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venerdì 18 Ottobre 2019

Assad-Netanyahu, patto sul Golan

Assad torna protagonista politico in Medio Oriente e offre sicurezza a Israele
– Hezbollah sarà tenuto sotto controllo
– L’offerta è stata apprezzata dagli israeliani

Geometria politica

Una triangolazione di ‘diplomazia parallela’ che serve a offrire garanzie sul rispetto dei confini più scottanti del Medio Oriente: quelli di Israele col Libano e con la Siria. L’ha fatta in segreto e abbastanza a sensazione il Presidente Bashar al-Assad, che da Damasco ha deciso di contattare Netanyahu, facendogli recapitare un messaggio che suona come un impegno solenne a ricercare un dialogo con Gerusalemme. La notizia, quasi-bomba, è stata diffusa in esclusiva dal think-tank “Debka”, notoriamente molto vicino ai servizi segreti israeliani. La mossa di Assad, quasi sicuramente, dev’essere stata concordata direttamente con Putin, anche se a Gerusalemme ritengono che possa essere una sua iniziativa autonoma.

Non è un caso che la lettera del Presidente siriano arrivi dopo l’incontro al vertice che Netanyahu ha avuto al Cremlino alla fine di gennaio. Putin, sostanzialmente, ha fatto da intermediario, ritagliandosi un ruolo di “arbitro” nel futuro della regione più instabile della terra. E acquisendo, aggiungiamo noi, ulteriore credibilità come punto di riferimento delle relazioni internazionali di questa attuale fase storica. Insomma, si può pensare quel che si vuole dell’ex “officer” del KGB sovietico, ma se ci si ferma ai fatti, di sicuro i suoi interventi sono molto più credibili e costruttivi di quelli, alquanto scombiccherati, che finora s’è inventato Trump.

Secondo le indiscrezioni che arrivano dalle fonti israeliane, Assad avrebbe fornito a Netanyahu precise garanzie sui futuri scenari del dopoguerra in Siria. In primo luogo, affermando che i confini lungo il Golan, dente cariato della diplomazia israeliana, saranno blindati dallo stesso esercito siriano, che si opporrà a qualsiasi infiltrazione esterna. Ogni riferimento ai miliziani di Hezbollah e a eventuali presenze iraniane nell’area considerata è, naturalmente, da ritenersi…puramente casuale. È ormai opinione comune, infatti, che Israele non esiterebbe a scatenare una guerra preventiva (in loco, è ovvio) contro il suo nemico numero uno: la teocrazia persiana.

Nel messaggio di Assad, inoltre, si ribadisce che il suo unico obiettivo è quello di riunificare la Siria e che mai si sognerebbe di scatenare un conflitto contro Israele. Punto. Messa così al governo di Gerusalemme potrebbe anche andare bene, tanto da arrivare a poter tollerare la presenza al potere di Assad nella fase di transizione verso le elezioni siriane. La domanda vera è: quanto sarà lungo questo interregno? Non si sa. Perché tutti svicolano. Nel frattempo, tanto per aggiungere altri “bonus” all’efficacia della “diplomazia parallela”, anche il Presidente libanese Aoun ha messo le mani avanti, scrivendo a Netanyahu. Di questi tempi, conoscendo anche i modi spicci del Ministro della Difesa israeliano, Avigdor Libermann, non si sa mai.

Da Beirut fanno sapere che anche loro garantiscono di voler controllare le mosse di Hezbollah e di monitorare costantemente la situazione. A questo punto si potrebbe anche pensare che Libano e Siria si siano mossi congiuntamene per rassicurare Netanyahu ed evitare possibili rogne. Dal canto suo, dicono le solite fonti “bene informate”, pare che il premier israeliano abbia apprezzato. Vedremo.

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