martedì 25 giugno 2019

Ghuta ribelle verso l’epilogo tragico

Quinto giorno di raid sul Ghuta orientale, la periferia di Damasco in mano ai ribelli da cinque anni. La resa o la riconquista manu militare.
– 200, 300 mila abitanti sparsi per la campagna fertile attorno a Damasco nelle mani delle forze ribelli, scudi umani e bersaglio di ogni azione militare.
– Forse centinaia di vittime.
– Colpi di mortaio dei ribelli sulla capitale.
– Una nuova Aleppo?

Ghuta, al-ġūṭa, l’oasi

Oasi in arabo, le terre coltivate che circondano la città di Damasco, un’oasi nel deserto siriano con le acque dal Barada, un fiume che scende dall’Anti-Libano, canalizzato già dai Nabatei, dagli Aramei e dai Romani. Ora la nostra modernità, con vergogne contrapposte in gara.
Quinto giorno di raid sul Ghuta orientale, la periferia di Damasco in mano ai ribelli da cinque anni -ci dice la cronaca- fonti giornalistiche filo occidentali, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, parlano di cinque morti fra i civili, due dei quali bambini, e oltre 200 feriti. Altre fonti moltiplicano anche per dieci, ma frammenti di lamenti dei colpiti sul campo.
Quasi 400.000 persone che sarebbero ancora intrappolate in quest’area, ma anche su questo le informazioni sono assolutamente incerte, mancando qualsiasi dato attendibile sulle fughe dalla guerra. Sola certezza, che la popolazione ancora residente soffre per mancanza di cibo e medicine, in particolare i bambini che compongono, secondo l’UNICEF, metà della popolazione dell’area.

Oasi ribelle alle porte della capitale

Su Le Monde una interessante cronologia del fatti.
Marzo 2011: alcuni degli oppositori al presidente Assad stanno spostando la protesta verso la lotta armata, l’Esercito Siriano Libero (ASL)e le france integraliste che poi prenderanno il sopravvento.
Luglio 2012: l’ASL lancia, dalla Ghouta orientale, la battaglia di Damasco. La più grande distesa di frutteti e colture vicino alla città e dove la gente andava a fare picnic nei fine settimana diventa campo di battaglia.
2013: il conflitto prende una nuova svolta nella zona con sospetti attacchi chimici, notte del 21 agosto, nelle vicinanze di Damasco, testimoni i giornalisti di Le Monde. Esperti delle Nazioni Unite parlano di “prove convincenti” sull’uso del gas Sarin.
2015: carenza di cibo e medicine oltre ai bombardamenti che colpiscono anche molti civili.
2016: l’ONU condanna le “tattiche crudeli” dell’assedio usato per costringere i ribelli a deporre armi e i civili a fuggire.
2017: dall’estate del 2017, la regione dovrebbe essere una delle zone di ‘de escalation’. Aree destinate, in teoria, a una riduzione progressiva dei combattimenti. Non è accaduto.

L’assedio per fame, ora attacco finale?

Nel 2017, l’ONU aveva condannato la “deliberata privazione ai civili” come tattica di guerra. Immagini scioccanti di bambini scheletrici nella Ghouta orientale. Per l’Unicef la peggiore crisi di malnutrizione dall’inizio della guerra, con l’11,9% dei bambini sotto i 5 anni che soffrivano di grave malnutrizione, contro il 2,1% di gennaio.
Il 5 febbraio 2018, il governo ha lanciato un’offensiva aerea senza precedenti sulla Ghouta orientale, e quei le cifre francesi salgono a 250 civili uccisi. Sempre secondo fonti francesi, France Presse, anche l’aviazione russa avrebbe partecipato ai bombardamenti con i suoi Su-34, per la prima volta da tre mesi a questa parte. Mancano altre conferme. I raid sono il preludio all’assalto di terra, che dovrebbe cominciare nei prossimi giorni, forse rallentato dall’azione turca su Afrin contro i curdi. I governativi, oltre che artiglieria pesanti, tank e blindati, hanno ammassato anche enormi bulldozer per distruggere le trincee dei ribelli.

Ma le stragi non fermeranno la guerra

La terribile previsione di Bernard Guetta, France Inter, dopo l’interruzione della ricerca di una soluzione politica. Molto schierato anti Assad, Guetta, sulle pagine di Internazionale, indica molti altri colpevoli. «Vittoria militare del regime o meno, questo conflitto non finirà ancora per molto tempo, perché nessuno ricostruirà questo paese fino a quando non sarà raggiunto un compromesso politico, fino a quando i turchi si opporranno alla creazione di un Kurdistan siriano autonomo alla loro frontiera (per questo sono entrati in Siria, nella regione di Afrin), fino a quando gli americani e i loro alleati sunniti e israeliani non si rassegneranno a una completa vittoria degli iraniani in Siria e continueranno a sostenere l’indipendentismo curdo, fino a quando sopravviverà l’improbabile alleanza tra Assad e i curdi e fino a quando a in Israele continuerà ad aumentare il nervosismo per la presenza iraniana alle frontiere di Israele con Libano e Siria».

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