venerdì 16 novembre 2018

Perché la Turchia di Erdogan non è più nel nostro cuore

Erdogan in Italia: tutti i punti di attrito tra Turchia e Ue, dalla Siria ai diritti umani
– Gli argomenti forti del presidente turco: lo status di Gerusalemme, uno strategico accordo sui migranti che pare tenere, e solidi rapporti commerciali tra i due Paesi
– Contro la Turchia autoritaria di Erdogan, l’involuzione democratica, la fine del laicismo e l’islamizzazione forzata, la repressione delle minoranze etniche e l’oscura guerra della Turchia ai curdi siriani.

L’astuto Erdogan e il tram Europa

Cinque anni da corrispondente Rai dalla Turchia, nella splendida Istanbul, qualcosa fruttano. Ad esempio l’aver conosciuto Erdogan agli inizi a sorpresa della sua affermazione, 2003, personaggio che appariva diverso da quello che conosciamo oggi. E mille piccoli spunti a maturare il sospetto che parlasse di adesione all’Ue sopratutto per scaricare su altri le necessarie ma impopolari riforme che le servivano. L’Ue tram da cui scendere prima del capolinea d’arrivo scomodo per troppi.

In occasione di una visita di Stato dell’allora premier Berlusconi a Smirne, con un allora ministro Maroni in prima fila che il giorno prima aveva fatto il leghista dicendo, ‘mai Turchia in Europa’. Il giornalista carogna che cita Don Rodrigo e chiede a Berlusconi e a Erdogan , “Questo matrimonio s’ha da fare o non si ha da fare?”. Berlusconi glissa, mentre Bonaiuti mi fissa con astio. Erdogan furbo, replica con un saggio popolate turco: “I matrimoni felici nascono da fidanzamenti brevi”.

Parla d’Europa ma guarda ad oriente

Erdogan parla di trattative d’ammissione all’Europa per scaricare colpe sui suoi ormai troppi nemici nel vecchio continente; una occhiata ai Balcani sui confini dell’Impero ottomano e poi lo sguardo ad oriente. Gerusalemme. L’incontro con Papa Francesco ha permesso al presidente di farsi paladino della causa palestinese e dello status della Città santa. Temi cari anche al Vaticano. E Trump con Gerusalemme capitale d’Israele ha avvicinato posizioni mai così distanti nella storia recente.

Pochi punti di incontro, molte le incomprensioni tra Turchia e Unione Europea. Dai diritti umani, all’equivoco ruolo giocato nel conflitto siriano, fino all’attuale offensiva militare contro i curdo-siriano di Afrin. Per Erdogan le Ypg non sono altro che terroristi, per Stati Uniti ed Europa sono finora stati gli alleati più efficienti nella guerra contro l’Isis. Una Italia critica me ben disposta non basta a superare l’atteggiamento severo delle prime due potenze europee, Francia e Germania.

Unione europea, Stati Uniti, Nato e Putin

Erdogan sa che la porta per l’adesione alla Ue è per ora chiusa e non ha argomenti convincenti per farla riaprire, salvo sconvolgimenti interni. In realtà il presidente turco non ha mai nascosto le ambizioni di portare la Turchia a divenire una potenza militare e politica tra i protagonisti planetari. Parla all’ Europa ma, come già detto, sta guardando sempre più a Oriente. A Cina e Russia, ma cercando di riallacciare i rapporti anche con Paesi turcofoni che facevano parte dell’Unione Sovietica.

Tra le poche attuali condivisioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Europa, proprio i controversi rapporti con Ankara. Agli Stati Uniti non è piaciuto che a settembre Ankara abbia acquistato dalla Russia il sistema missilistico S-400. Né piace il costante riavvicinamento tra Putin ed Erdogan col via libera di fatto del Cremlino, che controlla lo spazio aereo sulla regione di Afrin, all’aviazione militare turca. All’Ue inducono sospetto soprattutto gli accordi energetici tra Russia e Turchia.

L’oscura guerra della Turchia ai curdi siriani

Una guerra sporca, scrive Roberto Bongiorni sul Sole24Ore. Nessuno sa cosa stia realmente accadendo ad Afrin. Con il sostegno dell’aviazione, e con decine di carri armati, i turchi sostengono di aver conquistato diversi villaggi, fino alla periferia di Afrin. I curdi siriani affermano invece che la resistenza sta impedendo all’esercito di Ankara di andare avanti. Ieri il filmato di un carro turco Leopard saltato in aria. Prima di partire per Roma Erdogan vantava ben ‘935 terroristi neutralizzati’. Uccisi.

Lo scorso week-end le forze turche hanno subito gravi perdite. L’operazione non procede con la stessa rapidità inizialmente prevista. Sabato, la giornata peggiore. Sarebbero almeno otto i militari turchi uccisi dai miliziani dello Ypg in diverse aree, e almeno due i carri armati andati distrutti. A confermarlo è lo stesso esercito in un comunicato: un soldato ucciso negli scontri con le Ypg , un altro nella provincia turca di Kilis, e 5-6 soldati uccisi in un attacco a Sheikh Haruz, nord est di Afrin.

Russia e Stati Uniti equivoci paralleli

Il Cremlino, alleato del regime di Damasco, controlla lo spazio aereo sulla regione di Afrin ma ha permesso alla forze aeree turche di usare la loro aviazione. Problemi di Mosca con Damasco e con i curdi delle Ypg, che ritenevano Mosca un interlocutore neutrale, se non addirittura favorevole alle loro attività. Problemi in parallelo anche per la Casa Bianca, costretta a mediare tra il secondo esercito della Nato, e le forze siriane più fedeli, armate e addestrate dagli stessi generali americani.

Washington, un colpo al cerchio, uno alla botte. Sollecita moderazione e in una occasione definisce legittime le preoccupazioni di Ankara sul pericolo curdo ai confini. Il problema è che la Turchia di Erdogan non bada molto a ciò che dicono oltre oceano, e fa da sé. Erdogan ha annunciato di voler portare avanti l’operazione fino a Manbij, città nei cui dintorni operano le forze americane. Ma alla Cnn, Joseph Votel, comando Usa: «Non abbiamo alcuna intenzione di ritirarci da Manbij».

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