Fosse calcio, campagna acquisti. Purtroppo paliamo di centravanti del terrore, esperti assassini di sfondamento. Al-Qaida, titolare del primo terrorismo islamico planetario, cerca di conquistare gli estremisti dello Stato islamico, mentre il ‘Califfato’ collassa tra pesanti perdite di uomini, materiali, territorio e prestigio.
L’allarme dal britannico The Guardian. E il suo corrispondente dall’Africa, Jason Burke, ci svela che la campagna di reclutamento è iniziata già dalla scorsa estate, ancor prima che Isis avesse perso le roccaforti di Mosul e Raqqa. Al-Qaida alla conquista dei combattenti e delle risorse dai suoi rivali sconfitti dal nemici occidentale, per prenderne l’eredità. Segnale preoccupante per la sicurezza, già dicono gli specialisti.
Fatti citati da Burke. Algeria lo scorso agosto: dieci combattenti di una piccola formazione affiliata all’Isis, ‘convertita’ dopo i dibattiti con degli Studiosi islamici fedeli ad al-Qaida, riferiscono fonti di sicurezza locali. Episodio analogo in Siria a settembre. Nella regione del Sahel, Africa settentrionale e prossima destinazione anche italiana, è ormai al Qaida a guidare le azioni armate, compreso l’attacco in cui, ad ottobre, sono stati uccisi anche Notizie pro-al-Qaida in Yemen per ‘pentimento’ di combattenti Isis scoraggiati del comportamento dei loro leader e dai ‘maltrattamenti’, e cambio bandiera del terrore. Accade anche in Afghanistan dove un gruppo di combattenti dell’Isis nella remota ma strategicamente importante provincia centrale di Ghor, disertato il califfato e passano ai talebani.
Certamente molti più episodi rispetto a quelli a noi noti, studiati dai funzionari della sicurezza occidentale nella speranza di comprendere l’evoluzione della minaccia rappresentata da l’ex Isis nei prossimi mesi e anni. ‘Califfato’ che per molti analisti non sui arrende, e ciò che ancora rimane, ora farà leva sulla sua vasta rete di gruppi e fazioni affini in tutto il mondo per lanciare attacchi a ovest e mantenere il suo ruolo di avanguardia tra gli estremisti. Gli affiliati – una volta noti come i ‘governati del califfato’- diventano ora una ‘cassaforte rifugio’ di combattenti in fuga dall’Iraq e dalla Siria. E la lealtà dei miliziani passati allo Stato islamico proprio da al-Qaida, diventa un indicatore chiave della capacità di recupero delle formazioni Islamic State all’indomani del tentativo fallito di costruirsi come nuovo potere territoriale.
Boko Haram, gruppo islamista indipendente nel nord-est della Nigeria che ha promesso fedeltà all’ Isis nel 2015. Ora è diviso, anche se due delle principali fazioni sembrano ancora fedeli ad Abu Bakr al-Bagdhadi, vivo o morto che sia. Si crede che Al-Qaida stia cercando di riconquistare la fedeltà di Adnan Abu Walid al-Sahrawi, il comandante i cui uomini si ritiene abbiano ucciso i quattro statunitensi in Niger. Isis non ha rivendicato l’attacco, suggerendo che il gruppo è incerto sulla fedeltà di Sahrawi. Per alcuni servizi segreti, il Sahrawi sarebbe ora fedele ad al-Qaida. Nello Yemen, è invece il califfato che lotta per affermarsi sul predominio di al-Qaida, anche se, intelligence Usa, i due gruppi stavano collaborando anche se recentemente le fazioni ex Isis sarebbero state assorbite da Qaida.
Per Daveed Gartenstein-Ross, un esperto della Fondazione per la difesa di Washington, «Il pericolo per Isis è forte». Non sono primato ma sopravvivenza. «La riserva di denaro rischia di esaurirsi … e per quei jihadisti che lo sono comunque mercenario … è probabile che la relazione si spezzi». L’Islamic State aveva accumulato ingenti somme da saccheggi, estorsioni e tasse nei territori in cui controllava in Iraq e Siria tra il 2014 e il 2017, ma ci sono adesso segnali di una crisi di cassa. Difficile valutare quanto questo peserà sui ‘cambi casacca’. Al-Qaida non ha lanciato da tempo attacchi in Occidente. Scelta strategica, valutano gli analisti e non segno di debolezza. Altra valutazione: «è abbastanza chiaro che un Islamic State con meno territorio, prestigio e soldi, trova più difficile attrarre reclute e raccogliere risorse per operazioni importanti ».
Considerazione finale di The Guardian tutta da condividere:
«If the people who gain from that are al-Qaida, I don’t think anyone would describe that as an ideal outcome,” said one, speaking on condition of anonymity».
Se a guadagnare dalla crisi Isis sarà o al-Qaida, non sarà certo un risultato ideale.