mercoledì 24 ottobre 2018

Conferenza sulla Siria, Trump vuole anche l’Italia

Lo ha voluto Trump per rafforzare il potere contrattuale della coalizione occidentale. Intanto gli israeliani bombardano una base vicino Damasco.
– Il piano Usa prevede la salvaguardia dell’integrità territoriale siriana,
– una parziale autonomia per le minoranza etniche, a cominciare dai curdi.
– Bashar al-Assad dovrebbe restare in carica fino a nuove elezioni, per poi dimettersi.

L’Italia farà parte della coalizione euro-asiatica che affiancherà gli Stati Uniti nelle schermaglie diplomatiche con la Russia per decidere il futuro della Siria. La notizia viene da fonti israeliane, le quali sottolineano come Trump stia cercando di guadagnare potere contrattuale su Putin, imbarcando più alleati possibili sul suo caicco mediorientale.
L’annuncio del think-tank “Debka” coincide col raid aereo che i cacciabombardieri di Gerusalemme hanno compiuto ieri mattina contro una base di Assad, quella di Al-Qutaiba, situata a est di Damasco. I velivoli israeliani, per realizzare lo strike, avrebbero violato lo spazio aereo libanese. I siriani sostengono di avere abbattuto uno dei caccia con la Stella di David. Un comunicato delle loro forze armate parla anche di missili terra-terra che sarebbero stati lanciati dall’esercito di Gerusalemme.

Tornando alla controffensiva trumpiana, va detto che i suoi “adviser” gli hanno consigliato di non andare al “muro contro muro” col Cremlino, ma di utilizzare un approccio cooperativo, in cui si vince in due. Magari con una percentuale più ampia per l’America. Niente giochi “a somma zero”, dunque, specialmente perché la formula del “gentlemen’s agreement” con la Russia potrebbe essere adottata in altri scacchieri internazionali.
Nell’ultima settimana alla Casa Bianca c’è stato un viavai di specialisti e alti ufficiali coinvolti nelle operazioni in Siria. La coalizione diplomatica comprende, oltre al nostro Paese, anche Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e India. Dal lato di Putin, invece, sono schierati la Turchia e, naturalmente, l’Iran.

Il piano proposto dagli Usa prevede la salvaguardia dell’integrità territoriale siriana e una parziale autonomia per le minoranza etniche, a cominciare dai curdi. Bashar al-Assad dovrebbe restare in carica fino a nuove elezioni, per poi dimettersi. Il nodo cruciale di tutta la questione è che Putin vorrebbe allungare il brodo, mentre Trump gli mette fretta. Al Dipartimento di Stato, però, il Segretario Rex Tillerson e i suoi collaboratori si dicono fiduciosi di arrivare a un’intesa accettabile col Cremlino. Israele sta in campana. Non è stato invitato alla Conferenza sulla Siria, ma Netanyahu ha già espresso sia al Presidente della Russia che a quello degli Stati Uniti il suo autorevole punto di vista.

Il prossimo 22 gennaio, il vice di Trump, Mike Pence, nel suo viaggio a Gerusalemme incontrerà il premier Netanyahu e sarà latore di un suo messaggio rivolto alla Casa Bianca. Secondo “Debka”, l’attacco aereo israeliano dell’altra notte è un monito per tutti i protagonisti: a Washington e a Mosca perché non si dimentichino che Israele lotterà fino alla morte per la sua sicurezza. E a Teheran e agli ayatollah perché ci pensino quattro volte prima di mettere radici in Siria. Paese che potrebbero utilizzare come trampolino per sostenere Hezbollah in un eventuale attacco nel Libano e contro il Golan.

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