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martedì 10 Dicembre 2019

Giornalisti bersaglio, 65 uccisi nel 2017

Reporter senza frontiere pubblica il suo rapporto annuale sugli abusi contro i giornalisti di tutto il mondo. Nel 2017, 65 giornalisti sono stati uccisi, 326 sono attualmente detenuti e 54 sono tenuti in ostaggio.

Sono stati 65 i giornalisti uccisi nel mondo nel 2017 mentre svolgevano il loro lavoro. Lo rileva l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières (Rsf), registrando un leggero calo (-18%) rispetto ai 79 che hanno perso la vita nel 2016 e in generale rispetto agli ultimi 14 anni. Ma secondo Rsf è raddoppiato il numero delle giornaliste uccise: 10 nel 2017 contro le 5 dello scorso anno. Fra queste la maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa con una autobomba predisposta per lei.

La Cina e la Turchia sono ancora le più grandi prigioni di giornalisti nel mondo, seguite da Siria, Iran e Vietnam. Il rapporto afferma anche che la Cina “resta la più grande prigione di giornalisti al mondo e perfeziona anche il suo arsenale di misure per reprimere giornalisti e blogger”, che “non applica più la pena di morte contro gli oppositori, ma lascia consapevolmente che la loro salute si degradi in prigione “fino alla morte”.

Un capitolo riguarda la Siria, definita ‘fabbrica di ostaggi’. “29 gli ostaggi noti, di cui 7 sono giornalisti stranieri”. Un’altra tendenza importante del 2017: il 46% dei giornalisti sono stati uccisi in paesi in cui non v’è alcun conflitto. Il Messico ha quasi altrettanti morti (11) come la Siria, il paese più micidiale per i giornalisti (12 morti). Condurre indagini su corruzione e scandali in alcuni Paesi diventa fronte di guerra.

Dati al 1 ° dicembre 2017, erano 326 giornalisti dietro le sbarre a causa del loro mestiere. Infine, sono 54 i giornalisti attualmente nelle mani di gruppi armati, come il gruppo Stato islamico o gli Houthi nello Yemen. Quasi i tre quarti degli ostaggi sono giornalisti locali, che spesso lavorano in condizioni precarie e rischiose. I giornalisti stranieri sequestrati fino ad oggi sono stati tutti rapiti in Siria, senza che nessuno sia in grado di determinare dove si trovino attualmente.

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