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venerdì 13 Dicembre 2019

Nauru, l’isola della Micronesia che vuole Gerusalemme capitale

Repubblica di Nauru, isola della Micronesia nel Pacifico centrale, poco più di 11mila abitanti, su 21 km quadrati di Stato sovrano. Il terzo stato più piccolo dopo Città del Vaticano e Monaco, ma senza papi o principi.
– Uno dei sette Stati Onu che hanno votato con Usa e Israele su Gerusalemme.
– Il Paradiso perduto diventato una prigione per i rifugiati bambini.
– Dal 2012 l’Australia, ha aperto sull’isola-Stato nel Pacifico una centro di accoglienza.
– Mentre l’isola sprofonda nell’Oceano.

L’isola di Peter Pan

Su Gerusalemme, Donald Trump subisce la sua prima, pesantissima sconfitta internazionale.
Contro la risoluzione Usa -nonostante la minaccia di rappresaglia- si sono espressi in 128 Paesi, mentre solo 9 hanno votato a favore.
Tra loro, ovviamente, Israele e Stati Uniti, assieme a Togo, Micronesia, Honduras, Palau, Guatemala, Isole Marshall. E Nauru.

Curiosità Nauru, l’isola che non c’è (o quasi)
Nauru, ufficialmente Repubblica di Nauru, paese insulare della Micronesia nel Pacifico centrale, a nord delle Isole Salomone, a est-nordest della Papua Nuova Guinea , a sud-est della Micronesia e a sud delle Isole Marshall. Con 11.347 residenti in un’area di 21 km quadrati, Nauru è lo stato più piccolo del Pacifico meridionale e il terzo stato più piccolo al mondo dopo Città del Vaticano e Monaco.

Poi scopri che è isola prigione
In questo francobollo di terra emersa nell’immensità del Pacifico, circa 1.200 uomini, donne e bambini (il 18% del totale) che hanno cercato rifugio in Australia e sono stati forzatamente trasferiti nella sperduta isola Stato di Nauru nel Pacifico dove -denunciava nel 2016 il Corriere della Sera– subiscono gravi abusi, trattamenti inumani e abbandono. Lo denunciano Human Rights Watch e Amnesty International. Quel che è peggio, denuncia il «Guardian» in una sua inchiesta, il fallimento del governo australiano nell’affrontare questi gravi abusi appare una politica deliberata per scoraggiare l’arrivo di ulteriori richiedenti asilo via mare.

I detenuti bambini di Nauru

Rifugiati e richiedenti asilo a Nauru, la maggior parte dei quali detenuti per tre anni, vengono abitualmente trascurati dagli operatori sanitari e altri fornitori di servizi assunti dal governo australiano, subendo anche frequenti attacchi impuniti da parte degli isolani. «La politica dell’Australia di esiliare i richiedenti asilo che arrivano via mare è crudele fino all’eccesso», ha dichiarato Anna Neistat, direttrice della Ricerca di Amnesty International, che ha condotto l’indagine sull’isola per l’organizzazione. «Pochi altri Paesi fanno così tanti sforzi nell’infliggere deliberatamente sofferenza a persone in cerca di sicurezza e libertà».

Violazioni e disumanità

L’Australia condivide la responsabilità con Nauru per le violazioni dei diritti umani commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo. Coloro i quali sono riconosciuti come rifugiati dai governi di Australia e Nauru sono generalmente alloggiati in campi aperti o in altre abitazioni in tutta l’isola. Alle famiglie sono assegnate unità prefabbricate o container convertiti e gli uomini soli sono collocati in stanze con spazio solo per un letto e una piccola mensola. Circa un terzo dei 1.200 rifugiati e richiedenti asilo a Nauru restano nelle tende. Dopo numerose denunce, da ottobre 2015, Nauru ha permesso ai richiedenti asilo maggiore libertà di movimento per l’isola.

Accesso all’isola

Australia e Nauru impongono una rigorosa segretezza sul trattamento dei richiedenti asilo a Nauru e rifiutano la maggior parte delle richieste di visita da parte di giornalisti o ricercatori. Tuttavia, un ricercatore di Amnesty International e uno di Human Rights Watch sono stati in grado di entrare legalmente a Nauru e di rimanervi per un totale di 12 giorni nel mese di luglio 2016. Hanno intervistato 84 rifugiati e richiedenti asilo da Iran, Iraq, Pakistan, Somalia, Bangladesh, Kuwait e Afghanistan, inclusi apolidi curdi che vivevano in Iran o in Iraq. Ventinove erano donne. Cinque erano ragazze e quattro erano ragazzi.

Australia paga, Nauru incassa

L’interno dell’isola, devastato da 40 anni di estrazione mineraria di fosfato, è per lo più inabitabile e incoltivabile. Le opportunità di lavoro sono scarse e i servizi di base, come la sanità e l’istruzione, sono in gran parte inadeguati. L’Australia ha trasferito forzatamente famiglie con bambini, minori non accompagnati e singoli uomini e donne a Nauru da settembre 2012. Il governo australiano ha speso 415 milioni di dollari australiani (300 milioni di euro) per le operazioni a Nauru nel corso del 2015, quasi 350 mila dollari per ogni persona tenuta sull’isola durante quel solo anno. Una sproporzione assoluta con le condizioni dei rifugiati prigionieri.

L’isola destinata a morire

Per Nauru l’inizio della fine è stato segnato dallo sfruttamento sconsiderato delle miniere di fosfati. Boom economico, miglior tenore di vita, gente dell’isola ‘occidentalizzata’ nel peggiore dei modi, sino a una vera e propria crisi sanitaria, obesità e diabete dilaganti. A giacimenti esauriti l’economia è crollata. Sfruttamento naturalistico è stato talmente incontrollato da aver reso sterile l’isola un tempo era florida. Ora la minaccia della possibile sommersione dell’isola per all’innalzamento del livello del mare. Isola piatta col picco più elevato di 61 metri.  l’Onu ha proposto di trasferire tutti gli abitanti altrove, per sottrarli ad un destino triste e pressoché scontato.

Tutti negli Stati Uniti o a Gerusalemme?

 

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