lunedì 16 luglio 2018

Guerra del gas nel Mediterraneo, Turchia Italia e non soltanto

Le navi da guerra di Ankara hanno impedito a una piattaforma Eni di operare in acque cipriote
– Più a nord si scontrano motovedette turche e greche.
– Ma la prova di forza di Erdogan è soltanto il segnale più evidente di una partita energetica strategica che coinvolge tutti i Paese di Mediterraneo orientale.

Noi non sapevamo ma la Turchia sì

Tutto inizia ufficialmente giovedì 8 febbraio, una settimana esatta dopo la visita del presidente turco Erdogan a Roma. In un breve comunicato, Eni annuncia di aver scoperto un nuovo giacimento di gas naturale al largo di Cipro, all’interno del blocco 6. Dettagli di cronaca ci dicono che il nuovo giacimento scoperto, è in qualche modo collegato al pozzo Calypso1 già perforato’, è profondo 3.827 metri, ed è definito “promettente”.

Scoperta senz’altro interessante, non soltanto per Eni, con sei licenze nelle acque economiche esclusive di Cipro, ma anche per l’Europa e l’Italia, che potrebbero beneficiare di un’utile diversificazione nelle proprie forniture di gas, dipendenti dalle esportazioni da Russia e Libia. Noi comuni mortali non sapevamo del successo Eni, ma la Turchia sì, visto che viene a casa nostra a dirci che quel gas non è solo ‘cosa’ di Cipro.

Turchia, Cipro e Unione europea

Oltre ai benefici energetici per le nazioni europee, tuttavia, la nuova scoperta rischia di acuire le tensioni tra Turchia e Cipro, due nazioni che condividono e trascinano da decenni il delicato dossier sulla riunificazione dell’isola, divisa dal 1974 in due entità separate: la Repubblica Turca di Cipro del Nord – riconosciuta soltanto dalla Turchia – e la Repubblica di Cipro, parte greca, fatta diventare Unione Europea con qualche forzatura.

Erdogan, dopo aver trattato di Gerusalemme col Papa, mette in guardia Gentiloni sui pozzi di Cipro. Messaggio recepito o meno, ecco che mentre stava dirigendo verso le acque della zona Economica Esclusiva di Cipro, la piattaforma Saipem 12000 è stata intercettata dalla marina militare turca, con la scusa di manovre militari, bloccata a circa 30 miglia dal giacimento da perforare. Acque internazionali, ma sappiamo come è finita.

Scusa scoperta e messaggio chiaro

Con l’azione di forza nei confronti dell’Eni, il presidente turco ha lanciato un messaggio chiaro a tutte le compagnie straniere che operano nelle acque di Cipro. Alcune delle aree marittime in cui sono previste trivellazioni, come il blocco 3 delle acque esclusive di Cipro, sono infatti reclamate dalla Turchia attraverso lo Stato turco-cipriota, che ne rivendica diverse porzioni. E le perforazioni Eni diventano ‘una minaccia per Cipro nord’.

Eni e Saipem non sono la prima prova di forza turca. Oltre a criticare le esplorazioni straniere e rivendicare una porzione dei giacimenti al largo delle coste cipriote, la Turchia aveva già compiuto azioni di disturbo in acque cipriote affidate alla marina militare. Nel 2014, tocca ad una nave di ricerca norvegese nelle acque cipriote, e pochi mesi dopo la nave turca Barbaros entra come fosse a casa sua nelle acque esclusive di Cipro.

La Turchia muscolare di Erdogan

Non solo Eni e non solo Italia, dunque. Nelle scorse ore, la tensione si è estesa anche più a nord, nel mar Egeo, dove due motovedette delle guardie costiere di Grecia e Turchia si sono scontrate nei dintorni di Kardak, una coppia di piccoli isolotti disabitati nel Mar Egeo rivendicati da entrambe le nazioni. Secondo alcune ricostruzioni, la motovedetta turca avrebbe speronato quella greca, scatenando l’indignazione e la protesta di Atene.

Quasi a voler confermare la portata del proprio interesse per i giacimenti di gas, scrive Riccardo Intini su EastWest.eu, la Turchia ha recentemente annunciato l’acquisto della Deepsea Metro II, una nave di perforazione pagata 210 milioni di dollari e attualmente attraccata a Istanbul. Considerando le ambizioni turche nel Mediterraneo orientale, si tratta certamente di un’operazione significativa, specialmente alla luce di quanto accaduto.

Quel petrolio che manca alla Turchia

L’interesse nei confronti del gas cipriota è facilmente spiegabile: una parte del gas estratto potrebbe essere convogliata dall’EastMed, una delle infrastrutture energetiche più imponenti e ambiziose dell’Europa meridionale. Il gasdotto -la costruzione dovrebbe iniziare nel 2021- ha l’obiettivo di connettere i giacimenti israeliani e ciprioti alla Grecia e all’Italia, collegamento tra il Mediterraneo orientale e la rete energetica Europa.

Ma il gasdotto, costo oltre i 6 miliardi di euro, aggirerebbe la Turchia. Problemi energetici e di ‘potenza’ e Ankara in tensione con mezzo mondo. Da Cipro all’Egitto, che vantare un accordo per l’esplorazione delle acque cipriote. Con Israele, che dovrà decidere se indirizzare le proprie esportazioni energetiche verso la Turchia o verso l’Egitto, al largo del quale si trova il colossale giacimento Zohr, altra scoperta Eni.

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