lunedì 16 luglio 2018

Catalogna al voto senza secessione

Successo secessionista, unionista o maggioranza trasversale? Oggi la Catalogna vota, e il risultato resta incerto. Ci sarà chi vince, ma di poco, ci sarà di perde, ma di poco.
– Sia che gli indipendentisti raggiungano una striminzita maggioranza, sia che prevalgano i partiti favorevoli all’unità nazionale, la Catalogna non diventerà una Repubblica indipendente.
– La sfida della «frattura sociale»: su 5,5 milioni di elettori 2 milioni sono per l’indipendenza, ma altrettanti sono contro

Scenari di voto

  • Ci sarà chi vince, ma di poco, ci sarà di perde, ma di poco, e non ci sarà alcuna secessione.
  • Sia che gli indipendentisti raggiungano una striminzita maggioranza, sia che prevalgano i partiti favorevoli all’unità nazionale, la Catalogna non diventerà una Repubblica indipendente.

Frattura sociale certa

Chiunque vinca oggi, il problema catalano non si risolverà con queste elezioni. Su 5,5 milioni di elettori i sondaggi dicono che circa 2 milioni sono per l’indipendenza, ma altrettanti sono contro. I voti che mancano sono di astensionisti e incerti che possono far pendere il risultato contingente da una parte o dall’altra.
«Frattura sociale» evidente ed aggravata dalla somma degli errori precedenti da parte di ambedue i fronti. Chiunque riuscirà a formare una maggioranza di governo per la Generalitat dovrà come primo obiettivo ridurla, sanare la frattura tra identità nazionale spagnola e la particolarità catalana.

Se vincono i secessionisti

Il commissariamento del governo catalano e i processi penali hanno dimostrato che lo Stato spagnolo non è disponibile a restare con le braccia incrociate davanti a una secessione, ci ricorda Andrea Nicastro sul Corriere della Sera. Gli indipendentisti, anche se forti di una maggioranza assoluta, avrebbero comunque posizioni politiche interne divergenti e leader in carcere o in esilio (Oriol Junqueras e Carles Puigdemont). Un muro contro muro che si è rivelato perdente.
Pur vincendo, i separatisti dovrebbero quindi cambiare strategia, tentare di avviare negoziati con Madrid. La via unilaterale porta alla prigione o agli scontri di piazza. «L’indipendentismo catalano ha una base borghese, di gente benestante, non è disposta a sfidare le baionette a petto nudo, ma neanche il sequestro giudiziario dell’appartamento al mare», scrive Nicastro.

Se vincono gli unionisti

Governo dki minoranza a Madrid, pastriccio post elettorale anche in caso di vittoria complessiva degli ‘Unionisti’ in Catalogna. Difficile immaginare in una stessa maggioranza la destra del premier Rajoy (Pp) e del suo alleato Rivera (Ciudadanos) assieme all’opposizione socialista (Psoe). Ipotesi per una maggioranza di «salvezza nazionale» la presenza di ‘CatComù’, la marca locale degli anti sistema di Pablo Iglesias (Podemos).
I sondaggi danno il Pp al 5%, pessimo risultato locale per il premier Rajoy che al contrario va all’incasso nel resto della Spagna come colui che, senza sparare un colpo, ha domato i ribelli di Barcellona. Previsioni della vigilia, un testa a testa tra i centristi di Ciudadanos e la sinistra indipendentista per il ‘re dei sondaggi’, Narciso Michavila, su Repubblica, mentre per La Stampa, la coalizione di Puigdemont rischia di perdere la maggioranza

Coalizione trasversale

Se i numeri del voto e le logiche politiche nazionali impedissero la nascita di un governo puramente unionista, solo soluzione possibile, una maggioranza trasversale. Possibile candidato, il leader catalano dei socialisti Miquel Iceta, che è sempre riuscito a mantenere aperto il dialogo con i due versanti della politica catalana. Nei giorni convulsi della Dichiarazione d’indipendenza -ricordano gli inviasti sul campo- ‘il presidente confuso Carles Puigdemont gli rispondeva al cellulare in ogni momento’. Imperativo per qualsiasi soluzione politica che imporrà il voto di oggi, superare la crisi e aprire una fase nuova. Previsione di un’affluenza altissima, più alta del record di 2 anni fa al 77% e finalmente numeri affidabili sulla forza reale dei due blocchi. Quello non sappiamo è se gli attuali politici catalani -separatisti o unionisti che siano- saranno in grado di sbloccare la situazione.

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