Privacy Policy Davos, sempre 'America First' ma con moderazione, e Trump piace -
sabato 18 Gennaio 2020

Davos, sempre ‘America First’ ma con moderazione, e Trump piace

Al World Economic Forum di Davos è stato il giorno di Trump. Si attendeva una risposta alle accuse di protezionismo di Merkel e Macron ma il tycoon ha giocato in contropiede: nessuna polemica e tutta pubblicità ai suoi risultati.
– Sempre America First ma non «alone», non sola, e prova a conquistare invece di rompere.

«America First non vuol dire America Alone», ovvero sola, isolata

Molti si aspettavano un discorso di rottura, nello stile abituale del capo della Casa Bianca, che aveva impostato la sua campagna elettorale contro i principi professati al World Economic Forum. Trump invece ha scelto una linea più equilibrata, con cui ha difeso la sua visione di America First e esaltato i risultati economici ottenuti, offrendola però come un modello di crescita utile a tutti.
Un commercio libero e aperto, certo, ma anche “giusto” ed “equo”. Il presidente americano, che ha elencato i traguardi raggiunti in un anno di governo, ha chiarito che gli Stati Uniti non tollereranno più “furti della proprietà intellettuale”, né “abusi” sul commercio, vale a dire gli enormi surplus di Paesi come la Cina o la Germania.

Trump modalità ‘charm’

Quella di Trump non è soltanto la classica ‘charming offensive’ alla platea di banchieri, investitori, rentiers e politici di tutto il mondo.
Il Washington Post prende atto dell’abbraccio tra l’uomo che è stato eletto anche grazie al suo disprezzo per le élite della globalizzazione e quelle stesse élite che fino a pochi mesi fa lo criticavano su Twitter per le sue posizioni isolazioniste e anti-Islam.
«L’arrivo di Trump al World Economic Forum di Davos – l’epicentro delle élite della finanza globale – ha dimostrato il disgelo delle relazioni [tra il presidente Usa e quelle stesse élite]. Mentre permaneva qualche sospetto sullo stile presidenziale di Trump e sulle sue posizioni su immigrazione e commercio, la maggior parte del manager hanno applaudito un’agenda economica costruita attorno al taglio delle tasse per le aziende e a una deregulation che, dal loro punto di vista, sta aiutando a riportare investimenti e posti di lavoro negli Stati Uniti […]».

Il miliardario e i manager

Il Financial Times riporta le impressioni di alcuni manager che ieri sera hanno cenato con il presidente. Era in modalità ‘charm’. Ha detto che il mondo ha bisogno di un’America forte”, ha raccontato l’amministratore delegato di una grande azienda europea. Al ricevimento ha partecipato anche Francesco Starace, ceo di Enel. Intervistato dal Corriere della Sera, l’unico rappresentante di un’azienda italiana ha descritto così il suo primo incontro con Trump:
«Era molto a suo agio. Ho avuto un’impressione positiva, molto meglio di quello che sento raccontare […]. Ha detto che l’America può crescere fino al 5, al 6, al 7 e all’8 per cento. Se lo fanno Cina e India perché non gli Usa, ha detto esagerando. Ma l’ho trovato molto divertente e simpatico […]. Ha parlato per circa 15-20 minuti. E poi ha fatto il giro della sala e ha stretto la mano a tutti, me compreso».

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