mercoledì 20 febbraio 2019

Niger ma non solo, Italia in Africa

30 milioni di euro per fermare i migranti al confine con la Libia. Ma solo fino a settembre.
– Missione Niger a regime, 470 uomini, 130 mezzi terrestri e due aerei.
– Presenza italiana anche in Mauritania oltre a Tunisia e Libia.
– Troppi impegni per pochi soldi.
– Mancano 491 milioni di euro.
– Quei mille militari italiani in Afghanistan?

Costerà poco più di trenta milioni di euro la missione militare italiana nel Sahel, scrive Carlo Lamia su il Manifesto che, stranamente sembra essere il solo quotidiano di carta nazionale ad occuparsi della missione italiana in Niger. Trenta milioni, ma solo per partire, mantenere in Niger fino al prossimo 30 settembre un primo contingente che, una volta a regime, prevede 470 uomini, 130 mezzi terrestri e due aerei.
Cifra e dettagli nella delibera inviata nei giorni scorsi dal governo al parlamento e che sarà discussa a partire da dopo Befana alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. Salvo sorprese la missione non dovrebbe incontrare ostacoli visto che oltre a Pd e Ap anche Forza Italia si è detta favorevole alla nuova impresa africana, come ha confermato lo stesso Silvio Berlusconi.

La versione politica ufficiale della missione è che l’impegno italiano sia stato richiesto lo scorso 1 novembre dal governo nigerino. «Per consolidare quel Paese, contrastare il traffico di esseri umani ed il terrorismo», a affermato Gentiloni. Interessi diversificati tra i vari partecipanti internazionali al ‘G5 Sahel’, ma questo accade sempre. ‘Obiettivi da conseguire’, quelli ufficiali, spiegati nella delibera.
«Addestrando la forze nigerine e in particolare esercito, gendarmeria nazionale, Guardia nazionale e forze speciali nelle attività di «contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza», ma anche nell’incrementare la sorveglianza delle frontiere e concorrere allo «sviluppo della componente aerea della Repubblica del Niger».

Scopo principale della missione -lettura italiana per tanto impegno sia umano che finanziario- sarà comunque quello di rendere sempre più difficile il passaggio delle carovane di migranti che cercano di arrivare in Europa, aiutando le forze nigerine a rafforzare ulteriormente la sorveglianza del confine con la Libia. Ma questo viene detto sottovoce.
L’arrivo dei militari italiani sarà scadenzato nel tempo. Al via libera dal parlamento, 120 uomini per il primo semestre, per arrivare a 470 entro la fine dell’anno. Dettagli su mezzi e rifornimenti: punto di imbarco e sbarco il porto di Cotonou, nel Benin, a più di mille chilometri di distanza dalla capitale del Niger Niamey, ma altre vie di comunicazione potranno passare anche dalla Nigeria.

L’Italia in Africa

A essere coinvolta sarà anche la Mauritania, altro Paese dell’area Sahel. Nostri addestratori al ‘Defense College della Nato’, mentre tra gli altri specialisti che saranno presenti in Niger figurano medici, personale del genio, una squadra addetta alle rilevazioni contro le minacce chimiche-biologiche-radiologiche-nucleari (Cbrn), un forza di protezione e una ‘unità di racconta informativa, sorveglianza e ricognizione’.
Gentiloni aveva parlato di attività di contrasto al terrorismo ma, data la forza del contingente, molti esperti ritengano che, a parte le attività di addestramento, i soldati italiani verranno utilizzati soprattutto per proteggere e gestire la base operativa che troverà posto probabilmente nell’aeroporto di Niamey. Impostata col primo invio la presenza militare italiana nel Paese, sarà il prossimo governo a decidere eventuali compiti operativi.

Una cosa è invece sicura, conclude Carlo Lamia: i finanziamenti per la missione ci sono solo fino a settembre, poi occorrerà trovare altri fondi. Lo spiega una circolare del ministero dell’Economia del 28 dicembre che avverte come i nuovi impegni che si aggiungono a quelli già in corso (oltre a Niger anche Tunisia e Libia, per complessivi 125 milioni di euro circa) fanno salire le spese per le missioni a 1.504 milioni di euro contro i 1.427 del 2017.
Spese che è possibile coprire per i primi nove mesi dell’anno dopo i quali, spiega il ministero di via Venti Settembre, serviranno «ulteriori 491 milioni di euro». Salvo, è la conclusione, drastici tagli al budget. O salvo e probabilmente, tagli ad altre missioni militari italiane all’estero sempre meno credibili, vedi -una per tutte- l’Afghanistan.

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