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domenica 8 Dicembre 2019

Controffensiva della Casa Bianca contro i nemici del ‘genio’

“Non sono intelligente, sono un genio”. Dopo che le sue capacità mentali sono state messe in discussione da ‘Fire and fury’, Trump contrattacca, e a colpi di tweet straripa dandosi del genio.
– Due senatori repubblicani chiedono la messa in Stato d’accusa dell’autore del dossier sul “Russiagate”, l’ex spia britannica Christopher Steele.
– E l’Fbi riapre i fascicoli sui Clinton.

È già cominciata la controffensiva a 360 gradi della Casa Bianca, ormai assediata dai nemici e dagli “amici”, come “Sloppy Steve”, cioè “Steve lo Sciatto”. Così verrebbe definito confidenzialmente dal clan dei Trump l’ex “chief strategist” del Presidente, Bannon. Una reazione che è cominciata per rispondere alle pepatissime rivelazioni del libro di Michael Wolff (“Fire and Fury at the White House”) e si è poi spostata su altri terreni, ben più insidiosi, come quello dell’inchiesta formale sul “Russiagate”. Due senatori repubblicani (Charles Grassley e Lindsay Graham) hanno chiesto di aprire un’inchiesta su Christopher Steele, l’ex spia inglese che ha fabbricato il dossier anti-Trump sui rapporti con Putin e l’ha poi passato all’Fbi. Chiara l’intenzione di dimostrare che le indagini finora condotte dal Federal Bureau sono basate su un papocchio di informazioni false.

La manovra a tenaglia della Casa Bianca si allarga anche ai Clinton, sia sull’affaire delle mail postate con leggerezza da Hillary mentre era Segretario di Stato, sia sul ruolo della sua Fondazione, dove sussurri e grida di “corruzione” si sono sempre intrecciati. Naturalmente, tanto per certificare la sua posizione “super partes”, l’Fbi ha ripreso a scavare sui due filoni d’inchiesta che erano già stati chiusi senza ulteriori danni per i Democratici. Per quanto riguarda il libro, invece, la temperatura comincia a salire, subito dopo la sua precipitosa diffusione, decisa a rotta di collo per evitare ipotetici sequestri preventivi. Deficiente, idiota e in preda a un comportamento infantile. Sarebbero queste le considerazioni più “dolci” riservate dai suoi principali collaboratori a Trump, che avrebbero questa non proprio edificante opinione del Presidente.

Lo scrive Michael Wolff nel suo libro “Fuoco e Furia” eccetera eccetera, diventato (e ti credo!) un best seller in poche ore. Wolff praticamente “asfalta” l’ex Palazzinaro, citando un sacco e una sporta di situazioni che definire “imbarazzanti” è dire poco. Secondo l’autore delle 320 pagine, che sembrano scritte intingendo il pennino nel curaro, Trump sarebbe un mezzo nevrotico malato di protagonismo, interessato solo a essere al centro dell’attenzione. E il Presidente come ha reagito? Beh, per ora ha mosso la cavalleria leggera, nell’attesa di passare alla bombarda. Dopo aver definito il volume “phony” (fasullo), giovedì scorso ha fatto spedire da uno dei suoi legali una lettera di 11 pagine all’editore, Henry Holt, avvertendolo che l’opera non solo cita falsità ma è anche diffamatoria. Aggiungendo la minaccia di richieste risarcitorie ultramilionarie.

Per niente impauriti (anzi…) gli stampatori del macigno a forma di libro hanno reagito anticipandone di alcuni giorni l’uscita. Secondo il New York Times, Trump è imbufalito per le pesanti affermazioni sul figlio, Donald Jr., che sarebbero state fatte da Steve Bannon l’ex adviser dimessosi (o, meglio, silurato) per clamorose divergenze. Il comportamento di Donald Jr. durante la campagna elettorale viene ritenuto “non patriottico, da tradimento”, per gli incontri avuti con i russi. Ce n’è anche per la figlia Ivanka, giudicata “stupida come un mattone”. Trump non mette in dubbio la veridicità delle parole di Bannon e replica accusandolo di essere “uscito di testa” e “di non avere avuto niente a che fare con lui o con la sua Presidenza”. Per la verità a tre quarti dell’America era sembrato il contrario…

In verità, Bannon, parlando in un radio show (Breibart News), ha ribadito la sua fedeltà all’ex “patron”, anche se Trump e soprattutto il figlio hanno dimostrato di non credergli. Sarah Huckabee Sanders, capo ufficio stampa della Casa Bianca, ha espresso un giudizio tranchant su Bannon: secondo lei dovrebbe essere cacciato dal “Breibart show” senza esitazioni. Il che dimostra come Trump, in questo momento, sia sul “vendicativo spinto”. Capita, specialmente a quelli che si sentono al centro dell’universo e invece sono solo “periferia”, come ha concluso un gruppo di psicologi e psichiatri che hanno perso un po’ di tempo ad analizzare il comportamento del Presidente.

Sempre il New York Times (che non perde occasione di rigirare l’ex Palazzinaro sulla graticola) ricorda come Bush-figlio risolse un analogo problema: disse ai suoi collaboratori di non calcare troppo la mano e di “perdonare” l’autore (Scott McClellan) delle clamorose rivelazioni sugli imbrogli, fabbricati a tavolino, dell’ultima Guerra del Golfo. Tutto questo per evitare guai peggiori. Ma, aggiunge il prestigioso quotidiano americano, “perdonare” non è nelle corde caratteriali di Donald Trump. Insomma, dopo lo scontro per le Presidenziali, adesso la gara tra i due schieramenti sembra basata sulla corsa a mettere più fango possibile nel ventilatore. Di questo passo, Oltreoceano finirà per saltare il banco. E alla fine il conto lo pagheremo tutti.

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