venerdì 26 aprile 2019

Arabia Saudita del campare gratis, arriva l’Iva ed è mezza rivolta

Proteste per l’introduzione dell’Iva, il Re saudita aumenta gli stipendi degli statali. L’imposta al 5%.
– Fino a pochi anni fa le tasse non esistevano nelle monarchie petrolifere e i cittadini disponevano di case, acqua, elettricità, benzina gratis o a prezzi bassissimi grazie ai sussidi statali.
– I governi saudita ed emiratino escludono per ora imposte sul reddito, da sempre pari a zero.
– Kuwait, Bahrein, Qatar e Oman hanno in programma di introdurre l’Iva a partire dal 2019 o 2020.

Sarà anche l’ultimo regno assolutista e medioevale al mondo quello del sovrano saudita ed emirati vassalli attorno, Stati pre Magna Charta che dal 1215 trasformò altrove i sudditi in cittadini, ma se eri arabo nativo e se non avevi idee balzane di protesta e di diritti, il Re, padrone di tutto, terra e sottoterra, inteso come petrolio e gas, ti concedeva di campare quasi gratis. Gratis e senza tasse.
Poi è arrivata la crisi anche per loro. Crollo del prezzo del petrolio, tema da riprendere, e quest’anno la novità sconvolgente: Emirati arabi uniti e Arabia Saudita sono i primi due Paesi del Golfo a imporre una tassa sui beni di consumo. Attenzione, non sul reddito, sia chiaro, ma solo sui consumi con percentuali che da noi farebbero tutti felici.

Introduzione dell’Iva al 5 per cento, -tassazione massima, per loro- che ha fatto aumentare benzina e altri beni di prima necessità. E subito ci sono stati disordini, con alcuni distributori bruciati nell’Est del Paese, dove vive la minoranza sciita. Da quelle parti il petrolio ce l’hanno sotto i piedi, e girano le scatole a doverlo pagare.
Ed ecco che il saggio vecchio Re Salman -racconto con toni da favola-, per farsi perdonare dai sudditi scontenti, decide un aumento di stipendio a tutti gli impiegati statali, praticamente a mezzo Paese. 1000 riyal in più al mese, circa 270 dollari. Re Salman ha deciso anche una compensazione di 5000 riyal per i militari impegnati nella guerra allo Yemen e aiuti ai pensionati.

La correzione di rotta a per il timore che le riforme economiche introdotte per ridurre il deficit di bilancio, che nei due anni scorsi ha superato il 15 per cento del Pil, facciano esplodere la rabbia di una popolazione abituata da decenni ad avere quasi tutto gratis. Fino a pochi anni fa le tasse non esistevano nelle monarchie petrolifere e i cittadini disponevano di case, acqua, elettricità, benzina gratis o a prezzi bassissimi grazie ai sussidi statali.
Dopo il crollo delle quotazioni del greggio nel 2014 una serie di manovre hanno eliminato parte dei sussidi e dei prezzi calmierati. La “correzione” di Re Salman avrà un costo per la casse dello Stato di 23 miliardi di riyal, poco più di sei miliardi di dollari, a fronte di un deficit che nel 2015 toccò i 97 miliardi su un Pil di 610 miliardi.

I governi saudita ed emiratino escludono per ora imposte sul reddito, da sempre pari a zero. Kuwait, Bahrein, Qatar e Oman hanno in programma di introdurre l’Iva, a partire dal 2019 o 2020.

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