Olimpiadi sfida, anche un po’ al buon senso. Se Kim, jong-un è una vera minaccia per il mondo, l’andare ad organizzare una manifestazione sportiva di richiamo mondiale a meno di 100 chilometri da casa sua forse non è stata una grande idea. Ma si sa che le folli spese per organizzare queste manifestazioni sono business e non sport, e la Corea del Sud ha investito tanti soldi sui Pyeongchang Games, per mostrare lo sviluppo del paese.
Salvo poi doversi districare in uno slalom davvero gigante.
La Russia di Vladimir Putin, noto appassionato di hockey su ghiaccio, squalificata per ‘doping di Stato’. E Donald Trump che, tra una Gerusalemme e l’altra non si è ancora espresso sull’ipotesi boicottaggio per motivi di sicurezza degli Stati Uniti.
Comunque, per favore, chiede Seul, niente guerra, almeno sino a fine febbraio.
«North Korea tensions spark plea over Olympics»
«Seoul asks US to delay joint military exercises until games end»
Le tensioni della Corea del Nord accendono le Olimpiadi
Seoul chiede agli Stati Uniti di ritardare le esercitazioni militari congiunte fino alla fine dei giochi
Scrive Demetri Sevastopulo da Washington
Seoul e Tokyo sono preoccupate che il Pentagono possa prepararsi a colpire la Corea del Nord proprio adesso, dice Dametri. Non rassicura HR McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che proprio questo mese ha dichiarato che una potenziale guerra con la Corea del Nord stava “aumentando ogni giorno”. Pyongyang, da parte sua, aveva aggiunto argomenti alle tensioni, con l’Hwasong 15, un missile a lungo raggio in grado di colpire la costa orientale degli Stati Uniti, che è volato per aria due mesi dopo che la Corea cattiva aveva condotto il sesto test nucleare, il più potente.
Terry (non sappiamo altro di lui), presidente della Corea al Centro per gli studi strategici, la butta in politica e ci dice un rinvio di manovre militari ed esibizioni di muscoli, oltre che farci vedere le olimpiadi senza improbabili inviati con l’elmetto, potrebbe anche aiutare a creare le condizioni per i colloqui, dal momento che
Bruce Klingner, esperto di Corea alla Heritage Foundation, ricorda che Pyongyang -lo sostiene lui-ha distrutto un aereo di linea civile nel 1987 nel tentativo di far deragliare le Olimpiadi di Seul del 1988. Oltre alle preoccupazioni sulle provocazioni durante i giochi, Seoul teme che le tensioni sulla penisola raffredderanno la domanda di Olimpiadi e Paralimpiadi di Pyeongchang che già girano mele; al momento, vendite dei biglietti sono state deboli.
La Corea del Sud ha fatto questa richiesta prima della visita del presidente Moon Jae-in in Cina questa settimana.
Una delle ragioni per cui le vendite di biglietti sono basse -un mezzo crak- è che la Cina ha vietato ai gruppi turistici di visitare Corea del Sud proprio in quel periodo, ripicca contro il sistema di difesa missilistica ai suoi confini, che Seoul ha permesso agli Stati Uniti di installare nel paese all’inizio di quest’anno. Ed ecco che, assieme alla richiesta agli Usa di darsi una calmata -le intemperanze di Trump fanno paura al mondo- il presidente sud coreano Moon Jae-in corre in Cina questa settimana, nella speranza che Pechino ripensi le restrizioni di viaggio.
Tra Pechino e Seul, critiche parallele alle recenti azioni statunitensi, come riportare la Corea del Nord tra gli sponsor del terrorismo, e l’insistere su esercitazioni militari congiunte che coinvolgono anche il Giappone, che quest’anno si sono già esercitate in abbondanza. Secondo alcune fonti, la Cina avrebbe proposto un “congelamento per congelamento”, uno scambio di pause: Stati Uniti e Corea del Sud sospendono le loro esercitazioni militari congiunte, e in cambio la Corea del Nord che accetta di fermare i test missilistici e nucleari.
Washington avrebbe respinto l’idea sostenendo che questo avrebbe solo dato alla Corea del Nord più tempo per sviluppare i suoi programmi di armamento, ma siamo ancora alle dichiarazioni politiche.
La richiesta della Corea del Sud arriva mentre Joe Yun, l’inviato del dipartimento di stato per la Corea del Nord, è in visita in Giappone e Thailandia per colloqui sulla crisi coreana. Il generale Vincent Brooks, il comandante degli Stati Uniti nel Sud-Corea, si è recato a Washington la scorsa settimana per informare il Congresso sul Nord Corea. Il Pentagono e il Consiglio di sicurezza nazionale hanno rifiutato di commentare la richiesta coreana.