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martedì 15 Ottobre 2019

Ex ministro della difesa Usa pentito per le bombe sulla Jugoslavia

L’ex Ministro della difesa USA, William Perry, ha dichiarato di provare rammarico per i bombardamenti delle forze NATO in Jugoslavia nel 1999.
-Ministro decisamente immemore e distratto, rispetto alle nostre testimonianze sul campo.

William Perry, capo del Pentagono dal 1994 al 1997, presidenza Clinton, ha confessato la revisione storica ai giornalisti durante la presentazione del proprio libro a Mosca, “La mia strada ai margini dell’abisso nucleare”.
«È accaduto talmente tanto tempo fa, che mi è difficile ricordarlo. È avvenuto nel 1999, sì…», ha risposto alla domanda di un giornalista dopo un breve silenzio.

Perry, ha poi pescato un dettaglio nei ricordi labili di un evento decisamente epocale, i primi bombardamenti in Europa dopo la seconda guerra mondiale.
Il bombardamento ‘non intenzionale’ dell’ambasciata cinese. Due missili ‘per sbaglio’ a dici minuti uno dall’altro, sono una distrazione poco credibile.
«Mi rammarico di quel che accadde in Cina quando questo successe. Ne ho sentito parlare molto…» ha aggiunto.
Distratto sui cruise lanciati contro la televisione di Begrado, per cicordare un’altro ‘distrazione’, e tanti altri ‘effetti collaterali’, di quei tre mesi di bombardamenti Nato e insegna Usa.

President Bill Clinton and Secretary of Defense William J. Perry

Promemoria per l’ex ministro smemorato

L’operazione militare della NATO contro la Jugoslavia è stata condotta dal 24 marzo al 10 giugno 1999. Il bombardamento fu condotto sia contro obiettivi civili che militari.
Ad oggi non è ancora stato stabilito il numero esatto di morti civili. Sono circa 2000 le persone rimaste uccise nei bombardamenti, tra cui centinaia di bambini.
L’Alleanza colpì città e infrastrutture pacifiche senza una risoluzione ONU che in qualche modo la autorizzasse, usando anche munizioni a base di uranio impoverito.
Durante uno dei raid -uno dei pochi ricordi dell’ex ministro- fu distrutta l’ambasciata cinese a Belgrado. Tre persone rimasero uccise, tre giornalisti, per la precisione. L’alleanza negò la colpa, affermando che la bomba colpì per sbaglio l’edificio della missione diplomatica.
Bugia almeno tecnica. Due missili sullo stesso bersaglio, a distanza di tempo uno dall’altro, con testimonianza diretta dell’allora corrispondente della Rai dai Balcani.

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