martedì 20 Agosto 2019

I No Tav hanno ragione, ma la Grande Opera Inutile si farà

La Torino-Lione è inutile, i No Tav hanno ragione. Ma l’opera, per volontà superiori che a tutti noi sfuggono, si dovrà fare. O si cercherà di fare nonostante sia quasi certo che non vedrà mai la luce. Spendendo miliardi di soldi nostri. Grazie a tutti, media compresi, per questa ottusità.

Che il Tav, la Grande Opera Inutile per collegare Torino a Lione, non servisse a niente, era risaputo. Bastava leggere gli studi indipendenti degli ultimi due decenni, fare la tara sulle fandonie propagandistiche messe in campo, oppure avere un minimo di buon senso e chiedersi perché avremmo dovuto gettare dalla finestra miliardi su miliardi di euro, sottratti alle scuole, alla sanità pubblica, alla difesa dell’ambiente.
Ma ora a dire con chiarezza che la linea veloce è completamente inutile è anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che in un documento ufficiale [Pdf qui], riconosce che il progetto della Torino-Lione è basato su stime sbagliate e previsioni infondate. Quindi in questi decenni avevano ragione gli economisti dei trasporti, gli esperti di logistica, gli ingegneri, i fisici e gli scienziati che hanno tentato in tutti i modi di fermare lo scempio della Val Susa, evitando al Paese già disastrato di suo un bagno di sangue finanziario.

Non mi pare di aver letto sui media tradizionali, come un sol uomo schierati per il Sì Tav senza se e senza ma, qualcosa che somigliasse a delle scuse nei confronti del povero lettore, convinto che i No Tav fossero dei trogloditi e che invece le imprese, i politici e tutto l’ambaradan affaristico che spingeva per la Grande Opera Inutile rappresentassero la modernità, fossero i portavoce di un paese che va veloce, che andrebbe veloce se non ci fossero i rompicoglioni a protestare.
Ne ho scritto tante di quelle volte, sottolineando sia gli aspetti politici inqualificabili che quelli tragicomici mediatici, che per definire la questione prendo a prestito le parole di Wu Ming 1: “Benché farlo notare sia ritenuto poco fine, tutte le parti in causa sanno da tempo che quella linea non esisterà mai”.

Però la farsa ha un altro atto. Sebbene sia chiaro a tutti che il Tav non ci sarà mai, il governo ha deciso che si va avanti lo stesso. I cittadini accorti potrebbero chiedersi: per fare che cosa? Ecco il colpo di genio. Citando Wu Ming1: Si va avanti perché «ormai». Si va avanti perché «ci sono soldi già stanziati e spesi, impegni da “rispettare”, appalti, subappalti, nomi e cognomi messi in gioco, mani che stringono scroti». (Ciò vale anche per altri progetti insensati, come il Terzo Valico e il Tav Brescia-Verona, e in generale per quasi tutte le grandi opere in Italia: utili esclusivamente a chi ottiene gli appalti per costruirle, inutili per tutti gli altri; monumenti allo sperpero e alla deturpazione del territorio). Si va avanti perché bisogna tenere in piedi la facciata. Si va avanti perché, come ha detto a un processo, uno dei tantissimi processi celebrati contro i No Tav, un PM oggi in pensione: «il danno grave per il paese [è] il rischio della libera determinazione della pubblica autorità che [sarebbe] in crisi. Perché lì è il rischio per l’istituto democratico, ed è lì che ovviamente anche se [il governo] la ritiene inutile c’è una questione più forte, perché significherebbe rinunciare al principio di democrazia e quindi l’opera deve andare avanti a costo di impiegare l’esercito per farla andare avanti.»…

Capito a che livello? Un patto contro i cittadini a favore di chi non si sa… Ora, riepilogando la vicenda, possiamo dire che la vicenda Tav-No Tav ha rappresentato una sinistra prova di forza contro la democrazia. Infatti, a fronte di certificata inutilità, la grande opera è servita a militarizzare una valle intera, a mostrare come ogni dissenso potesse essere punito con pene esemplari, come i media siano anche loro responsabili avendo acriticamente nel corso degli anni parlato della Val Susa solo come fosse un problema di ordine pubblico, come se le infiltrazioni mafiose, lo sperpero di fondi della collettività, le scelte strategiche deliranti non esistessero. Abbiamo visto processi per terrorismo contro persone accusate di aver danneggiato un generatore, abbiamo visto scrittori alla sbarra con l’accusa di istigazione al sabotaggio, insegnanti di latino e greco in pensione messi agli arresti domiciliari per aver partecipato a manifestazioni. E abbiamo ascoltato il silenzio dei media tradizionali tutti votati a una riedizione emergenzialista.

Quello che mi fa rabbia è pensare a quanto la politica a sinistra e i media abbiano perso la loro capacità di creare un minimo di equilibrio tra gli interessi preponderanti del profitto e quelli più deboli dei cittadini. E che in questo meccanismo inaccettabile, in certi momenti è proprio l’idea di una legalità ottusa che mette inquietudine. Possiamo accettare la distruzione dei nostri territori e del futuro dei nostri figli in silenzio? E opporsi vale la galera? Una vetrina imbrattata costa 7 anni di carcere, come se un oggetto di proprietà di una multinazionale avesse nella nostra società un valore più alto di un bimbo che muore di fame. Di un sistema messo in ginocchio dalla corruzione e dalla mafia. Dell’alzare muri in faccia a chi ha meno, in difesa dell’arroganza di chi possiede il superfluo. Con l’aggravante che il cittadino comune imbevuto da fandonie televisive ritiene normale ogni efferatezza: bacia i piedi della ricchezza smodata e ringhia fascista contro chi non ha niente da perdere se non la propria vita.
Già, il capolavoro della classe dominante…

Ps
Basta non arrendersi. E non confondere tolleranza con accettazione supina di ogni intolleranza.

ALLEGATI

…le previsioni e la realtà
Un appello alla ragionevolezza…
…con un metro di Tav

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