domenica 23 settembre 2018

Piccola fiammiferaia e fiabe alibi

Una fiaba che arriva con il vento del nord e sa di neve e freddo. Quando Hans Christian Andersen l’ha scritta a Copenaghen, metà 1800, la vita era decisamente più dura e non solo in Danimarca.
– Nel racconto di capodanno, Gatto randagio non ci fa sconti e, a rischio di rimorsi pre veglione, ci ricorda le tante/i tanti, troppi piccoli e vecchi fiammiferai che vivono ai margini della nostra abbondanza.
– Non è argomento da ‘premio letture’, ma Francesca de Carolis, il remare contro lo ha dentro per natura.

E che storia raccontare, oggi che anche il Natale è passato, e ci siamo tutti un po’ commossi e tutte le preghiere sono state recitate e magari abbiamo detto che sì, cercheremo di essere un po’ più buoni…. ora che siamo qui ad aspettare che giunga l’anno nuovo…
Ci ha pensato Gatto randagio, a suggerirmi una fiaba che arriva con il vento del nord e sa di neve e freddo e buio, e nella notte s’accende, a tratti, di desideri…
“C’era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio. Era la sera dell’ultimo dell’anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza e a capo scoperto, camminava per la strada…”.
È la bambina dei fiammiferi, storia del nostro egoismo, che ci rende ciechi a quello che non vogliamo vedere, sordi alle domande che non vogliamo sentire, e fa il mondo un po’ più crudele… Andersen la scrisse nel 1848. Per essere precisi, quello fu l’anno della sua prima pubblicazione, centosettant’anni fa… ma, guardatevi intorno…, è ancora storia d’oggi…

“Sai – mi diceva giusto ieri Vittorio, Vittorio da Rios, che a tratti mi regala le sue parole e mi affascina di questioni fra la filosofia e la storia e la morale, e interrogandosi m’interroga su quel legno storto di cui è fatto l’uomo’…- sai, nei pressi dell’ospedale di Treviso, ho visto l’altra mattina una figura rannicchiata, accartocciata nei panni…”. Di quelle, per intenderci, che per un malinteso senso del “decoro” qualcuno vorrebbe allontanare dai centri lustri delle città…
“Era ancora lì, nel gelo, quando sono ripassato due ore dopo. Mi sono avvicinato, era una donna, 50, 60 anni… Veniva da Mestre, mi ha detto. Le ho chiesto se potevo fare qualcosa per lei… si è ricoperta il capo con il giubbotto e si è rannicchiata ancor di più su se stessa come a voler scomparire, rendersi invisibile… E’ passato nel frattempo un signore distinto nel vestire e gli ho indicato la creatura per cercare aiuto nel portarla via da lì. Neanche mi ha risposto…e ha tirato dritto, ancor più speditamente”. Nel cuore del ricco e frenetico nord est..
Troppo spesso sembra siano proprio invisibili, mucchi di pochi stracci abbandonati sui bordi delle strade… più di cinquantamila, dice l’ultima statistica, i senzacasa… Ombre sui muri, a far da sfondo al passeggio affrettato e indifferente dei più…

Come la bambina dei fiammiferi, che nel racconto di Andersen… camminava scalza… teneva in mano un mazzetto di fiammiferi… ma per tutto il giorno non era riuscita a venderne neppure uno… “Volete dei fiammiferi? Vi prego comprate i miei fiammiferi…”. “Ha bisogno di fiammiferi, signore?”. Nessuno le aveva dato neppure una monetina…
Né monetine, né l’attenzione di un minuto…
Ricordo che ai tempi ‘storici’ del tg, quell’eccellente cronista che fu Paolo Frajese realizzò un servizio per Tv7… travestito da barbone si mise a chiedere l’elemosina in una delle ricche vie del centro di Roma. Per registrare dal punto di vista di chi chiede l’elemosina… “Tutto il giorno seduto in strada… -ci confidò poi – sì qualche soldo, ma molta molta indifferenza. Ma, sapete? La gioia che mi ha dato, a fine giornata, lo sguardo di un ragazzo che si è posato su di me e mi ha sorriso…
Ma dalle strade delle nostre città affamate di “decoro” sembra salire un coro nero… “Muri, muri, sempre più alti… Pareti, pareti… sempre più spesse, dietro cui custodire ogni prezioso bene… e che intorno sia tutto un nitido nulla…”

Citando Ernesto Balducci, sempre Vittorio Da Rios ricorda che “le tragedie e i genocidi verificatosi nel secolo breve con drammatiche appendici in questo inizio di secolo del terzo millennio sono figlie di un deleterio pensiero filosofico debole, che ha visto nell’altro un nemico, un problema, spesso un fastidio da eliminare”. E spesso cita, Vittorio, la storia del popolo rom come “paradigma filosofico-culturale costruito in secoli di esclusione e di intolleranza, che può sfociare in razzismo e violenza”. E anch’io sono convinta, con lui, che questo paradigma filosofico-culturale non riguardi solo “gli zingari”, ma allarga la sua ombra cupa su tutti coloro che il nostro sistema ha respinto ai margini della società, e lì vogliamo che restino… Come la bambina dei fiammiferi…
“Era l’ultima sera dell’anno… Ma senza aver venduto neppure un fiammifero non osava tornare a casa… il padre l’avrebbe picchiata… e poi a casa sua faceva freddo come in strada… Ha le manine congelate dal freddo. Forse un fiammifero le può servire…”
Il resto lo conoscete. La bambina ad uno ad uno accende i suoi fiammiferi… Ai bambini basta davvero poco, per accendere la fantasia… la piccola credette di avere in mano una candela, e poi di essere seduta davanti a una stufa… poi vide una tavola imbandita e un’oca arrosto saltare giù dal vassoio e muoversi verso di lei, già con la forchetta e il coltello infilzati nel collo…

E chissà che sogni aveva Marian, giovane rom morto la mattina del 19 dicembre a Giogoli, in un edificio sul confine fra Firenze e Scandicci. Morto arso vivo, mentre la sua famiglia e tutte le 150 persone della comunità rom che lì abitavano sono rimaste senza un tetto. Vi risparmio la penosa vicenda che è seguita… il canovaccio di sempre… La proposta ricevuta dalle famiglie, che sono state allontanate dall’oratorio della Chiesa dove la prima sera pure erano state accolte, è stata la separazione delle donne e dei bambini dagli uomini, per andare nelle strutture della Caritas…E chissà perché sembra che il restare uniti sia ostativo…
Marcello Zuinisi, che dell’Associazione Nazione Rom è rappresentante legale, e ostinatamente combatte contro l’indecenza di questa come di altre vicende, ci ricorda che “molti anni fa, in Palestina, un’altra famiglia scappò da chi voleva dividerli… Maria e Giuseppe, che avevano trovato rifugio in una grotta dove nacque loro figlio, un bambino di nome Gesù”.

Lo confesso, ho rubato a uno zingaro un fiammifero… ché anch’io ho un desiderio per l’anno nuovo… un po’ di cose da mandare in fumo… L’elenco in realtà sarebbe lungo e (per ora) ve lo risparmio. Ma più di tutto vorrei che scomparisse, sprofondata nel più profondo degli inferni, la parola “decoro”… Che non capisco più…
Mi avevano insegnato fosse cosa buona, qualità dei nostri pensieri e gesti. E’ diventata spada da brandire contro la povertà di questi tempi bui. Disperanti…
Eppure Gatto randagio sa che, come insegnano le fiabe, se sopravvive anche una sola persona che ancora spera l’insperabile anche il sortilegio della parete più alta può andare in frantumi… La piccola fiammiferaia alla fine muore, ed è morte, fisica e non solo, di chi nella vita fallisce… ma c’è anche una lettura esoterica, ché la sua morte è intesa come passaggio per rialzarsi e risorgere alla vita… Che è quello che per tutti, davvero, vorremmo…

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