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venerdì 6 Dicembre 2019

Guatemala del presidente comico con Trump su Gerusalemme

Il Guatemala trasferirà la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme diventando il primo Paese a seguire gli Usa dopo l’annuncio di Trump. Lo ha annunciato il presidente, Jimmy Morales, l’ex comico dei ‘Moralejas’ inquisito per corruzione e con un Paese in rivolta.

Asse Trump Netanyahu

Gara tra giganti, per dimensione o autorevolezza politica e morale. O se volete, i primo e molto modesti effetti della campagna acquisti di Stati Uniti e Israele per Gerusalemme capitale. Il Guatemala primo nel mondo a seguire Trump, e a guadagnarsi anche le nostre attenzioni. Guatemale, uno dei sette stati Onu che hanno votato con Usa e Israele su Gerusalemme. Dalla Micronesia all’Isola di Nauru, appena più grande della Città Stato del Vaticano e di Montecarlo, lo Stato del principe,m della gara di formula Uno, degli italiani evasori fiscali e del Casinò. Guatemala latino americano che scopriamo ricco di sorprese e curiosità politiche che aiutano in parte a capire l’originalità di quella provocazione politica.

Ex comico ed inquisito

Era metà settembre quando il parlamento guatemalteco ha votato per mantenere l’immunità di Jimmy Morales, ex comico televisivo eletto presidente nel 2015. Il voto era stato richiesto dal procuratore generale del Guatemala e dal capo di un’importante commissione anticorruzione delle Nazioni Unite che si trova nel paese e che sta indagando sui finanziamenti illegali ricevuti da Morales, dal suo partito e da altre due formazioni politiche. Visto l’alto numero di parlamentari coinvolti nel caso, ha scritto il New York Times, il voto per preservare l’immunità di Morales sembra un modo che hanno i politici delle varie formazioni di mostrare un fronte unito contro le indagini che li riguardano.

Il presidente Jimmy Morales

‘Ni corrupto, ni ladrón’

Pensare e per vincere le elezioni solo 2 anni fa, Morales (anche il nome ha qualcosa di beffardo), aveva promesso, “né un corrotto né un ladro”, dopo aver scatenato la piazza con la sua formazione patriottica di destra contro il predecessore, Otto Pérez Molina, anche lui indagato per corruzione e finanziamenti illeciti. Un vizio di ruolo, a quanto sembra. Ad aiutare a capire il voto ‘contro l’Onu’. proprio l’indagine. La commissione anticorruzione fu creata nel dicembre 2006 da un accordo firmato tra governo e Nazioni Unite. Un organo indipendente, il cui compito era indagare sui crimini commessi da pezzi delle forze di sicurezza illegali e degli apparati clandestini dello Stato, in Guatemala frequentissimi e impuniti.

Anche lì, ‘voto di scambio’

«La crisi divampa in Guatemala su corruzione e crimine organizzato» titolava già questa estate il britannico The Guardian. Una profonda crisi politica dopo che il presidente ha dichiarato il capo anti-corruzione appoggiato dalle Nazioni Unite ‘persona non grata’, salvo avere l’ordine di espulsione bloccato poche ore dopo dalla corte costituzionale. Morales come il suo collega Usa col vizio del Twitt, dà in quel modo l’annuncio al Paese. Dati di fatto, 800mila dollari non spiegati di finanziamento alla sua campagna elettorale. Il diffuso viziaccio dei partiti politici che accettano denaro da gruppi di criminalità organizzata e potenti leader economici in cambio di contratti pubblici, tangenti e protezione dalla legge.

36 anni di guerra civile e 200mila uccisi

Morales era andato a New York per persuadere il segretario generale delle Nazioni Unite a licenziare l’inquisitore Velásquez. Rischio di arresto per lui, invece, e scontro istituzionale quasi di modello venezuelano, con sospetto disinteresse mediatico occidentale. «C’è un forte rischio che Morales e la sua cerchia di vecchia guardia militare possano ordinare lo stato d’assedio per fermare il processo giudiziario”, aveva detto al Guardian la direttrice della Piattaforma internazionale contro l’impunità. Il partito di Morales, Fronte di convergenza nazionale (Fcn) è formato da un gruppo di militari sospettati di gravi violazioni dei diritti umani durante i 36 anni di guerra civile in cui sono state uccise 200.000 persone, principalmente civili indigeni.

IL PRESIDENTE COMICO

 

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