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lunedì 14 Ottobre 2019

Brasile, chi vuole Lula presidente, chi lo vuole in galera

Brasile: fallito il ricorso in Appello, Lula incandidabile alle presidenziali. Per il Tribunale federale di Porto Alegre, ci sono prove sufficienti sia per il reato di corruzione passiva sia di riciclaggio di denaro a carico del leader del Partito dei lavoratori. Che in primo grado era stato condannato a 9 anni e adesso vede la richiesta di pena aggravata a 12. Lula può ancora ricorrere alla Corte Suprema sapendo che i sondaggi sono con lui. Ma il carcere ora è ipotesi concreta

Luiz Ignacio Lula da Silva tra presidenza e carcere

Rio De Janeiro – Lula da Silva non si potrà candidare alle prossime elezioni presidenziali brasiliane. Salvo artifizi e sorprese. I tre magistrati del Tribunale federale a Porto Alegre -Rio Grande do Sul- hanno respinto il ricorso del leader del Partido dos Trabalhadores, il partito dei lavoratori, contro la sentenza di primo grado che lo aveva condannato a 9 anni e 6 mesi.
Peggio. La Corte respinge il ricorso e chiede addirittura una condanna più pesante (12 anni rispetto ai 9 della precedente condanna), facendo cadere anche i residui di speranza per un’assoluzione piena del leader della sinistra brasiliana. E la questione giudiziaria recupera tutta la sua dimensione politica in un Paese in forte crisi sociale ed economica, lacerato da tensioni interne.

Diecimila persone, soprattutto militanti e simpatizzanti del Pt, il Partido dos Trabalhadores, il Partito dei Lavoratori assiepate attorno al Tribunale. Sul fronte opposto anche alcuni migliaia di oppositori di Lula a tifare per la condanna. E così è stato. Lula ha visto confermata la condanna per avere ricevuto benefici personali  in cambio di favori a Petrobras, la ricca e potente compagnia petrolifera statale brasiliana al centro di numerosi scandali. Accuse che lui ha sempre respinto
La legge brasiliana impedisce di candidarsi ai politici le cui condanne sono state confermate in appello. Lula può ancora fare appello alla Corte Suprema, tirando per le lunghe il suo processo consentendogli di iniziare la campagna elettorale e forse di arrivare a ridosso delle elezioni senza una condanna definitiva.

Dopo la sentenza ci sono state proteste nel paese, soprattutto a Porto Alegre e San Paolo. Lula ha sempre detto di essere innocente, e che il processo ha motivazioni politiche. Secondo i primi sondaggi, Lula è favorito alla vittoria delle elezioni, con il doppio del suo principale rivale, l’ex parà Jair Bolsonaro, di estrema destra.
Lula è stato presidente del Brasile per due mandati (otto anni) fino al 2011, e durante la sua presidenza il Brasile ha vissuto un periodo di grandissima crescita economica e aumento della sua influenza internazionale.

Molti i casi di corruzione ai più alti livelli politici in Brasile. Tra gli altri Dilma Rousseff, che proprio Lula scelse perché gli succedesse alla guida del partito e che è stata presidente del Brasile dal 2011 fino alla sua destituzione nel 2016, e l’attuale presidente Michel Temer, avversario politico di Lula e Dilma Rousseff, accusato a sua volta di corruzione, partecipazione a un’associazione a delinquere e ostruzione alla giustizia.

Jair Bolsonaro

 

Da El Mundo, ritratto di Jair Bolsonaro,
ex poliziotto omofobico e razzista Presidente?

Il secondo favorito la presidenza del Brasile, solo dietro Lula da Silva.
Questo ex poliziotto noto per le sue dichiarazioni omofobiche e sessiste assicura che metà del suo governo sarebbe formato da militari e Trump sarebbe il suo modello di riferimento. Difende la pena di morte, la castrazione chimica e la fine della legge che proibisce ai brasiliani di avere armi nelle loro case: “Dobbiamo essere in grado di difenderci dai banditi, dobbiamo fare come
gli americani”. Altra ‘vicinanza Usa’, l’uso dei social network e gli attacchi costanti di ‘fake news’
ogni volta che viene attaccato.
Lui, Jair Bolsonaro, si auto descrive come leader evangelico, il nuovo supereroe che può salvare il Brasile dal comunismo e dalla corruzione.

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