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mercoledì 23 Ottobre 2019

Mare di Cina, petroliera in fiamme, solo disastro ambientale?

Mentre restano i dubbi su come sia avvenuto il disastro, affondata petroliera iraniana con 136mila tonnellate di greggio, in fiamme nel Mar cinese.
– Timori per il disastro ambientale in corso.
– Una grande colonna di fumo nero avvelena l’atmosfera.
– Una enorme chiazza di condensato che si estende per circa 130 chilometri quadrati
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Cina, affonda la petroliera, brucia il petrolio
Tutto da chiarire ancora quanto accaduto

E’ affondata dopo giorni alla deriva e in fiamme la petroliera iraniana Sanchi, che il 6 gennaio si è scontrata con un mercantile al largo di Shanghai. L’imbarcazione infine è colata a picco. Conseguenze imprevedibili per le 136mila tonnellate di condensato ultraleggero che galleggia e in parte brucia, attualmente spinto dei venti verso la Corea del Sud. L’ultimo bollettino fornito dai media cinesi ipotizza che circa la metà del carico sia ancora stivato nella nave, probabilmente rilasciato lentamente dal relitto con conseguenze protratte nel tempo. Le immagini della tv statale cinese Cctv mostrano una grande colonna di fumo denso e nero che domina le acque del mar Cinese orientale sul luogo dell’affondamento: è il condensato ultraleggero fuoriuscito che continua a bruciare in una enorme chiazza che si estende ormai oltre i 130 chilometri quadrati.

Scenario allarmante da parte dell’Authority marittima che ha annunciato un allargamento su vasta scala di greggio raffinato e un denso fumo decisamente tossico proveniente dalle fiamme che si sono sprigionate sullo scafo e poi su un fronte sempre più ampio in mare. Poi il tentativo di rassicurazione da parte cinese, tv di Stato. Ma la State Oceanic Administration, aggiunge però che ci sono ancora test in corso per determinare le conseguenze dell’incidente.
La stessa amministrazione, in una nota, ha ammesso che consistenti quantitativi di carico fuoriuscito “sta ancora bruciando in superficie intorno al sito”. Il prodotto raffinato ha una consistenza liquida e gassosa, più facile per favorire la sua dispersione, ma l’incendio ha di sicuro danneggiato l’atmosfera, hanno aggiunto gli scienziati.

Ieri il governo cinese ha detto che le chiazze di petrolio fuoriuscite dalla petroliera stanno crescendo di dimensioni: sono due e coprono più di 130 chilometri quadrati, rispetto ai soli dieci chilometri quadrati del giorno precedente. I forti venti della zona, inoltre, stanno spingendo il petrolio verso il Giappone. L’organizzazione Greenpeace ha detto che la diffusione del petrolio in mare è una seria minaccia per l’ecosistema del Mar Cinese orientale, un’area che è «un importante zona di riproduzione» per i pesci e che si trova «sul percorso migratorio di molti mammiferi marini, come la megattera, la balena franca e la balena grigia». L’incidente ha provocato la più grande fuoriuscita di petrolio da una nave cisterna dal 1991, quando un’esplosione causò la fuoriuscita di 260mila tonnellate di petrolio dalla nave cisterna ABT al largo delle coste dell’Angola.

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