venerdì 19 luglio 2019

Anche un Trump brasiliano minaccia di diventare presidente

Nazionalista, sessista, omofobo, a favore delle armi: il candidato presidente Jair Bolsonaro è il Trump del Brasile. C’è tempo, si vota ad ottobre, ma il rischio è reale.
– Jair Messias Bolsonaro, ex ufficiale dell’esercito in pensione, da 27 anni deputato federale,
– un politico con posizione di estrema destra che sta raccogliendo consensi un po’ ovunque;
– tutti i sondaggi sulle intenzioni di voto lo danno al secondo posto dietro solamente all’ex presidente Lula da Silva.

Jair Messias Bolsonaro

Lo hanno già ribattezzato il Donald Trump del Brasile, a dirci che il mondo le disgrazie se le cerca. Ed anche se non dispone di tutte le sue ricchezze, i due sembrano avere molti punti in comune: è un fervente sostenitore delle armi per tutti, è un religioso nazionalista, anti-gay, sessista, e il suo slogan è “il Brasile sopra ogni cosa, Dio sopra tutti”. Da First America a First Brasil, ed è carnevale non solo a Rio.
Vi presentiamo Jair Bolsonaro, uno dei candidati alle prossime elezioni presidenziali del paese carioca, che secondo gli ultimi sondaggi arriverebbe a sfidare, in un eventuale ballottaggio, Lula da Silva, l’ex presidente-operaio, che ha deciso di candidarsi anche se su di lui pende una condanna in primo grado a nove anni e mezzo per corruzione ed è imputato in altri sei processi.

Ex militare e rappresentante dell’estrema destra, Bolsonaro sembra trovare molto consenso tra i giovani, nonostante definisca ‘vagabondi‘ coloro che si battono per i diritti umani e sostiene che in Brasile non ci sia mai stata nessuna dittatura tra il 1964 e 1985, nei vent’anni del governo golpista dei genereli. È famoso inoltre per alcune ‘perle’: l’aver detto ad una deputata “non ti stupro perché non te lo meriti”, e dedicato il suo voto per l’impeachment della ex presidente Dilma Roussef a Carlos Alberto Brilhante Ustra, capo dei torturatori durante la dittatura.
Nel paese più grande dell’America Latina rischia di diventare candidato e poi presidente un altro appassionato di Twitter, che ha detto che la dittatura militare negli anni Settanta sbagliò a torturare i dissidenti: avrebbe dovuto ucciderli direttamente.

Che sta accadendo in troppe parti del mondo?

In Brasile, come in gran parte del resto del mondo, il disprezzo per lo stile di governo tradizionale sta montando da anni. In Brasile, gravissima crisi economica, e accuse di corruzione che hanno travolto importanti personalità del paese, come l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, il suo successore, Dilma Rousseff, destituita, e persino l’attuale presidente, Michel Temer. «Il Brasile sta attraversando una crisi di rappresentanza: gli elettori non si sentono rappresentati dai loro politici», spiegano all’istituto di sondaggi di sondaggi Datafolha.
Va detto che in Brasile, esprimere il voto è obbligatorio. Ed ecco che nel 1988 Macaco Tiao, uno scimpanzé dello zoo di Rio de Janeiro, arrivò terzo alle elezioni comunali della città. Nel 2010 Tiririca, il nome di scena del pagliaccio di un circo, fu eletto al Congresso con lo slogan “Peggio di così non può andare”.

Negli ultimi sondaggi Lula -che dovrà affrontare un processo per corruzione e riciclaggio di denaro che potrebbe farlo finire in carcere per diversi anni- è in vantaggio, seguito da vicino da Bolsonaro, che adesso inizia a far paura. «È una cosa molto simile al fenomeno Trump», spiega Alessandra Orofino, direttrice della Ong ‘Nossas Cidades’, una coalizione di organizzazioni non governative che si occupano di politica.
«Il fatto che una persona come Bolsonaro parli in pubblico nel modo in cui parla lui e rimanga comunque una personalità importante e un politico dà legittimazione alle persone che in Brasile coltivano questo tipo di rabbia. E ce ne sono molte». Bolsonaro, infatti, si è paragonato a Trump, sottolineando come entrambi siano delle persone «esplosive».

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