Bambini e guerre, 2017 anno nero

Cosa succede a un bambino coinvolto in una guerra?
Chi si deve occupare di loro? Quali diritti vengono loro negati?
Il diritto internazionale e il senso di umanità dovrebbero prevedere la tutela di queste vittime, anche nei conflitti armati più cruenti. Ma invece di essere protetti, i bambini sono diventati gli obiettivi principali dei conflitti mondiali.

L’Unicef e le mostruosità denunciate

Uccisi, vittime di stupri, rapiti, venduti, mutilati e reclutati per combattere, usati come scudi umani e lasciati a morire di fame.
Il 2017 è stato un anno terribile per i bambini coinvolti nei conflitti armati. Lo dice l’ultimo rapporto Unicef secondo cui, in questo momento, nessun luogo è sicuro per loro: le parti in guerra hanno palesemente ignorato le leggi internazionali per la protezione dei più vulnerabili.
Il 2016 è stato l’anno atroce per i bimbi siriani, mai così tanti morti: almeno in 652 hanno perso la vita nei massacri, oltre 2 milioni hanno dovuto lasciare il Paese.

Bambini bersaglio o strumento di guerra

«I bambini sono stati obiettivi e sono stati esposti ad attacchi e violenze brutali nelle loro case, scuole e parchi giochi» ha dichiarato Manuel Fontaine, direttore dei Programmi di emergenza dell’Unicef. Attacchi che continuano ogni anno. Ma -ha detto Fontaine-, «non possiamo diventare insensibili. Violenze di questo tipo non possono rappresentare una nuova normalità».
Secondo il rapporto 2017 di Unicef nei conflitti attuali i bambini sono diventati obiettivi in prima linea utilizzati come scudi umani, uccisi, mutilati e reclutati per combattere: stupro, matrimonio forzato, rapimento e riduzione in schiavitù sono diventate tattiche normali nei conflitti in Iraq, Siria, Yemen, Sud Sudan e Myanmar.

Se non è guerra è fame e malattia

Oltre alle conseguenze dirette dei conflitti, milioni di bambini soffrono di quelle indirette ma non meno gravi: malnutrizione, malattie e traumi visto che accesso a cibo, acqua e servizi igienici e sanitari vengono loro negati, danneggiati o distrutti durante i combattimenti.
«La maggior parte dei bambini in zone di guerra è a rischio per malattie come morbillo, rosolia, tetano o polmonite … Patologie prevedibili o curabili che per assenza di vaccini e cure diventano malattie mortali». L’Unicef è tornata a chiedere a tutte le parti in conflitto di rispettare gli obblighi del diritto internazionale per porre subito fine alle violazioni contro i bambini e all’utilizzo delle infrastrutture civili come scuole e ospedali.

Tags: bambini Unicef
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