mercoledì 19 settembre 2018

Eni-Cipro, la prepotenza turca paga, Saipem 12000 trivellerà altrove

La nave Eni rinuncia alle trivellazioni al largo di Cipro e parte per altre attività. L’annuncio del ministro dell’Energia cipriota.
– La Turchia impone il dietrofront.
– L’imbarcazione, bloccata da due settimane, partirà per altre attività: forse in Marocco

La nave Saipem 12000, noleggiata dall’Eni, bloccata da due settimane al largo della costa sudorientale di Cipro dalla marina militare turca che le ha impedito di raggiungere l’area designata per le sue perforazioni su licenza di Nicosia, si trova ora nella rada del porto cipriota di Limassol per rifornimento e poi partirà per altre attività di trivellazione. Lo ha detto a una tv locale il ministro dell’Energia cipriota, Giorgos Lakkotrypis, e la notizia è stata rilanciata in Italia dall’Huffington Post.

Il ministro cipriota non ha precisato quando la nave lascerà le acque dell’isola, né la sua destinazione, ma ieri lo stesso amministratore delegato Eni, Claudio Descalzi, aveva parlato di impegni in un altro Paese, aggiungendo che la prossima esplorazione “potrebbe essere in Marocco”.
Beffa anche cipriota la vicenda, col ministro Lakkotrypis che ha spiegato come la marina turca “ha minacciato di usare la forza” nei confronti della Saipem 12000 dopo un nuovo tentativo di raggiungere l’area prevista per le trivellazioni.

Secondo la ricostruzione di Cipro (la parte greca ma anche la parte ufficiale e riconosciuta dell’isola), le navi militari di Ankara si sono frapposte lungo il percorso di navigazione della piattaforma, costringendola a tornare indietro, malgrado il capitano abbia mostrato una “grande determinazione”. La circostanza è stata confermata anche dal vice-portavoce del governo, che ha parlato di 5 navi turche coinvolte. Per il ministro di Nicosia, il caso rappresenta una battuta d’arresto che tuttavia non impedirà nel futuro le perforazioni in cerca di idrocarburi da parte di Cipro.

Ieri il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, ha assicurato che le esplorazioni continueranno nonostante le minacce turche, mentre il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha avvertito le società energetiche straniere di non “oltrepassare il limite” nelle acque politicamente sensibili al largo della costa dell’isola divisa in due tra Nord e Sud. Il conflitto tra le due metà del Paese, diviso da quando le truppe turche, nel 1974, hanno invaso e occupato la parte settentrionale, potrebbe essere una grana difficile da risolvere prima di far partire le trivellazioni di Eni e della francese Total nell’area. E la questione finisce sul tavolo del consiglio a Bruxelles.

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