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lunedì 20 Gennaio 2020

Ghouta e Afrin, saldi di guerra senza tregua

Consiglio di sicurezza Onu su Ghouta chiesto dalla Russia per discutere sulla tregua, Mosca chiede la esclusione degli islamisti di Al Nusra- Al Qaeda.
– Nei territori del Ghouta altri 36 morti, secondo i dati più credibili.
– A nord carovana di combattenti da Raqqa e Kobane verso Afrin.
– L’invasione demografica anti curda di Erdogan.

Quinto giorno consecutivo di battaglia a Ghouta est, sobborgo della capitale, diventata teatro del rinnovato scontro tra qaedisti dell’ex al-Nusra e aviazione governativa. Non ribelli generici, ma Al Qaeda a spiegare senza voler giustificare certe rigidità assolute di Damasco che certo non è interlocutore di grandi attenzioni umanitarie.
I residenti, spiegava ieri al Consiglio di Sicurezza Panos Moumtzis, coordinatore umanitario Onu in Siria, non hanno più acqua né elettricità e l’80% degli abitanti della cittadina di Harasta vive nei sotterranei delle case per proteggersi da raid e missili.

Oltreoceano il Consiglio di Sicurezza si è riunito su richiesta della Russia e ha discusso la risoluzione promossa da Svezia e Kuwait che chiedeva all’autorizzazione all’ingresso nella Ghouta orientale di aiuti entro 48 ore, e 30 giorni «di cessazione delle ostilità in tutta la Siria per tutte le operazioni militari eccetto quelle dirette contro Isis, al Qaeda e al-Nusra».
Questione Al Qaeda, nodo centrale, vista l’esperienza di ex Isis fuggiti o riciclati in altre formazioni ribelli sostenuta dalla parte occidentale.

Per questo in serata Mosca ha bloccato la risoluzione e proposto delle modifiche. Lavrov, ministro degli esteri russo: sì a una tregua che non coinvolga gli islamisti presenti a Ghouta est, che sono la quasi totalità delle opposizioni presenti. In attesa della difficile soluzione, sale il numero delle vittime: 36 i civili uccisi ieri -Chiara Cruciati sul Manifesto- mentre, secondo le opposizioni, sarebbero 400 da domenica i morti nel sobborgo, e altre decine gli uccisi a Damasco dai missili jihadisti.

Afrin, curdi siriani e la Turchia

Le formazioni dell’esercito turco in Siria, fronteggiano Afrin, hanno sparato le dovute cannonante di avvertimenti contro le formazioni governative siriane che stavano avanzando, ma non sono del tutto matti, e lì è tregua di fatto. Gli eserciti che potrebbero scatenare una guerra diretta Siria Turchia, si fronteggiano ma non azzardano. Del resto i problemi, sono tutti dei curdi siriani che la Turchia ha come nemico assoluto, ma che la Siria non ama moltissimo.

Curdi ‘fai da te’ sopratutto, e da Raqqa e dai cantoni di Cizre e Kobane sono partiti centinaia di volontari, decisi a raggiungere Afrin. Da Raqqa verso Manbij, dove raccoglieranno altri volontari per le nuove unità delle Forze popolari Ndf inviate da Damasco a protezione dei confini e arrivate mercoledì ad Afrin. Ma Erdogan ha un arma segreta, rileva sempre Chiara Cruciati.

Ankara ha mosso 280 poliziotti dei reparti speciali Poh, volontari e squadre speciali della gendarmeria specializzate in guerriglia urbana. Piano di invasione del presidente Erdogan, trasferire ad Afrin decine di migliaia di rifugiati siriani, provenienti da altre zone del paese, oggi in territorio turco.
Duplice risultato: liberarsene e modificare la demografia di un paese già devastato dalla diaspora forzata e l’occupazione di intere fette di territorio con popolazione araba e di milizie di stampo jihadista. Rojava sempre meno curda.

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