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mercoledì 16 Ottobre 2019

Azzardo della Turchia in Siria, rischiano Usa e Nato

Rischi dell’operazione turca contro i curdi di Siria.
– Conflitto di interessi tra Ankara e Washington per ora congelato.
– Quei Leopard tedeschi nell’attacco in Siria, venduto per essere usati solo per la difesa della Nato.
– Nuovo fervore del nazionalismo turco utile ad Erdogan.

La stampa internazionale sull’attacco turco in Siria

Figaro, La resistenza selvaggia dei combattenti curdi ad Afrin

Financial Times, L’offensiva di Afrin tiene a galla Erdogan

Monde, I civili dell’area Ghouta, presi in trappola

Faz.net, A Manbij si profila un disastro per la NATO. L’offensiva di Ankara contro la milizia curda YPG ha messo gli Stati Uniti in una posizione difficile.

Faz.net, Quanto sono importanti i carri armati tedeschi? I Leopard 2 di produzione tedesca potrebbero essere utilizzati nella controversa lotta contro l’Unità di Protezione Popolare curda. Esperti di armi rivelano quanto siano “cruciali per la guerra”.

Stampa tedesca la più attenta

È la stampa tedesca a dare grande risalto ai rischi dell’operazione turca contro i curdi di Siria. Migliaia e migliaia di Turchi e curdi in casa. Per la Frankfurter Allgemeine Zeitung l’offensiva di Ankara ha messo l’America in una posizione difficile. Lo dimostrano i commenti contraddittori da Washington. La speaker della Casa Bianca Sarah Sanders, lunedì parla delle preoccupazioni Usa
per la sicurezza dei turchi, alleati NATO. Per il Pentagono invece saranno i curdi (alleati veri in Siria) a vincere. A completare la confusione il ministro degli esteri Rex Tillerson che mette accanto
Turchia e milizia kurda YPG, ‘importanti partner americani’ nella lotta contro il califfato.
Amici americano ma nemici tra loro, o gli Stati Uniti prima o poi costretti a scegliere.

Conflitto di interessi Turchia Nato

Conflitto di interessi tra Ankara e Washington per ora congelato. Ma altri giornalisti ficcanaso ci ricordano che nel maggio 2017, il presidente Trump ha approvato la fornitura al YPG curdo con veicoli corazzati e armi anticarro. Che ora risultano micidiali contro i carri Leopard turchi venduti dalla Germania. Pasticcio Nato indistricabile di armamenti e alleanze. La fornitura di armamenti tedeschi alla Turchia di Erdogan, non esemplare testimonianza di democrazia interna e di pacifismo estero, fa esplodere la polemica a Berlino. Il rapporto di forze Turchia YPG curdo, Davide contro Golia, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Circa 10 mila combattenti curdi di grande esperienza, ma troppa artiglieria e carri armati dalla parte turca. Anche se il risultato finale non è scontato.

Il nazionalismo turco di ritorno

Da quando è stato eletto presidente nel 2014, Erdogan ha aumentato l’uso del titolo di Comandante in Capo della forze armate. “Questa operazione continuerà fino a quando l’ultimo terrorista non sarà neutralizzato”, ha detto mercoledì Erdogan, piaccia o no agli Stati Uniti, principali fornitori di armi alle milizie curde in Siria. Nazionalismo turco chi vive nuovo fervore. Tanto che le minoranze ebraiche e armene dalla Turchia, hanno sentito il bisogno di rendere esplicito il loro sostegno all’intervento in Siria, rileva lo spagnolo El Pais. “Una scusa per prolungare lo stato di
eccezione in Turchia e i metodi anti-democratici del governo”, denunciano, ma a bassa voce, le opposizioni interne. Almeno 91 persone – eminenti giornalisti e scrittori tra loro – sono stati arrestati
per aver pubblicato sui social network commenti contro l’invasione turca, accusati di diffondere “propaganda terrorista”.

Quei Leopard solo per la difesa Nato?

A quel tempo, il governo tedesco accettò che i carri armati sarebbero stati usati solo per la difesa della Nato, denuncia Faz,net. La Grosse Koalition (Cdu-Spd) in carica, governo uscente in attesa del nuovo, costretta dalla Linke (il partito di sinistra) a ufficializzare l’export-record di 25 miliardi di euro negli ultimi 4 anni a Paesi in guerra. C’è la prova tv del finto embargo a Erdogan: i tank Leopard-2 dell’offensiva turca contro i curdi sono quelli della Bundeswehr venduti al «Sultano», e poi altra armi vendute ad Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Egitto.
Tra il 2014 e il 2017 il governo tedesco ha venduto agli Stati extra-Ue e Nato prodotti militari per 17,8 miliardi: il 47% in più rispetto al secondo mandato di Merkel. Nell’elenco spiccano gli ordini per 1,3 miliardi dell’Algeria ma viene a galla anche il mega-business con Riyad, il Cairo e Dubai.

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