martedì 16 luglio 2019

Cavie umane per i gas tedeschi e l’avvelenamento made in Italy

Nuovo colpo di scena sui test-tortura dei gas di scarico sulle scimmie da parte dei colossi tedeschi: secondo Zeitung le emissioni non sono state provate solo su animali ma anche su cavie umane.
– Test condotti dal Gruppo Vw, Daimler e Bmw: “Usati volontari per prove di respirazione”. Ossia quattro ore di esposizione ad aria inquinata da gas di scarico.
– Rivelazioni americane, guerra commerciale?
– Ma intanto 39 città italiane avvelenano i loro cittadini

Stampa tedesca, cavie umane per i test di gas di scarico

Prima il dossier del New York Times che ha aperto il caso: gli scienziati del laboratorio della ‘Lovelace Respiratory Research Institute’, in New Mexico, hanno usato dieci scimmie giavanesi ma altri tecnici avrebbero discusso con gli ingegneri tedeschi -i committenti della ricerca- sulla possibilità di fare test con cavie umane, ovviamente volontarie. Le case automobilistiche dissero di no e dovette intervenire lo stesso direttore generale della fondazione tedesca per l’ambiente, Michael Spalleck, per bocciare la ‘folle idea’. Fino ad oggi sembrava che questi test su cavie umane non fossero mai stai eseguite. Invece…

Invece, secondo Zeitung, i test che hanno coinvolto 25 volontari umani sono stati effettuati in un ospedale universitario nella città tedesca di Aquisgrana nel 2013 e 2014. I partecipanti sono stati esposti per alcune ore a diversi livelli di biossido di azoto, la forma più tossica di ossido di azoto degli scarichi diesel. “Nessun effetto significativo”, secondo un riassunto dello studio. Ma Thomas Kraus, il capo del dipartimento competente dell’ospedale universitario di Aquisgrana, ha detto che i risultati erano viziati da un campione di popolazione insufficiente e non tenevano conto dell’inquinamento atmosferico generale.

Prova a metterci una pezza il policlinico universitario di Aquisgrana: i test sui gas di scarico fatti sulle persone furono realizzati per la sicurezza delle condizioni di lavoro dei lavoratori dell’industria dell’auto. Questi test, si afferma, non avevano “nulla a che fare con la questione del dieselgate, né alcun collegamento con gli esperimenti fatti sulle scimmie citati dal New York Times”. Ci sarà pure una certa cattiveria Usa, ma la Daimler ha aperto un’inchiesta interna. Animalisti anche alla Bmw e alla Volkswagen. E la colpa fu dell’EUGT, la Società di Ricerca europea per l’Ambiente e la Salute nei Trasporti, fondata dai 3 colossi dell’auto.

 

Cavie umane anche in 39 città italiane

Legambiente, allarme smog: “Codice rosso per 39 città fuorilegge”. Rapporto ‘Mal’Aria 2018’, in cui si parla di “codice rosso per le elevate concentrazioni di polveri sottili e ozono, e da cui emerge “una situazione critica in Pianura Padana e, in generale, nelle città del Nord”. Il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane arriva alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria. Un incontro, rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia. In mancanza di misure concrete ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.

Secondo i dati forniti da Legambiente, dove si è superato il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche del bacino padano. Dove si respira peggio e per quanti giorni? 112 giorni a Torino; Cremona con 105; Alessandria con 103; Padova con 102 e Pavia con 101 giorni. A ridosso dei 100 giorni Asti con 98; Milano 97; Venezia 94; Frosinone 93; Lodi e Vicenza con 90.

Numeri che si traducono in problemi di salute, costi per il sistema sanitario e impatti rilevanti sugli ecosistemi: le morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico nel nostro Paese sono oltre 60mila l’anno, secondo i report dell’Agenzia ambientale europea (Eea). In Italia i costi collegati alla salute derivanti dall’inquinamento dell’aria si stimano fra i 47 e i 142 miliardi. L’Agenzia Ambientale Europea denuncia 13.600 morti riconducibili all’ozono in Europa nel 2015, di cui 2.900 solo in Italia. 44 le città che hanno superato di tre volte il limite, record a Catanzaro, Varese, Bergamo, Lecco, Monza e Mantova .

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