domenica 16 dicembre 2018

‘Light’ truffa, falsi test su sigarette, fumi 1 respiri 10

I giganti del tabacco sotto accusa in Francia. Trucco sui filtri per far risultare meno catrame e nicotina.
– Lo scandalo del «tobaccogate» ricorda il «dieselgate».
– Il comitato contro il tabagismo sfida i produttori.
– Procedimenti simili a quello francese avviati in Svizzera e Olanda

‘Tobaccogate’ su Le Monde

In Francia lo chiamano già «tobaccogate». Il Comitato nazionale contro il tabagismo ha fatto causa ai quattro principali produttori di sigarette, accusati d’ingannare i consumatori sul reale tasso di catrame e nicotina, grazie ai microfori presenti sui filtri. Una storia che potrebbe costare molta cara ai big mondiali del tabacco, finanziariamente ma non soltanto.
La notizia è stata rivelata ieri dal quotidiano «Le Monde». Nel mirino, si legge nell’esposto, «la presenza dei microfori nei filtri, che permettono di falsificare i test ai quali le sigarette sono sottoposte, funzionando come un sistema di ventilazione invisibile». Questi fori esistono nella stragrande maggioranza a livello mondiale e furono introdotti a partire dagli anni 50 negli Usa, quando si iniziò a imporre limiti al contenuto di catrame e nicotina nelle sigarette.

Quei filtri con l’inganno

Permettono, appunto, di diluire il fumo con l’aria e di limitare l’ingerenza di sostanze nocive. Il problema è che, per il calcolo del contenuto di catrame e nicotina di ogni pacchetto, si ricorre a test con macchinari nei laboratori, dove la ventilazione funziona al 100%. Mentre, quando è un essere umano all’azione, i microfori sono in gran parte tappati dalle labbra e dalle dita del fumatore. Risultato, «contenuto inalato da due a dieci volte superiore per il catrame e cinque per la nicotina, rispetto a quanto dichiarato dai fabbricanti», spiega il testo della causa.
«Si pensa di fumare un pacchetto, ma in realtà se ne fanno fuori da due a dieci», sottolinea Pierre Kopp, avvocato dell’associazione francese. Lo scandalo del «tobaccogate» ricorda il «dieselgate», scoppiato a livello internazionale per le auto a gasolio, i cui scarichi valutati in laboratorio sarebbero nettamente inferiori a quelli reali, grazie a ingannevoli software.

Fumi uno, respiri dieci, paghi tanto

Altre cause simili avviate in Svizzera e in Olanda, ma in Francia è guerra del presidente Macron contro il tabagismo. Dopo quattro anni di stasi, in pochi mesi il governo ha rivisto al rialzo il prezzo dei pacchetti, aumentando le tasse di un euro dal primo marzo. Prezzo medio, 8 euro a pacchetto. Sotto tiro Philip Morris, British American Tobacco, Japan Tobacco International e Imperial Brands.
Dal primo gennaio 2017 nel Paese sono obbligatori pacchetti senza logo, immagini o colori particolari, per riconoscere il marchio, dove i contenuti di catrame e nicotina non sono più indicati. «Ma la nostra causa –ha precisato Kopp– riguarda tutti i fumatori che sono stati ingannati prima di quella data, senza considerare che i microfori determinano in ogni caso una misurazione erronea dei contenuti di sostanze nocive nei controlli delle nostre autorità sanitarie».

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