lunedì 23 luglio 2018

‘Paesi cesso’ e presidente rozzo, non lo vogliono a Londra

«Shithole countries». Trump, ‘stop a immigrati da Paesi-cesso’. Dichiarazione ‘shock’ all’incontro con alcuni membri del Congresso.
– Rozzo e bugiardo. Annullata la visita in Gran Bretagna per la nuova ambasciata Usa a Londra accusando Obama
– The Guardian svela, temute contestazioni popolari contro Trump

«Shithole countries»

Donald Trump ‘shock’ durante un incontro nello Studio Ovale con alcuni membri del Congresso. A chi gli chiedeva di riconsiderare la decisione di togliere lo status di protezione a migliaia di immigrati da Haiti, El Salvador e da alcuni Paesi africani il tycoon avrebbe risposto:
«Perché gli Stati Uniti dovrebbero avere tutta questa gente che arriva da questo cesso di Paesi?».
Lo riporta il Washington Post citando alcuni dei presenti. Traduzione meno letterale ma più vicina alla lingua parlata, ‘Paesi di m…’. Da politico sottile e raffinato.

Trump avrebbe quindi aggiunto, «Sarebbe molto meglio per gli Usa portare più persone da Paesi come la Norvegia». L’espressione offensiva -‘shithole countries’- ha lasciato di stucco e sbalorditi i presenti, tra cui il senatore repubblicano Lindsay Graham e quello democratico Richard Durbin, che avevano appena avanzato una proposta: tagliare del 50% la lotteria per i visti di ingresso negli Usa ma continuare a proteggere gli immigrati già residenti nel Paese con la status di protezione. La Casa Bianca per il momento non commenta.

Rozzo e bugiardo

Il presidente ha anche annullato una visita in Gran Bretagna il mese prossimo per inaugurare la nuova ambasciata Usa a Londra. Trump ha spiegato in un Tweet di avere preso la decisione a causa del suo disappunto nei confronti del suo predecessore Barack Obama, il quale avrebbe venduto l’attuale ambasciata per “noccioline”, per costruirne una da 1,2 miliardi di dollari.

 

Bugiardo e ignorante

Ma ecco come titola il prestigioso quotiodiano britannico The Guardian:
«Donald Trump visit to London called off amid fears of mass protests»
Visita annullata dal timore di proteste di massa!
Il presidente americano ha affermato su Twitter che la ragione per cui ha  rinunciato al viaggio è stata per non dare sostegno -con la sua presenza- alla decisione di  Barack Obama, accusandolo di aver venduto la vecchia storica ambasciata per “noccioline” e fatta costruire la nuova per 1,2 miliardi di dollari. “Cattivo affare”, ha scritto. Ma il Guardian lo bacchetta: «Il piano dell’ambasciata per spostarsi da Mayfair a Nine Elms a Londra è stato per la prima volta riportato nell’Ottobre 2008 – quando George W. Bush era ancora presidente e Obama non era ancora stato eletto».

L’impresentabile americano

L’improvvido invito a Trump fu fatto da Theresa May, prima leader mondiale a visitare Trump alla Casa Bianca un anno fa. Con gli attivisti impegnati a organizzare proteste di massa e parlamentari decisi a non dare il presidente l’opportunità di rivolgersi al parlamento, non è stata fissata alcuna data per una visita di stato. Era invece prevista una “visita di lavoro” breve, meno formale, per tagliare il nastro sulla nuova ambasciata Usa da 1 miliardo di dollari.
Ma i funzionari avevano esaminato i piani per il presidente di incontrare la regina, senza la pompa di un banchetto di stato in piena regola, con il conseguente rischio di proteste dirompenti.
«Officials had been examining plans for the president to meet the Queen, without the pomp of a full-blown state banquet, with the attendant risk of disruptive protests».

British First come America First

Le relazioni britanniche con il controverso presidente statunitense hanno toccato un minimo storico alla fine dello scorso anno, quando Londra ha duramente criticato l’avventatezza di Trump nella decisione di ‘retwittare’ slogan del gruppo estremista di estrema destra ‘British First’. Alle contestazioni di Londra, la risposta arrogante alla premier, di occuparsi del ‘terrorismo in casa’.
Costringendo i ‘cugini’ d’oltre atlantico per la prima volta nella storia del dopoguerra, ad una protesta diplomatica semi formale.
«The government was so concerned about his decision to share the extremist videos that Britain’s ambassador to Washington, Sir Kim Darroch, took the rare step of raising the issue directly with the White House».

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