Privacy Policy Tardivi pentimenti britannici, il 51% non vuole più l'Exit -
sabato 14 Dicembre 2019

Tardivi pentimenti britannici, il 51% non vuole più l’Exit

Lo rileva un sondaggio. Secondo l’Independent, quotidiano noto per le posizioni filo-Ue, se si votasse nuovamente sull’addio all’Unione il risultato si ribalterebbe, col 51% favorevole al Remain e il 41% al Leave, andarsene. Ma Theresa May assicura, ‘non ci fermeremo’.

La Britannia si riscopre isola e ha un po’ di paura. Lo stresso della Manica, una manciata di chilometri, rispetto all’Atlantico che è oceano ad ha inquilini oggi decisamente infidi. Già si coglievano ripensamenti. Ma secondo un sondaggio pubblicato dall’Independent, quotidiano noto per le posizioni filo-Ue, se si votasse nuovamente sull’addio all’Unione il risultato si ribalterebbe, col 51% favorevole al Remain e il 41% al Leave. Dieci punti si distacco a dire no all’Exit, assieme a Theresa May.

Lei, la traballante premier l’ha capito, e riaffermare la sua autorità promettendo che il divorzio da Bruxelles lo condurrà in porto, a dispetto di chi nel suo stesso partito tenta di strattonarla verso una linea soft o una ancora più hard. A prendere per buono il sondaggio della società demoscopica Bmg Research (dopo le previsioni errate negli ultimi anni da parte di diversi istituti) il distacco di 10 punti fra britannici contro e a favore della Brexit è il più grande mai registrato dalla consultazione popolare del 23 giugno 2016.

Uno spostamento di consensi in questo senso è stato rilevato anche da altre fonti, come ad esempio l’autorevole YouGov, sebbene, come sottolineano gli esperti, questo non significa che i sudditi di sua maestà vogliano interrompere il processo di uscita già intrapreso. Qualche segnale però c’è. Lo sottolinea anche il presidente del Parlamento Europeo Tajani: “Più si va avanti, più si rendono conto dell’errore commesso”, ha detto, ma”se i britannici volessero fare marcia indietro poi tutti gli stati dell’Unione Europea dovrebbero accettare”. Avvertimento chiaro.

Una Theresa May in difficoltà, ha lanciato una offensiva mediatica sui domenicali più vicini al suo partito conservatore, Sunday Telegraph e Sunday Express, affermando che il suo governo non si fermerà nella Brexit e porterà a termine un “accordo ambizioso” con Bruxelles. Ma la premier deve sempre fare i conti coi dissidi interni al suo partito. In primo luogo con Boris Johnson, che torna a indicare le sue linee rosse in senso euroscettico nel dossier Brexit. “La Gran Bretagna non deve diventare uno “stato vassallo” dell’Unione”.

Le affermazioni di Boris arrivano alla vigilia di un cruciale consiglio dei ministri di martedì, in cui verrà stabilita la linea, nella prossima fase di negoziati. Altro segnale per May arriva da alcuni Lord: anche nella camera alta c’è la possibilità di una ‘ribellione’ se le indicazioni del governo fossero troppo rivolte ad una hard Brexit. Posizione esattamente opposta a quella di Boris Johnson. Sola notizia positiva per la premier la evitata rivolta (per ora) di una decina di deputati sull’inserimento della data -il 29 marzo 2019- dell’addio all’Ue nel testo di legge.

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