sabato 20 luglio 2019

Conferenza sulla insicurezza, show Netanyahu contro l’Iran

A Monaco la sicurezza mondiale che non c’è. Il premier israeliano al centro di inchieste e polemiche in casa, mostra il drone abbattuto all’Iran: “Lo riconoscete? È vostro”.
– «Fumettista da circo» la replica del ministro degli Esteri di Teheran.
– I problemi di casa Israele Usa sulla politica planetaria.

Miglior difesa, l’attacco

Teoria militare molto praticata anche in politica. Se poi parliamo di Israele e di Benjamin Netanyahu, è regola. Il primo F-16 con la stella di David abbattuto nelle sue incursioni in Siria, la prima inchiesta giudiziaria per corruzione sul premier a rischio rimozione e poi di galera. Quindi, all’attacco tra stupore e prime pagine mondiali garantite. Netanyahu interviene nella giornata conclusiva della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, mostrando un frammento del drone iraniano abbattuto sabato scorso dai caccia con la Stella di David, dopo che dicono, era penetrato nella spazio aereo di Israele. Nessun cenno al via vai sistematici di caccia israeliani in casa altrui (in Siria ‘così fan tutti’), e i sorvoli del Libano come spazio aereo di casa.

Il diavolo Iran

L’Iran rappresenta oggi “la maggiore minaccia per il nostro mondo”, dichiara il premier israeliano di fronte al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, della rappresentante per la politica estera dell’Ue Federica Mogherini e del segretario generale della Nato Stoltenberg. Per l’amministrazione Trump, il segretario alla Difesa James Mattis e il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Germania padrona di casa, Francia, il mondo che conta più qualche decina di altri premier e ministri. Grande parterre e grande provocazione. Netanyahu non conta certo sulla sua simpatia personale e su quella della sua politica aggressiva, ma sembra non aver scelta. All’attacco sempre, sui risultati politici vedremo.

Club antiraniano con Trump

“L’Iran non è una minaccia solo per noi, ma anche per voi” dice ai partecipanti della conferenza, sopratutto rivolto a chi, Europa in testa, sostiene l’accordo sul nucleare con Teheran. In realtà si guarda alle porte di casa (la sua), al tentativo iraniano di dislocare le proprie forze militari in Siria e al sostegno garantito agli Hezbollah in Libano. Messaggio al presidente siriano, “Assad sa che invitando l’Iran a casa sua, di fatto ci sta sfidando”. Gran finale per l’accordo sul nucleare con Teheran, che “ora conduce una politica ancora più aggressiva nella Regione”. E un parallelo azzardato con la Conferenza di Monaco del 1937 quando i leader europei provarono a contenere l’espansionismo tedesco. I padroni di casa non gradiscono.

Netanyahu exibition. La discussione sul nucleare iraniano anni fa all’Onu

Mai senza peccato ma sempre la prima pietra

Attacco difensivo, come i caccia israeliani che hanno bombardato 18 obiettivi di Hamas a Gaza, uccidendo due palestinesi, dopo che un ordigno comandato a distanza aveva fatto saltare un blindato di Tsahal ai confini con la Striscia. “L’accordo nucleare con l’Iran, conto alla rovescia verso un arsenale nucleare iraniano”. “”L’Iran che cerca di dominare il mondo attraverso l’aggressione e il terrorismo”. Battuta finale, quel dannato accordo, “ha portato arabi e israeliani più vicini che mai”. Netanyahu sta parlando della amicizia con l’Arabia Saudita, in alternativa alla teocrazia di Teheran, campionato di democrazia. Persino, concede Netanyahu, “ una eventuale pace tra Israele e Palestina”. Fosse mai nel futuro del forse.

Monaco allibita, cinguetta Trump

‘L’amico Donald’ (di Netanyahu) si fa sentire, con un “cinguettio”: “Non riesco a superare il fatto che Obama è stato in grado di dare 1,7 miliardi di dollari in contanti all’Iran e nessuno, né il Congresso, né l’Fbi o la Giustizia abbia aperto un’indagine!”. È il tweet del presidente Usa, che torna ad attaccare l’accordo sul nucleare firmato dalle potenze mondiali e da Teheran. Due leaders prigionieri dei problemi personali su cui regolano la politica estera di Paesi chiave per la pace nel mondo. Botta e risposta. Subito dopo il discorso di Netanyahu, l’ex segretario di Stato Usa John Kerry che è stato l’architetto dell’accordo con Teheran ha replicato difendendo l’accordo: “la ricostruzione che ha fatto Netanyahu è inaccurata”. Delicatezza.

Sgarberia dietro sgarberia

I quanto a durezza, insegue il mondo arabo amici di Israele. Il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir definisce l’Iran “esportatore di missili balistici”, riferendosi in particolare al sostegno dato da Teheran ai ribelli (sciiti) Houthi in Yemen e ad altri gruppi terroristici nella regione. Riyadh non si spinge, come fa Israele, fino al punto di chiedere la cancellazione dell’accordo sul nucleare, ma insiste per la modifica di due punti sostanziali dell’accordo del 2015, tra cui l’estensione delle ispezioni dell’Aiea, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il nucleare, includendo siti non dichiarati e quelli militari. «A Monaco, osserva Umberto De Giovannangeli, nella disfida tra Israele e Iran, il Regno Saud ha ribadito da che parte sta. Con Netanyahu. E con Trump».

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