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giovedì 19 Settembre 2019

L’America First di Trump, e il mondo si adegui

Discorso del presidente USA su Stato dell’Unione. Non sono mancati attacchi a Mosca, Pechino, Iran e Corea del Nord: “Minacciano la nostra economia, i nostri interessi”. E chiede il riarmo nucleare.

Sarà un anno difficile e Donald Trump lo sa, per questo tanto ottimismo e messaggi di unità e apertura ai democratici. “Colmeremo le divisioni partigiane nel secondo anno di presidenza”. Con l’indagine sul Russiagate sul tavolo, le elezioni di midterm per dirne due su tutte. Eppure insiste: “Insieme democratici e repubblicani, proteggeremo i nostri cittadini, di ogni background, di ogni fede e colore”.

L’opinione pubblica

La prima rilevazione di Cnn/Ssrs diffusa dopo il discorso registra una reazione “molto positiva” all’intervento per il 48% degli interpellati, a cui si aggiunge un 22% la cui reazione è stata “in qualche modo positiva”. Negativo il parere per il 29%. Non solo. Il 62% degli interpellati ha affermato che le politiche illustrate dal presidente Trump porterebbero il Paese nella giusta direzione, il 35% si è detto convinto del contrario.

Politica estera

In politica estera Cina e Russia sono gli “avversari”, Iran e Corea del Nord sono “paesi canaglia”, gli accordi commerciali devono essere “equi e con vantaggi reciproci”. Nessun riferimento allo scottante “Russiagate”, la manovra del Cremlino per danneggiare Hillary Cilinton alle scorse presidenziali.

Mano tesa ai democratici

Il discorso del presidente appare come un discorso rivolto ai democratici quando offre 1500 miliardi di dollari per la costruzione di infrastrutture a spese statali. Applauso democratico. Poi la proposta dei 4 pilastri: il muro (fischi), fine dei visti, interruzione delle riunificazione familiari, altri fischi dai democratici, in cambio della cittadinanza per 1,8 milioni di Dreamers, i figli degli immigrati illegali. Su questo punto, entro l’8 febbraio bisogna trovare un accordo per evitare lo shutdown. Ma il discorso presidenziale prosegue nell’offerta politica rivolta ai rivali tanto odiati in un clima a metà tra voglia di unire e persuasione dell’offerta politica. Riduzione dei costi dei farmaci, contrasto alla diffusione delle droghe, riforma delle regole carcerarie, assicurazione per i malati terminali , congedi parentali. Quasi un programma di diritti civili e sociali ma con linea dura, soprattutto, sull’immigrazione e Guantanamo. Nessuna possibilità di chiusura della prigione destinata ai terroristi e non solo.

Il discorso

Trump ha preso appunti per mesi, racconta la CNN: tante piccole frasi, nomi e spunti che lo staff che ha poi redatto  cercando di dare un’impronta da statista pronto a unire il Paese.”Abbiamo affrontato fiamme e uragani: dimostrato l’acciaio della nostra spina dorsale”, esordisce il presidente introducendo il primo dei suoi ospiti, una donna della guardia costiera che durante l’uragano Harvey ha salvato decine di vite.

Il discorso è lungo, lunghissimo: dura 1 ora e venti. Ed è ancora parlando di sogni e sognatori che finalmente conclude: “La gente ha sognato questo paese, lo ha costruito e ora sta rifacendo l’America grande di nuovo”. E la politica estera è come quella interna, molto semplice: America First.

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