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lunedì 18 20 Novembre19

Turchia superpotenza mediterranea, e quel gas tra Egitto e Israele

La Turchia blocca l’esplorazione dei giacimenti di gas al largo di Cipro, assieme alla nave Saipem per le trivellazioni in concessione Eni.
– Una interessante lettura dei fatti di parte francese, con dettagli poco noti.
– Le manovre militari turche usate come scusa per l’azione di forza termineranno ufficialmente il 22, e allora vedremo se sarà vera crisi o se si è trattato soltanto di una forzatura turca.

Le Monde, L’Eni e la Total francese

Le Monde è un quotidiano estremamente serio, dedicato da sempre alla politica estera della Francia di memoria coloniale e post. Giornale serio ma francese, da ricordare per saperlo leggere bene. Questa volta interessi coincidenti tra Eni Italiana e Total francese. E su Le Monde, subito la sostanza politica della prova di forza della Turchia che tocca anche l’Italia: «Les convoitises autour des ressources sous-marines sont un obstacle à la réunification de l’île».
Gli interessi attorno alle risorse sottomarine un ostacolo alla riunificazione dell’isola, e il fastidio italiano, la plateale violazione del diritto internazionale diventa dettaglio. Tensione in salita tra la Repubblica di Cipro e la Turchia (La tension est montée d’un cran entre la République de Chypre et la Turquie).

Pirateria turca, ma non si dice

La piattaforma Saipem bloccata a 50 chilometri dalla sua area di perforazione a sud-est delle coste cipriote. «Stiamo cercando di evitare che la situazione possa peggiorare, senza ignorare il fatto che le azioni della Turchia stanno infrangendo la legge internazionale», ha detto domenica il presidente cipriota Nicos Anastasiades. Sebbene sia del tutto legittimo, l’esplorazione del gas effettuata dalla Repubblica di Cipro nella sua Zona economica esclusiva, non gode del privilegio di piacere ad Ankara dove adesso regna l’irascibile e imprevedibile Erdogan.
Il ministero degli Esteri turco fa coro e denuncia le azioni ‘unilaterali’ di Cipro che saccheggerebbero “i diritti dei turco-ciprioti, comproprietari dell’isola, sulle sue risorse naturali”.

Comproprietari, ‘copropriétaires de l’île’

L’isola fu divisa in due nel 1974 quando l’esercito turco, chiamato a contrastare un colpo di stato orchestrato dai nazionalisti greco-ciprioti, invase la parte settentrionale. Non riconosciuta dalla comunità internazionale, questa parte dipende dalla Turchia che la sovvenziona economicamente e che mantiene sul posto 35000 soldati. Ankara chiede la sospensione dell’esplorazione fino a quando non viene trovata una soluzione, e l’ENI sarebbe quindi finita nel mezzo o per ingenuità o per improntitudine.
Pessimismo della stampa francese: « Gli ultimi negoziati condotti nel luglio 2017 a Crans-Montana, in Svizzera, sotto l’egida delle Nazioni Unite si sono conclusi con un fallimento. Cipro forzatamente europea e una sola Cipro per finta.

La ricchezza petrolifera che divide

Per il momento, Nicosia sta giocando a moderazione. Nicos Christodoulides, portavoce del governo, ha detto martedì alla televisione cipriota che stava scommettendo sulla fine delle manovre militari turche nell’area, prevista per il 22 febbraio.
Descritta come un possibile catalizzatore per la riunificazione, la scoperta dei giacimenti di gas è diventata un ostacolo. Progetti di condotte sottomarine e altro. Il governo cipriota e l’ENI sono determinati a continuare a esplorare giacimenti di gas offshore promettenti. Il giorno prima delle manovre turche, l’italiana ENI e la francese Total avevano annunciato la scoperta di grandi riserve di gas “di eccellente qualità”, al largo di Cipro. Associati per lo sfruttamento, a 3 800 metri dal fondo del blocco 6, chiamato Calypso, le due major devono ancora effettuare le valutazioni.

Gas di chi e per chi?

Tredici blocchi apparentemente ricchi di gas al largo dell’isola che eccitano l’appetito dei giganti dell’energia. Exxon Mobil e Qatar Petroleum girano lì attorno. L’attrazione fatale del blocco 1°, quello adiacente all’enorme giacimento di gas egiziano di Zohr, scoperto dall’ENI nel 2015. Una volta estratto il gas, dovrà essere esportato, perché le famiglie cipriote non sono uno sbocco che offre un mercato sufficiente. Già, progetti di pipeline e gasdotto sono in discussione tra Cipro, Egitto e Israele. Ma Ankara ha complicato le relazioni con questi due ultimi stati. Non c’è nessun ambasciatore turco al Cairo dal 2013 e viceversa. Le relazioni con Israele, benché fiorenti a livello commerciale, sono state indebolite dalla svolta politica di Erdogan, vicino a Hamas e campione della causa palestinese.

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