In prospettiva, una certa probabilità non solo di perdere il potere, ma anche della galera, come accaduto ad un suo predecessore, Ehud Olmert, sempre per corruzione, ma lui, Bibi Netanyahu non rinuncia neppure in questa circostanza alla sua caratteristica principale, la decisione che per molti raggiunge l’arroganza.
«Siccome io so la verità – ha detto il premier in un intervento molto teso in tv – tutto si concluderà con un nulla di fatto. Non è la polizia che decide, ma la magistratura».
In realtà la crisi politica in Israele a guida ultradestra e partiti religiosi, è aperta già da qualche mese, da quanto fu la moglie di Netanyahu, Sarah, ed essere incriminata per uso privato di beni pubblici. Famiglia difficile.
Unica nota leggera nel caos istituzionale che si prospetta, uno dei presunti corruttori, Arnon Milchan è un produttore di Hollywood di origine ebraica, uomo ricco e di successo, con un passato di agente segreto, che ha prodotto fra gli altri “Pretty woman” e “C’era una volta in America”. L’uomo non aveva un visto di residenza stabile negli Usa. Per aiutarlo, Netanyahu addirittura intervenne tre volte di persona con il Segretario di Stato, John Kerry.
Seconda ipotesi d’accusa. Provvedimenti governativi contro un giornale avversario a favore di un giornale amico. Il caso più serio, quello della vendita di sottomarini tedeschi Dolphins a Israele, col sospetto pagamento di tangenti rilevanti, indagine ancora in corso.
Fine giudiziaria o eclissi politica. Il premier israeliano afferma che Washington è d’accordo con un’espansione dello Stato ebraico in Cisgiordania. E viene brutalmente smentito. «Rapporti secondo cui gli Stati Uniti hanno discusso con Israele un piano di annessione per la Cisgiordania sono falsi», ha detto il portavoce della Casa Bianca.
I palestinesi hanno reagito con rabbia. Il presidente Abu Mazen, a Mosca da Vladimir Putin, ha ribadito che l’Anp respinge Washington come possibile mediatore per la pace. Poi ha fatto sapere che “ogni passo unilaterale per un’annessione israeliana delle colonie non cambierà la realtà, visto che gli insediamenti sono illegali”.
Lo rileva il quotidiano spagnolo El Pais. Israele ha perso il suo primo aereo da combattimento dalla guerra del Libano del1982. Nessuno mette in dubbio la sua supremazia aerea nei cieli Medio orientali, ma la libertà di azione che hanno avuto i suoi squadroni per intervenire in Siria sorvolando a piacimento il Libano durante sette anni di conflitto sembra arrivata alla fine. Ora ci sono i missili contraerei russi in Siria.
Un eccesso di sicurezza dopo più di un centinaio di missioni in Siria, valuta il commentatore di cose limitari su Haaretz. Con malizia finale di El Pais: «Resta da vedere se l’infiltrazione del drone iraniano fosse l’esca per l’F-16».