 1.800 chili. Evacuate oltre 70mila persone in un’area di un chilometro e mezzo.
Due giorni prima, bombe inesplose sono state trovate in un’altra città della Germania, a Coblenza. Dopo che sono state scoperte durante i lavori di costruzione, più di 20mila cittadini sono stati costretti ad essere evacuati. Secondo le autorità della Germania e le ricerche topografiche militari, circa 2mila tonnellate di sostanze esplosive vengono individuate ogni anno.

Invecchiando peggiorano

Durante l’attacco della Germania contro la Gran Bretagna nella Seconda Guerra Mondiale, contro l’isola vennero sganciate 74mila tonnellate di bombe. Ma la risposta degli Alleati fu ancora più dura.
Secondo le stime dello Smithsonian Institution americano, metà delle 2,7 milioni di bombe che le forze alleate hanno sganciato sull’Europa hanno raggiunto la Germania, ma circa il 10% non è scoppiato.
Nel corso degli anni gli ordigni inesplosi possono diventare ancora più pericolosi, perché le reazioni meccaniche e chimiche che si verificano al loro interno li rendono meno stabili e più imprevedibili: a partire dal 2000 per le esplosioni accidentali 11 artificieri sono morti in Germania. “Alcune di loro potrebbero esplodere spontaneamente”, denuncia il professore di chimica tedesco Wolfgang Spyra.

Francia e Belgio, I° mondiale

Francia e Belgio erano al centro del fronte occidentale durante la Prima Guerra Mondiale. In quei territori sono state sparate quasi un miliardo e mezzo di munizioni durante la guerra. Molte di loro contenevano armi chimiche, per esempio i gas mostarda, cosa che rende la loro scoperta ancora più pericolosa. Poi c’è stata la Seconda Guerra Mondiale.
Secondo il governo francese, dal 1946 più di 600 artificieri hanno perso la vita durante le operazioni di sminamento nel Paese.
In Belgio esiste ancora un sistema di risarcimento per i danni provocati dagli ordigni inesplosi. Negli ultimi anni sono stati versati 140mila euro per i danni ai macchinari agricoli causati da queste varie “rarità”.

Balcani e le bombe di ieri

Un’eredità mortale nei Balcani è stata lasciata dalle guerre civili degli anni ’90 che hanno devastato l’ex Jugoslavia. La Bosnia è nota per essere “il Paese più minato in Europa”. Nel suo territorio, secondo la Croce Rossa, si trovano almeno 80mila ordigni inesplosi, principalmente mine. Secondo le statistiche, dalla fine della guerra nel 1995, oltre 1.500 persone sono rimaste uccise o ferite per le bombe inesplose in Bosnia.
Anche America Latina. Nel 2017 la Colombia ha ratificato l’accordo di pace con i guerriglieri comunisti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, le FARC, che ha messo fine alla guerra durata oltre 50 anni che ha provocato 220mila vittime. A partire dagli anni ’90 sono rimasti uccisi o feriti oltre 11mila colombiani saltati in aria sulle mine. Questa cifra è inferiore solo all’Afghanistan.

Guerre Nato e Afghanistan

Mancano i dati sui 78 giorni di bombardamenti Nato sulla ex Jugoslavia per il Kosovo. Quantità di bombe da far paura ed ordigni inesplosi inevitabili, dati mancanti per vergogne troppo recenti e con troppi Paesi coinvolti. Tempo al tempo.
Drammatico record planetario per l’Afghanistan. Dopo più di trent’anni di guerra, iniziata nel 1979, l’Afghanistan è letteralmente disseminato di mine.Per lo sminamento del Paese dell’Asia centrale la comunità internazionale è al lavoro dal 1988. Tuttavia, secondo le stime di una delle organizzazioni partecipanti, l’Ong Halo Trust, in Afghanistan ci sono ancora 570 kmq di aree minate. Dal 1979 al 2015 oltre 23.500 incidenti in Afghanistan per gli ordigni inesplosi trovati. Nell’attesa dell’impossibile impresa di sterilizzare dagli ordigni quell’immenso e impossibile territorio, la guerra continua la sua semina di morte.

rem

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