lunedì 17 giugno 2019

Ustica 37 anni dopo, marinaio Usa: «I caccia tornarono senza missili»

37 anni dopo la strage di Ustica, un testimone presente a bordo della portaerei statunitense Saratoga racconta lo scontro a fuoco con i libici.
– Una nuova testimonianza che accredita la pista della battaglia aerea per spiegare la strage del Dc9 precipitato vicino l’isola di Ustica il 27 giugno del 1980.

  • Misteri, depistaggi, sentenze, perizie. Senza una verità completamente accettata.
  • Trentasette anni di ombre senza una storia condivisa fino in fondo.
  • La storia di Ustica, uno dei più drammatici fatti di cronaca italiani con una nuova testimonianza che accredita la pista della “battaglia aerea” per spiegare la strage del Dc9 precipitato vicino l’isola di Ustica il 27 giugno del 1980.

Trentasette anni di misteri

«La sera lanciammo i caccia, completamente armati. E al loro ritorno sulla nave notammo che non avevano più l’armamento: un fatto che non si poteva nascondere a 5000 uomini. Il capitano Flatley, attraverso gli altoparlanti, ci informò poi che durante le nostre operazioni di volo, due Mig libici ci erano venuti incontro in assetto aggressivo e avevamo dovuto abbatterli. Questo ci disse all’epoca e questo ho creduto per tanti anni».
È uno dei passaggi clou dell’intervista di Andrea Purgatori andata in onda su La7, a B.S., aiuto nocchiere con compiti di assistenza in coperta, imbarcato sulla portaerei Saratoga il 27 giugno 1980, la sera in cui un aereo civile italiano con 81 persone a bordo sparì dai radar prima di raggiungere la destinazione a Palermo.

E’ la strage di Ustica, insomma, l’avvenimento su cui il marinaio contribuisce ad aprire uno squarcio di verità.
37 anni da quella notte, un travagliato percorso del processo penale e diversi processi civili, parziali risarcimenti ai familiari ma mai una versione definitiva dei fatti: che cosa è realmente successo, chi era coinvolto, chi materialmente è responsabile della morte di 81 cittadini italiani, chi ha coperto, occultato, nascosto la verità?
È tuttora in corso un’inchiesta della procura di Roma, un’inchiesta che stenta a decollare anche per l’assenza di testimoni diretti, ci ricorda Daria Lucca sul Manifesto. L’aiuto nocchiere B.S., un ‘vice nostromo’ per i marinai, impaurito sino a ieri, decide ora di raccontare quello che ha visto accadere e le spiegazioni avute allora.

Cosa accadeva in quei giorni su Ustica?

Mentre era in corso la crisi iraniana, con il personale dell’ambasciata Usa nelle mani dei komeinisti, Gheddafi aveva alzato i toni dello scontro a occidente. Ce l’aveva con l’Italia che dava ospitalità ai suoi oppositori, con gli egiziani che avevano accettato un appoggio esterno militare americano che avrebbe portato uno stormo di F4 all’aeroporto del Cairo. Presenza sgradita ai confini con la Libia in terra d’Africa.-L’operazione, fra l’altro, cominciò con lunghi trasferimenti di materiale aereo dagli Usa e dalle basi tedesche esattamente il 20 giugno 1980.
Gli italiani, «Come diceva Andreotti -sempre Daria Lucca- avevamo la moglie americana e l’amante libica». Malta, infine, in quel momento «occupata» dai libici e protetta dai sovietici stava trattando per trovare un protettore occidentale. In quei giorni di conflitto latente, accadono i fatti di Ustica.

Il 27 giugno, un venerdì, il volo Bologna-Palermo dell’Itavia decolla dal capoluogo emiliano con molto ritardo, segue scrupolosamente la rotta che gli viene indicata dal controllo radar, supera Roma e, quando ormai dovrebbe avere iniziato la discesa verso l’aeroporto di arrivo, perde ogni contatto. Mesi dopo, recuperato il relitto, non si sono trovate tracce di esplosione interna e la scatola nera recuperata non indica cause strutturali per la caduta del jet, come avevano cercato di avallare le autorità aeronautiche italiane d’allora.

Chi volò nel cielo di Ustica?

Domanda chiave da allora in poi: nel cielo intorno al Dc9 e sul mare sottostante, erano in corso esercitazioni o missioni militari in cui l’aereo potrebbe essere stato la vittima non voluta? Tutti gli interessati che avevano ufficialmente presenze militari in quella zona del Mediterraneo, gli italiani, gli americani e i francesi, hanno sempre negato presenza e operazioni militari in zona.
Tutti a smentire le prime ricostruzioni giornalistiche che affacciavano l’ipotesi di un attacco aereo contro un Mig Gheddafi, e con missile occidentale che finisce fuori bersaglio e abbatte il Dc9 Itavia.
Ma adesso, l’aiuto nocchiere in servizio sulla Saratoga ricorda che, a fine giugno, la portaerei partì improvvisamente dalla rada di Napoli per «andare a provocare» Gheddafi e che navigarono proprio nell’area in questione.

Una esercitazione in piena regola. Phantom e altri caccia decollati, guidati in volo da un aereo radar. A distanza, ma comunque presenti, anche una nave inglese e una portaerei francese.
Peccato che la marina Usa e la capitaneria di porto di Napoli hanno sempre sostenuto che la Saratoga era rimasta in rada dal 23 giugno al 25 luglio.
Le foto di nozze con lo sfondo del golfo recuperate dall’inchiesta del primo processo mostrano la sagoma della portaerei fino alle 18,30 del 27 giugno e dalle 13 del 28 giugno. Nel buco orario (la gente si sposa quando ne ha voglia), i fatti raccontati da B.S. possono tranquillamente trovare spazio.

Notte concitata in cielo

Le frenetiche telefonate fra controllori di volo civili e militari nelle ore successive alla scomparsa del Dc9 Itavia, parlano in continuazione di Phantom americani e dell’urgenza di contattare l’addetto militare dell’ambasciata Usa o gli ufficiali Usa della base di Sigonella. E’ stato accertato che un Awacs americano era in volo quella notte.
Ci sono i registri di bordo della Saratoga ritoccati, ovvero riscritti da una medesima mano proprio nelle 24 ore a cavallo dell’incidente. Un fatto che il vice nostromo B.S. giudica impensabile: non si riscrivono i registri.

Impossibile saltare alle conclusioni, ammette Daria Lucca. «Ma di sicuro c’è materiale a sufficienza perché qualcuno, dalla procura di Roma o dal governo, si dia una mossa perché la copertura sia tolta. Chiunque sia stato a sparare al Dc9 o a provocarne la caduta per mancata collisione».

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