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venerdì 20 Settembre 2019

Corea, provocazioni olimpiche, vince il Kim

Kim di Capodanno: “Dialogo con Seul, ma gli Usa sappiano che il pulsante nucleare è qui sul mio tavolo”.
– E Seul in ansia olimpica accetta la proposta di Kim: “Pronti ad ammettere atleti della Nord Corea”.
– L’olimpiade del possibile dialogo.

Corea del Nord, il discorso di Kim, come dal Quirinale il nostro presidente Mattarella o come un tweet di Trump.
«Dialogo con Seul, ma gli Usa sappiano che il pulsante nucleare è qui sul mio tavolo»

L’ipotesi della tregua olimpica affacciata da Kim Jong-un viene raccolta dall’altra parte del trentottesimo parallelo, ognuno a rincorrere il proprio tornaconto politico. La Corea del Sud e le sue traballanti e costosissime olimpiadi invernali. Seul incassa l’apertura di Pyongyang sulla presenza atleti provenienti dal Nord alle olimpiadi invernali di Pyeongchang e rilancia. Il presidente Moon Jae-in invita i ministeri dell’Unificazione e dello Sport “a dare rapidamente seguito a misure per riavviare un dialogo Nord-Sud” sulla partecipazione della delegazione.
E Seul suggerisce anche una data – il 9 gennaio – per un “incontro al vertice” che possa trovare una soluzione diplomatica. Ovviamente Moon, per non scontentare troppo gli ingombrati tutori statunitensi, rileva che il “miglioramento dei rapporti non può essere separato” dal nodo nucleare.
Ma intanto facciamo questa benedette olimpiadi invernali.

La diplomazia olimpica deve ora mettersi al lavoro. Alle gare in programma a Pyeongchang tra il 9 e il 25 febbraio alla fine potrebbero arrivare solo due atleti nordcoreani. Si tratta di Ryom Tae-Ok e Kim Ju-Sik: un mese fa si sono aggiudicati il pass per le gare a cinque cerchi nel pattinaggio artistico su ghiaccio.
Il regime di Pyongyang non ha però avviato le pratiche per il rilascio dei documenti che permettano loro di varcare il confine tra le Coree. E ora, dopo la scadenza dei termini, si tratta di aprire una finestra ad hoc.
In attesa di verifiche ulteriori, o di altrettanto possibili clamorose smentite, per ora la celebrazione politico giornalistica forzata dello sport come ambasciatore di pasce. Dimenticandoci delle molte guerre avviate in uno stadio. Ma siamo ancora all’avvio di nuovo anno e di ottimismo augurale obbligatorio.

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