lunedì 23 luglio 2018

Donne kurde assassinate a Parigi, spy-story esplosiva Europa Turchia

Tra Parigi e il Kurdistan iracheno c’è un filo, che passa dall’uccisione di tre donne curde nel 2013 a Parigi.
– Spy-story che ha acceso da ieri una miccia corta fra i piedi della Francia, dell’Europa e della giustizia penale internazionale nei loro rapporti con la Turchia di Erdogan
– Adriano Sofri il narratore sul Foglio

«Una spy-story formidabile, che per giunta è vera e ha acceso da ieri una miccia corta fra i piedi della Francia, dell’Europa e della giustizia penale internazionale nei loro rapporti con la Turchia di Erdogan».
Adriano Sofri è narratore collaudato e Il Foglio che lo ospita gli lascia tutto lo spazio necessario per i ritmi di una complessa storia di spionaggio.

Antefatto tragico: gennaio del 2013 vengono assassinate a Parigi tre militanti curde, Sakine Cansiz, 55 anni, Fidan Dogan, 32, Leyla Soylemez, 24. Sakine era fra i fondatori, nel 1978, del PKK, il Partito curdo dei lavoratori che ha Abdullah ‘Apo’ Öcalan come leader, in prigione per anni e torturata. Per quella ‘esecuzione’ viene arrestato un cittadino turco, Omer Guney, ‘unico colpevole’ trovato, che per giunta muore in galera nel 2016, alla vigilia del processo. All’epoca, Erdogan aveva parlato di un regolamento di conti interno al PKK. Altri, più concretamente, parlarono di ‘Lupi grigi’, il gruppo eversivo  della destra nazionalista turca di cui faceva parte Ali Ağca, l’attentatore di Papa Woytjla. Obiettivo, sabotare il dialogo fra governo e Öcalan allora avviato.

Mit, il servizio segreto turco. Il 3 agosto 2017, il vicecapo del Mit, Erhan Pekcetin, e il responsabile dello stesso Mit per la lotta al PKK, Aydin Gunel, partono in incognito per Suleimanyah, nel Kurdistan iracheno per il colpo più grosso dell’agenzia dopo la cattura di Öcalan in Kenya nel 1999. Obiettivo il sessantenne Cemil Bayik, il capo del dopo Ocalan. Sul campo una squadra speciale incaricata e un elicottero per ‘esfiltrarlo’. Catturare Bayik o, se impossibile, ucciderlo.

Scenario politico. A questo punto, Sofri, fornisce i dettagli politici della sfida in corso. I turchi storicamente contro le formazioni curde indipendentiste, nemici per la pelle del PKK, nemkisi e basta col partito curdo di Barzani, che comanda ad Erbil (l’attuale capitale), rapporti buoni ma occultati col partito dei curdo-iraniani di Suleimania. Ed è lì attorno che hanno la loro spia, loro, dei turchi, ma non proprio.
Dukan è il posto scelto per il tentativo di rapimento, una cittadina rinomata per i fine settimana dei curdi, sul più grande lago del Kurdistan. La stessa località dove il 15 ottobre scorso si ritrovarono i capi curdi, i Barzani di Erbil e i Talabani di Suleimanyah, per concordare la resistenza all’invasione del Kurdistan da parte di Bagdad. Abbracci finali, «ma molti avevano già in tasca la moneta del tradimento che avrebbero consumato fra una notte», interviene il giallista Soffri.

Colpo di mano alle rovescia. Il 3 agosto tutto è tranquillo per i capi dello spionaggio turco che godono il fresco di Dukan, quando irrompono uomini armati che li prelevano con calma, mentre un cameraman riprende la scena. Un’ora dopo sono in qualche grotta dei monti Qandil. «I topi del PKK hanno mangiato i gatti, senza colpo ferire, e decapitato l’intelligence turca». L’agente doppi e che era triplo, ma ora il PKK ha in mano un tesoro che tiene ben nascosto.
Ankara, segretamente, offre di tutto, salvo la liberazioni di Ocalan in cambio chiedendo aiuto a mezzo medio oriente. Ma, «Il PKK vuole solo portare il regime turco davanti alla giustizia internazionale con le prove di una serie di crimini, e di uno soprattutto: l’assassinio delle tre donne a Parigi».

Cinque mesi dopo. Pochi giorni fa il PKK ha reso pubblico il filmato della cattura dei due. Sabato a Parigi, all’indomani della visita di Erdogan, c’è stata una manifestazione curda nel nome delle tre donne assassinate. Mercoledì il PKK ha pubblicato il contenuto della dichiarazione di Pekcetin, uno dei due ostaggi: la missione assassina di Parigi doveva essere ordinata da Fidan, il capo del Mit, ma quest’ultimo non l’avrebbe fatto senza consultare Erdogan. Dichiarazione estorta, ma se venisse ripetuta in libertà in un tribunale europeo?

Azzardo di tregua. Pochi giorni fa l’inatteso annuncio del ministro degli esteri turco per una ripresa del dialogo col PKK se questo avesse deposto le armi. La cosa aveva fatto scalpore solo fra i più attenti. Negli anni recenti era tornata la guerra civile col alcune migliaia di morti dalle due parti. La sortita turca sulla possibile ripresa del dialogo ha sollevato la furia dei nazionalisti e indotto il ministro a retrocedere. Ma il sasso è lanciato.

E gli americani? Gli americani non sanno ancora come regolarsi neppure col PYD, i curdi siriani che sono stati la loro forza sul campo. Abbandonati loro, gli Stati Uniti sarebbero del tutto fuori dalla Siria. Però continuano a dichiarare terrorista il PKK, come fa l’Europa. «Ma Europa e Francia -torna Sofri il politico- devono decidere che cosa fare di una denuncia come quella che arriva da qualche caverna dei monti Qandil e riguarda l’uccisione in una magnifica capitale europea di tre donne».

Finale con Narcospie. Per finire in giallo questa spy story vera, in questi mesi a il PKK ha anche arrestato più di un centinaio di personaggi turchi di grosso peso sia nel traffico di droga fra Turchia e Iran che nella collaborazione con lo spionaggio turco. Narcotrafficanti spia, e nessuno faccia finta di stupirsi. «Responsabilità indicibili quanto notorie», conclude Adriano Sofri, aprendo alla speranza che il grande intrigo aprisse la strada a un qualche disarmo, anche se è probabile invece il contrario.

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