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lunedì 18 20 Novembre19

Le due guerre di Mosca in Siria

Il dito dei numeri, quanti morti russi nei raid Usa del 7 febbraio in Siria, dai 200 delle esagerazioni ai 5 ammessi da Mosca, mentre la luna della mancata reazione di Mosca a quei primi morti russi per mano americana, che neppure nella più gelida guerra fredda…
– Il russo Leonid Bershidsky, su Bloomberg View
– La compagnia militare privata Wagner con base nella Russia meridionale.

Quel dito che mostra la luna

A quanto pare tra la sera del 7 febbraio e la mattina dell’8, le forze statunitensi in Siria hanno ucciso dei russi e su questo il mondo dà i numeri: dai 200 non credibili di una battaglia campale, ai cinque, mercenari, incredibilmente pochi, riconosciti da Mosca.
Primi morti russi per mano americana da sempre, neppure in ‘Guerra fredda’ accadde, eppure non ci saranno ripercussioni internazionali apparenti, ed è questo il mistero da capire. Il dito dei numeri e la Luna dei perché della reazione russa in Siria dopo quei morti.
Interessante la risposta al dubbio che da Leonid Bershidsky, su Bloomberg View, Stati Uniti, ripreso su Internazionale.

Il motivo per cui non sarà ufficialmente confermato nemmeno il numero dei caduti è che i russi erano mercenari, non soldati regolari, e probabilmente la loro missione non aveva alcun legame con gli obiettivi geopolitici di Mosca in Siria. I russi -sta uscendo fuori- stavano cercando di riconquistare una raffineria nel giacimento di gas e petrolio di Al Isba, nella provincia ricca di petrolio di Deir Ezzor, in precedenza fonte di guadagno per il gruppo Stato islamico. Una missione puramente privata per conto del governo siriano che ha bisogno dei ricavi del petrolio per ricostruire i territori sotto il suo controllo. E si dice anche che i combattenti avrebbero ricevuto in cambio una partecipazione nel business del petrolio.

Operazioni sovrapposte

Quindi, da titolo, oggi i russi in Siria sono impegnati in due guerre. Una è quella combattuta dai soldati regolari e segue le priorità geopolitiche del Cremlino. L’altra coinvolge i mercenari che cercano di ottenere un profitto personale. I guai giungono quando le due operazioni si sovrappongono.
In Siria operano le forze russe ufficiali, che hanno già festeggiato la vittoria. L’obiettivo era salvare Assad sacrificando il minor numero possibile di vite russe -e i morti ufficiali sono stati appena 44- , e stabilizzare la presenza della Russia in Medio Oriente come una forza capace di risolvere le crisi della regione. E complessivamente ci sono riusciti.

Obiettivo ufficiale raggiunto. Poi, dato forniti da Bershidsky sulla compagnia militare privata Wagner, “una divisione con base nella Russia meridionale che arruola uomini, spesso ex soldati, spesso pagati più di quelli regolari, ma senza gli equipaggiamenti all’avanguardia e il supporto statale di cui beneficiano le truppe regolari”. I loro stipendi sono pagati dai ‘comittenti’, eventualmente anche dal governo russo, ma il denaro può anche arrivare da progetti paralleli, come la riconquista delle raffinerie per conto di Assad, sostiene l’editorialista russo di Berlino.

Prima di Siria Ucraina

Le truppe regolari di Mosca e la compagnia Wagner devono combattere dalla stessa parte, contribuendo a portare avanti l’agenda geopolitica di Mosca, è l’affermazione politico strategica di Bershidsky, ma il grado di coordinamento tra le due forze “è spesso ridotto”, scrive usando un eufemismo il collega russo. In Siria -a dirla veramente tutta e senza fronzoli- la Wagner lavora per Assad, non per la Russia. E questa demarcazione tra le due guerre esiste nella vittoria e nella sconfitta. “Se il raid per la riconquista della raffineria fosse stato un successo, ad attribuirsene il merito sarebbe stato solo Assad”.

La situazione in Ucraina orientale, fonte delle molte visi sul numero di russi caduti) è simile a quella in Siria, sostiene l’analista russo. Come in Siria, gli interessi geopolitici del Cremlino e gli interessi economici degli irregolari in Ucraina non coincidono al 100 per cento. Ma gli irregolari non possono danneggiare gli interessi di Putin, salvo severe punizioni. “Tuttavia per il Cremlino -ovvero l’istituzione che gestisce le guerre geopolitiche- poter negare il proprio coinvolgimento è fondamentale”. Nel caso di Deir Ezzor, diventa difficile farlo a causa del numero di vittime. ‘Non 300, 200, 100, e neppure 10’, la dichiarazione del ministero esteri da Mosca. Non resta che contare i funerali in Russia

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