Privacy Policy Mosca, 'Criptorublo' anti sanzioni -
mercoledì 22 Gennaio 2020

Mosca, ‘Criptorublo’ anti sanzioni

Una ‘criptovaluta’ garantita e controllata dallo Stato, che aiuti Mosca ad aggirare le sanzioni occidentali e attrarre investimenti dall’estero per rilanciare l’economia russa, scrive il Financial Times.
– Mosca progetta la nascita di una moneta tracciabile solo dal Cremlino.
– Il timore della Bce: le valute virtuali creano pericolose piramidi finanziarie

Criptorublo, versione russa del Bitcoin

Al momento, soltanto un progetto, qualcosa a mezzo tra ipotesi economica e campagna elettorale, perché certe furberie per attirare attenzioni e consensi sono tentazione planetaria. A caldeggiare la nascita del «criptorublo» sarebbe il consigliere economico di Putin, Sergey Glazev: «Potremo regolare i conti con le nostre controparti in tutto il mondo senza curarci delle sanzioni».
Per far finta di capirci qualcosa, parliamo di una specie di rublo alternativo, che sfugga ai normali controlli bancari e finanziari esterni, soldi senza banconote e senza padroni identificabili, utili per la mafia, ma anche per gli Stati sottoposti a sanzioni economico finanziarie da parte di altri Stati.
Sempre che nel mondo ci sia qualcuno che accetti in pagamento il ‘criptorublo’ (o il Bitcoin), al posto delle striscianti banconote o accredito bancario col timbro della banca nazionale russa.

Le monete virtuali

L’interesse strategico di Putin per le monete virtuali. La vicegovernatrice della Banca centrale russa Olga Skorobogatova non esclude il lancio di una criptovaluta sovrannazionale dei Paesi Brics -Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica- o dell’Unione economica eurasiatica, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia. Alternativa al sistema monetario internazionale, regolato dall’occidente.
Per il momento la Banca centrale di Mosca mette le mani avanti: le monete elettroniche – sostiene – «mostrano tutti i segni di una pericolosa piramide finanziaria», una potenziale trappola per i piccoli investitori. E a Mosca si ragiona quindi sui paletti legali da imporre a questo mercato così volatile.

Paesi in castigo nel mondo

La Russia non è comunque l’unico Paese a voler sfruttare le monete virtuali. La Corea del Nord ne starebbe facendo incetta per spenderle nel mercato nero e aggirare le sanzioni. Il controverso presidente bielorusso Lukashenko promette generosi incentivi a chi aiuterà Minsk a diventare un hub delle criptovalute. E il Venezuela – in ginocchio per il crollo del greggio – vuole lanciare una propria criptomoneta, il petro, per risollevare le sorti della sua economia.
“Se davvero una nazione volesse sottomettere il mondo con l’intelligenza artificiale, per prima cosa inventerebbe il proprio bitcoin”, ha detto Maksim Oreskin, ministro dello sviluppo economico russo durante il festival della gioventù a Soci.

Oltre l’FMI

Le criptovalute in circolazione nel mondo sono più di 1.100 e in totale hanno una capitalizzazione di più di centosettantadue miliardi di dollari. Il 54 per cento è rappresentato dai bitcoin. Secondo l’istituto svizzero Ubs, in un report che arriva dopo la rivelazione del governo russo, l’esplosione della valuta digitale potrebbe portare benefici nel settore finanziario, ma c’è il rischio di bolle speculative.
Sul caso russo Ubs ha però avanzato dei dubbi sul fatto che i criptorubli possano effettivamente diventare delle valute utilizzate, ma ha scritto nel report che entro il 2027, l’utilizzo della moneta digitale potrebbe portare a un incremento del Pil globale di circa trecento miliardi di dollari al mese. Chi metterà le mani su questo tesoro, governerà il mondo. O almeno ci avrà provato. Ecco spiegata la nascita del criptorublo.

Potrebbe piacerti anche