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giovedì 19 Settembre 2019

Trump ‘anti stragi’: scuole Far West con insegnanti armati

Trump: “Armiamo gli insegnanti”. Studenti e genitori: “Bisogna invece fermare la vendita di armi automatiche”.
– La mobilitazione degli studenti dopo la strage in Florida sta assumendo dimensioni mai viste fino ad ora.
– «Non ci fermeremo finché non ci ascoltate», gridano i ragazzi.
– La sfida a Trump parte dalle armi

La marcia per ‘le nostre vite’

La strage di Parkland, e l’attacco degli studenti sopravvissuti contro le armi, sta creando un movimento che inizia a scuotere la politica americana. Si capisce dal presidente Trump, che valuta iniziative per limitare la vendita, o da George Clooney, che donando mezzo milione di dollari per organizzare la «March for Our Lives», ha acceso le speculazioni sull’ipotesi di una candidatura alla Casa Bianca nel 2020.
Ma tenere la scena è ancora una volta Trump che riceve alla Casa Bianca studenti e genitori dopo le stragi nelle scuole Usa e ha la pensata di proporre non una diminuzione delle armi, ma più armi a scuola con insegnanti ‘sceriffo’, forse selezionati non per la didattica ma al poligono di tiro. Trump sbruffone e la Nra contraria all’aumento dell’età minima per l’acquisto di armi. Tutto come da ruoli in commedia.
Ma questa volta la ‘prepotentissima’ Nra, la National Rifle Association delle armi e Trump per loro, sanno di dover concedere qualcosa. Donald promette controlli su background e salute mentale di chi acquista fucili e pistole. Ma i manifestanti che si sono radunati ieri a Washington chiedono: “E’ ora di cambiare radicalmente, di fare la cosa giusta. Bisogna prevenire, aiutare la gente prima che arrivi al punto di fare una strage”.

Scuola Far West e prof. sceriffo

Dunque, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump considera l’ipotesi di armare gli insegnanti per evitare che si ripeta una strage come quella del giorno di San Valentino a Parkland, in Florida, in cui sono state assassinate 17 persone. «Capisco che è un’ipotesi controversa, ma siamo qui per ascoltare», dice Trump durante la ‘sessione di ascolto’ alla Casa Bianca con i ragazzi sopravvissuti, genitori di vittime, insegnanti.
Genitore al presidente, «Gli insegnanti vanno piuttosto armati di conoscenza per prevenire queste stragi, per identificare i ragazzi a rischio prima che arrivino a quel punto. Per favore – ha implorato al presidente – parliamo di prevenzione. Aiutiamo la gente prima che arrivi al punto di fare una strage».
Un padre che, con riferimento al killer 19enne, al presidente ricorda: «Se non è grande abbastanza per comprare una birra non dovrebbe essere in grado di comprare un’arma».

‘Sarò io il prossimo?’

Al grido di ‘Quanti altri ancora’?, intanto è arrivata a Washington la protesta di studenti e ragazzi, che chiedono controlli più stretti sulle armi ad una settimana dalla strage di Parkland. Circa 500 giovani si sono riuniti davanti all’edificio del Congresso, invocando il divieto di acquistare fucili d’assalto e controlli più rigidi per chiunque voglia comprare delle armi. Il loro numero si è poi ingrossato man mano che marciavano verso la Casa Bianca.
In genere l’indignazione per le stragi nelle scuole si esaurisce dopo qualche giorno, tra il dolore dei famigliari e l’immobilismo della politica. La differenza stavolta è che i ragazzi della Marjory Stoneman Douglas High School si sono ribellati, e non mollano. Chi protesta disertando le ore di lezione potrebbe però subire gravi ritorsioni. In Texas, a Houston, un preside ha avvertito che “chiunque partecipi a proteste di stampo politico sarà sospeso per tre giorni”. Divieto smaccatamente politico, ma questa è l’America.
Lo sceriffo della contea della Florida dove è avvenuta la strage, ha già dato il via all’idea di Trump, ordinando che ‘responsabili autorizzati a farlo’ comincino a dotarsi di fucili sul territorio scolastico. Arsenale in auto di pattuglia, per il momento, “fino a quando non verranno messi in uso apposite sicure e armadietti dove custodirle in sicurezza”.

L’eroe Scott Dani Pappalardo

«Il diritto di avere un’arma non vale più della vita». Sicuramente di origini italiane Scott Dani Pappalardo, che ha detto basta alle armi. Appassionato di tiro al bersaglio, fervente sostenitore del secondo emendamento e possessore di un AR-15 da 30 anni, l’uomo è diventato una vera e propria leggenda del web quando ha deciso di distruggere il proprio fucile in un video pubblicato su Facebook. “Non vorrei mai che il mio fucile uccidesse qualcuno. Il diritto di possedere un’arma non vale di più della vita umana”.
Nonostante il tatuaggio del secondo emendamento che Pappalardo sfoggia sul braccio, il video, ormai virale, lo ritrae all’opera mentre distrugge il proprio fucile automatico a colpi di motosega e si fa portavoce della campagna #Onelessgun (“Un’arma in meno”), lanciata dopo la strage in Florida per contrastare l’uso e il possesso di armi. Dopo l’uomo, molti altri hanno condiviso video e foto in cui compiono il medesimo gesto e distruggono fucili e pistole.

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