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giovedì 12 Dicembre 2019

Gerusalemme, l’Onu contro Trump

Nettissima maggioranza dell’Assemblea Onu contro lo strappo voluto dal presidente Usa Trump, che il 6 dicembre ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele.
La risoluzione è passata con 128 voti a favore, 9 contro e 25 astensioni, nonostante la minaccia di ritorsioni Usa.

Il mondo contro

Su Gerusalemme, Donald Trump subisce la sua prima, pesantissima sconfitta internazionale.
Contro la risoluzione Usa – che hanno esplicitamente minacciato di rappresaglia i Paesi che si sarebbero espressi contro di loro – si sono espressi in 128, mentre in 9 hanno votato a favore e 35 si sono astenuti.
Tra i voti a favore della risoluzione quello dell’Italia, insieme a 25 Paesi dell’Unione europea, tra cui Francia, Germania e Regno Unito.
Il voto dell’Assemblea Generale, a differenza di quelli del Consiglio di Sicurezza non è in alcun modo vincolante ma ha una forte impatto politico.

Trump Netanyahu + 9

Per The Donald è una Waterloo diplomatica, se si pensa che tra i nove voti conquistati, vi sono quelli di Stati non certamente cruciali nella geopolitica internazionale: Togo, Micronesia, Honduras, Nauru, Palau, Guatemala. Le Isole Marshall e ovviamente, Israele e Stati Uniti.
Contro tutti i principali Paesi Ue, gli storici alleati Nato, salvo l’astensione della sempre più isolata Polonia. Tra i 35 astenuti: Australia, Canada, Argentina, Polonia, Romania, Filippine e Colombia.
Risoluzione su Gerusalemme, la stessa che l’Egitto aveva presentato al Consiglio di sicurezza, ma che, nonostante avesse ottenuto 14 voti su 15, non è stata adottata per il diritto di veto esercitato dagli Stati Uniti.

Palestina e Betlemme

«Una vittoria per la Palestina», ha detto un portavoce del presidente palestinese, Mahmoud Abbas, noto come Abu Mazen. «Obiettivo finale, creare lo Stato palestinese con Gerusalemme est come sua capitale».
Anton Salman, il sindaco cristiano di Betlemme, ringrazia l’Italia. «Il mio cuore è pieno di gioia e di speranza. Ringrazio l’Italia e tutti i paesi che hanno votato per lo stato della Palestina e la causa della pace».
La decisione del presidente Trump, ha detto Salman intervenendo alla Farnesina alla conferenza sugli 800 anni di presenza francescana in Tessa Santa, è stata una «nuova aggressione contro i palestinesi», che contraddice il ruolo di mediatori degli Usa nella regione.

Le minacce di Trump

«Lasciamo che i Paesi che prendono i nostri soldi votino contro di noi nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu o nell’Assemblea, osserveremo i voti e risparmieremo molti soldi». Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante una riunione del Gabinetto della Casa Bianca, ha “minacciato” di tagliare gli aiuti ai Paesi dell’Onu che voteranno contro la sua decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.
«Le tattiche da bulli dell’amministrazione Trump -denuncia Amnesty International Usa- serviranno solo a isolare ulteriormente gli Usa dalla scena globale. Piuttosto che minacciare coloro che dipendono dagli aiuti statunitensi, l’amministrazione Trump dovrebbe non riconoscere una situazione illegale e di invertire la rotta su Gerusalemme».

‘Vaffa Onu’ di Natanyahu

«Nazioni Unite ‘Casa delle menzogne’». Il premier israeliano non ha neppure atteso l’esito della votazione per affermare che «Lo Stato d’Israele rigetta totalmente questo voto. Gerusalemme è la capitale d’Israele, che le Nazioni Unite lo riconoscano o no». Nel frattempo, avverte Netanyahu, «continueremo a costruire lì (a Gerusalemme, ndr) anche per ospitare le ambasciate che si trasferiranno a Gerusalemme».
Mercoledì sera, il ministero degli Esteri israeliano, del quale Netanyahu è il titolare ad interim, aveva inviato un cable a tutte le ambasciate e missioni israeliane al mondo ordinando loro di chiedere alle organizzazioni ebraiche nei loro Paesi di fare pressione sui governi locali per orientarne il voto.

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