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lunedì 18 20 Novembre19

Zuckerberg-facebook come Trump, provocazione di Le Monde

Sul giornale francese il fondatore di Facebook ha i capelli e la posa di un presidente che forse non sarebbe tale se non ci fosse stata l’influenza del social network più importante e potente del mondo.
– Zuckerberg annuncia nuove regole per la pubblicità politica.
– E la democrazia ormai ‘social’ finita nella mani dei populismi, trema

Mark Zuckerberg sorridente sulla copertina di Le Monde, «lo sguardo da sogno americano, un colorito un po’ troppo sano e una folta chioma di capelli arancioni. Quelli con l’onda perfetta da offshore, con tanto di risacca biancastra che rompe sulla fronte bassa. Quelli di Donald Trump». Così descrive la vignetta beffa Katia Riccardi su Repubblica, che al veleno di Le Monde aggiunge di suo.

Titolo di Le Monde:

Un anno dopo
la elezione di Trump
MARK ZUCKERBERG
l’ex amico pubblico n.1

Le ammissioni di colpa del multimiliardario creatore di Facebook a cui si imputano l’esplodere di tanti populismo politici nel mondo, clamoroso fra tutti le elezioni di un impossibile Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Ad inizio 2018 il creatore del mostro Facebook aveva riconosciuto ‘errori’ e promesso di tentare di rimediare. L’11 gennaio in una lettera aperta il creatore di Fb aveva affermato di volersi concentrare sul “benessere” dei suoi due miliardi di utenti. Scelta da benefattore, a costo di molti soldi, ma questa è l’immagine che a Mark piace.

‘Orange tweet’, dal colorito riporto presidenziale

L’onta ‘Russiagate’: accusato da mezza America nemica di Trump di essere stato strumento della ‘trama russa’ contro Hillary, colpevole quindi della elezioni del The Donajd, Zuckerberg annuncia nuove regole per la pubblicità politica.
Inizialmente Il Ceo aveva scelto una linea da contrattacco, smentendo bruscamente qualsiasi coinvolgimento e qualificando l’idea stessa come totale “pazzia”.
E aveva scritto a Trump un lungo post.

«Trump dice che Facebook è contro di lui, i liberal dicono che abbiamo aiutato Trump. Entrambi sono sconvolti da idee e contenuti che non apprezzano. Ecco cosa vuol dire gestire una piattaforma per tutte le idee», aveva risposto Zuckerberg al tweet presidenziale che aveva accusato il social network di essere “sempre contro di lui”, ipotizzando una collusione con il New York Times e il Washington Post, altri esempi di media “anti-trump” secondo l’inquilino della Casa Bianca.

Poi però Zuckerberg ha dovuto collaborare con il Congresso che indagava sull’influenza della Russia nelle elezioni e Facebook ha accettato di fornire il contenuto dei messaggi a carattere politico, finanziati da interessi russi attraverso l’acquisto di spazi pubblicitari sui social network. Ciò che accade normalmente tra partiti in una qualsiasi campagna elettorale da dopo comizi (dopo Politica, dopo democrazia?), in Era Web.
Ora sarà nuovamente Zuckerberg a decidere ‘le correzioni’ che vorrà donare al mondo e alla democrazia che ci rimane?

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