venerdì 19 luglio 2019

Caos Maldive, l’Oceano conteso tra Cina e India

Stato di emergenza, le forze di sicurezza che hanno fatto irruzione nella sede della Corte Suprema.
– Un presidente despota che arresta il precedente dittatore che gli è anche fratellastro. Caos.
– Faide interne nel partito di maggioranza, l’integralismo islamico e il “Grande Gioco” tra Cina e India per il controllo dell’Oceano Indiano.

Paradiso mezzo inferno

Che le Maldive fossero una dittatura dal volto benevolo e interessato verso noi occidentali con i soldi, lo sapevamo già prima, ma ci faceva comodo non badarvi troppo. Ora siano costretti a scoprirlo, e tanto vale allora, cercare di capirci qualcosa.
Stato di emergenza, le forze di sicurezza che hanno fatto irruzione nella sede della Corte Suprema. Un presidente despota che arresta il precedente dittatore che gli è anche fratellastro. Caos. Faide interne nel partito di maggioranza, ma, anche l’integralismo islamico e il “Grande Gioco” tra Cina e India per l’Oceano Indiano.
L’ex presidente in esilio lancia un appello a Washington e Nuova Delhi per risolvere la crisi politica nell’arcipelago dell’Oceano indiano
Ma cosa c’entrano Cina, India e Stati Uniti con gli scontri nelle Maldive?

Dittatura presidenziale

A scatenare la crisi è stata la decisione della Corte Suprema di prosciogliere da varie accuse nove membri dell’opposizione: tra loro c’è anche l’ex presidente, Mohamed Nasheed, che vive in esilio a Londra. Mohamed Nasheed era stato il primo presidente eletto democraticamente, 2008, ma da quella parti evidentemente il titolo non fa credito. L’ex presidente diventato latitante prosciolto dalle accuse, e i suoi simpatizzanti scesi nelle strade per festeggiare.
Ma l’attuale presidente Abdulla Yameen, invece di rispettare la decisione dei giudici e di liberare gli otto deputati, ha mobilitato gli agenti contro i manifestanti, ha proclamato lo stato di emergenza per 15 giorni e ha ordinato alle forze di sicurezza di fare irruzione nella sede della Corte Suprema per arrestare il presidente e un altro giudice, accusandoli di corruzione.
Ai domiciliari è finito anche l’80enne Maumoon Abdul Gayoom, fratellastro di Yameen e presidente per 30 anni -o meglio dittatore, giustamente corregge Maurizio Stefanini su Il Foglio-, fino alle prime elezioni democratiche del 2008 già citate.

Parlamento pericoloso

Giovedì scorso, la Corte Suprema aveva anche riabilitato 12 parlamentari che avevano abbandonato il partito di Yameen. Di fatto, i giudici avevano così assegnato all’opposizione il controllo del Parlamento, rendendo il presidente passibile di una procedura di impeachment. Per preservare il proprio potere, Yameen ha imposto la sospensione delle sedute del Parlamento, ha bloccato l’applicazione di vari diritti costituzionali e ha rimosso il capo della Polizia, che pure si era schierato con l’opposizione.
Considerato un grande sostenitore della strategia di influenza cinese nell’Oceano Indiano e dell’islam integralista, da subito Yameen ha governato con metodi autoritari, e già nel 2015 aveva proclamato lo stato d’emergenza. Le simpatie del presidente verso Pechino hanno spinto l’opposizione a cercare la protezione di India e Stati Uniti. Con Washington e Nuova Delhi che hanno accolto l’appello lanciato da Londra dall’ex presidente Nasheed, chiedendo alle autorità di rispettare il giudizio della Corte.

 

Mandela delle Maldive

Mohamed Nasheed, presidente dal 2008 al 2012 e soprannominato il “Mandela della Maldive” per la decina di anni di detenzione che aveva scontato sotto il precedente regime di Gayoom. Divenne famoso in tutto il mondo quando nel 2009 convocò una riunione del governo sott’acqua, in tuta da sub, per attirare l’attenzione del mondo sui rischi che correvano le Maldive a causa del dell’innalzamento dei livelli dell’oceano per colpa del riscaldamento globale.
Durante il suo mandato, Nasheed aveva assunto una posizione poco chiara nei confronti della religione islamica. L’ex presidente aveva accettato il sistema in vigore nelle Maldive, che nega ai non islamici il diritto di cittadinanza, e non si era opposto al divieto di qualsiasi pratica religiosa non islamica al di fuori dai villaggi turistici. Per compiacere gli integralisti, Nasheed aveva fatto bandire i centri benessere per poi autorizzarli di nuovo.

Paradiso perduto

L’instabilità di questi giorni mette a rischio anche il turismo, fonte economica essenziale di tutto l’arcipelago e che proprio in questo periodo è nel pieno della stagione, con decine di migliaia di visitatori stranieri che affollano le spiagge dell’arcipelago.
Le 1.190 isole coralline nell’Oceano Indiano che fanno parte delle Maldive, sono abitate da 350.000 persone che parlano un dialetto singalese e professano la religione islamica.
Una ottantina di queste isole sono adibite a villaggi turistici che ospitano ogni anno 600.000 stranieri, metà dei quali sono tedeschi e un quinto italiani, e che contribuiscono al 28 per cento del pil, al 60 per cento della valuta straniera e al 90 percento delle entrate dello stato.

Potrebbe piacerti anche