Le folle scese in strada negli ultimi mesi, manifestazioni contrapposte, lo avevano anticipato. La Catalogna è una terra spaccata a metà.
Gli indipendentisti conquistano la maggioranza assoluta in parlamento (70 seggi), non raggiungono il 50% dei voti (47,5%), ma la sfida a Madrid resterà intatta, con tutte le conseguenze ancora non chiare, ma che fanno già tremare la Spagna. Gli avversari del separatismo si fermano a 52 seggi (43,4% dei voti). Il resto, va ai «Comuns» della sindaca di Barcellona Ada Colau (8 seggi).
La fuga di tremila aziende, i dati sempre peggiori dell’economia, l’opposizione dura dell’Ue a qualsiasi ipotesi di separazione non hanno fatto cambiare idea ai tanti catalani che sognano un nuovo Stato, anche sapendo che la strada per realizzarlo è in salita. Puigdemont e soci hanno riportato alle urne, stavolta senza polizia a caricare, praticamente tutti gli elettori del referendum proibito del primo ottobre.
Il blocco indipendentista fa festa, ma è attento a non pronunciare parole troppo avventate. «Ora avanti con la repubblica», si ripete nelle sedi dei partiti, ma senza entrare in dettagli. Per il momento dovranno fare un governo, superando molte difficoltà politiche tra di loro, ma anche giudiziarie, visto che tre neodeputati decisivi per la maggioranza sono in carcere e altri all’estero, a cominciare da Puigdemont.
Problemi politici interni. Per la maggioranza assoluta serviranno ancora una volta i voti della Cup, l’ultra sinistra che chiede di andare avanti nella rottura unilaterale con Madrid. Rischio bis del già visto. Una posizione diversa da quelli degli alleati, diventati più prudenti dopo gli effetti della dichiarazione di indipendenza di fine ottobre. Nello schieramento separatista sorpresa Puigdemont, che batte Esquerra Republicana di Oriol Junqueras, in carcere.
Tra gli unionisti, festaggiano i centristi di Ciudadanos, che sono il primo partito di Catalogna, superando le due liste indipendentiste. Lo sconfitto certo è Mariano Rajoy. Il suo Partito Popolare arriva ultimo e praticamente scompare dalle mappe politiche catalane. Inés Arrimadas è sicuramente la vincitrice di queste elezioni. Nella battaglia più dura, questa andalusa di 36 anni, è riuscita a portare Ciudadanos a essere il primo partito della Catalogna, un successo costruito in due anni di sfide parlamentari contro l’avventura indipendentista.
Paradossalmente Arrimadas deve ringraziare Puigdemont, la cui rimonta sui soci di Esquerra ha consentito a Ciudadanos di risultare la lista più votata. La giovane andalusa guiderà il primo gruppo nel parlamento di Barcellona, cuore della rivolta di questi anni nonostante una legge elettorale catalana che premia le zone meno popolose, dove i nazionalisti sono praticamente monopolisti. Altro effetto della vittoria di Ciudadanos è il crollo clamoroso del Partito popolare.