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venerdì 6 Dicembre 2019

Iran, piazza pro e contro in casa e i veri nemici fuori

Si muove l’Iran. Dopo le proteste di piazza contro il carovita e gli arresti, oggi i pro-regime
– Slogan contro il presidente Rohani e il clero.
– Trump chiede il rispetto dei diritti umani e tratta con Israele e Arabia Saudita su un piano strategico anti iraniano.
– Strategie e presunti segreti svelati.

Un regime teocratico autoritario ma con le sue forme di protesta. Ieri e per il secondo giorno consecutivo, piazze contro il governo. Oggi in strada i pro regime. Migliaia di persone per le strade di Teheran e nelle altre grandi città per chiedere al governo del presidente Hassan Rouhani riforme economiche. Manifestazioni contro, ma oltre a ciò che appare. Proteste contro le rigidità religiose del regime ad esempio, e per la libertà dei prigionieri politici. Altro aspetto ‘rivoluzionario’, l’origine della mobilitazione via ‘social network’. Internet contro Ayatollah.

Tra gli slogan più scanditi quelli contro il clero sciita, accusato di condurre una vita agiata rispetto ai problemi reali della gente comune. «La nazione mendica, mentre il clero vive come Dio», uno degli slogan più efficaci. Scritte anche contro le spese del regime per le azioni politico militari in corso in alcuni Paesi della regione mentre la popolazione attraversa difficoltà economiche: «Nè Gaza nè Libano, la mia vita sacrifico per l’Iran». Centinaia di persone hanno addirittura manifestato nella città santa del canto di Qom, secondo le agenzia stampa internazionali .

La risposta del regime scelta dal presidente Rouhani, il moderato, è nella contromanifestazione di oggi. Decine di migliaia di sostenitori del regime sono sfilati a Teheran e in altre città, documentate con grande risalto dalla tv di Stato. Non sono comunque mancati gli arresti della polizia in casa e chi, dall’estero, ha speculato sulla difficoltà dell’avversario. Stile Donald Trump, per ora a colpi di twitter: «Arrivano notizie di proteste pacifiche da parte di cittadini iraniani stufi della corruzione del regime e dello sperpero della ricchezza della nazione per finanziare il terrorismo».

Decisamente più minacciosi i piani di Usa e Israele per contrastare la penetrazione dell’Iran in Medio Oriente. Una vittoria militare, quella ottenuta in Siria, che potrebbe trasformarsi in un boomerang esplosivo più o meno spontaneo. Troppe spese militari, mentre la disoccupazione è ancora al 12,4 % con un aumento di 1,4 punti nell’ultimo anno. Circa 3,2 milioni di persone sono senza lavoro, su una popolazione di 80 milioni. Promesse di aperture sul terreno dei diritti civili e un deciso impulso alla crescita economica del presidente Rohani non mantenute.

A crescere solo le spese militari. Nel biennio 2016-2017 il settore della difesa è cresciuto del 45%. A ciò si aggiungono i finanziamenti -circa 600 milioni di dollari- a Hezbollah, Hamas e agli Houthi yemeniti. Mentre i successi militari dei Pasdaran hanno cementato il fronte sunnita e avvicinato Riyadh a Gerusalemme. Un patto a tre con Washington. Il 12 dicembre in un incontro segreto tra funzionari israeliani e americani alla Casa Bianca, alla presenza del consigliere per la Sicurezza nazionale Mcmaster, la strategia anti iraniana concordata. A scriverlo il sito Axios.

Prima mossa, la cancellazione da parte americana dello storico accordo sul nucleare firmato con Teheran nel 2015 da Obama. Il presidente americano potrebbe agire ancora una volta contro le indicazioni dei suoi più stretti collaboratori. Lo Stato ebraico, per analisti e fonti diplomatiche, non può assistere passivamente al continuo riarmo, via Teheran, di Hezbollah. Secondo un recente rapporto dell’intelligence militare di Gerusalemme, attualmente Hezbollah disporrebbe di oltre 100mila missili, rispetto ai circa 12mila che aveva prima della guerra dell’estate 2006.

«L’espansionismo iraniano rappresenta il pericolo maggiore per la stabilità e la sicurezza della regione», dichiara il ministro dell’Energia Yuval Steinitz, tra i più vicini al premier Netanyahu. Gli Stati Uniti l’hanno compreso, l’Europa ancora no”. Di certo, del probabile piano strategico anti-iraniano che Stati Uniti e Israele avrebbero definito, lo Stato ebraico informerà il suo nuovo alleato saudita. In questa direzione va letta l’intervista concessa a inizi di novembre dal Capo di Stato Maggiore delle Idf -le Forze di difesa israeliane-, al giornale saudita “Elaph”.

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