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martedì 15 Ottobre 2019

Strage di caschi blu in Congo, jihadismo africano

15 caschi blu e 5 militari morti nello scontro a fuoco con i ribelli.  Il gruppo che avrebbe condotto l’attacco, jihadisti africani in lotta per il potere tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo.

Quindici caschi blu, ‘peacekeeper’ dell’ONU e almeno 5 soldati locali sono morti il 7 dicembre nella Repubblica democratica del Congo. L’attacco è avvenuto nel tardo pomeriggio in una base militare vicino a Semuliki, nella provincia di Nord Kivu, nell’est del paese.Secondo Jean-Pierre Lacroix, responsabile delle attività di peacekeeping delle nazioni Unite, lo scontro è avvenuto con dei ribelli locali di cui ancora non si conosce con certezza la provenienza.

Il contingente militare dell’ONU in Congo ritiene che l’attacco sia stato compiuto da un gruppo armato islamista operativo in Uganda e nell’area nord-orientale delle Repubblica democratica del Congo. La zona è da anni considerata politicamente molto instabile con diversi gruppi che lottano per il potere.
La missione Onu, operativa dal 2010, è la più costosa attualmente sostenuta dall’Onu.

LA SITUAZIONE IN CONGO

Proprio ieri un comunicato di Human Right Watch, nello spiegare le violenze che vengono compiute nelle regioni del Kivu (526 civili uccisi solo da giugno a novembre), aveva parlato di “molti fattori” tra cui le forze di sicurezza congolesi “responsabili di oltre 100 morti violente nei sei mesi passati”. Si tratta della cifra più alta fra quelle attribuite a qualsiasi gruppo armato e circa un quinto del totale delle uccisioni documentate, sosteneva l’organizzazione per il rispetto dei diritti umani.

Uno dei peggiori singoli casi era stato il massacro di almeno 39 profughi del Burundi uccisi a Kamanyola, nel Kivu Sud, il 15 settembre. “Il conflitto nell’est del Congo”, dove si trova il Kivu Nord, “è stato esacerbato dalla crisi politica generale del Paese”, ha scritto inoltre Hrw. Il riferimento è alle forti tensioni politiche e di sicurezza che scuotono la Repubblica democratica del Congo (Rdc) in seguito al rifiuto del presidente Joseph Kabila di tenere elezioni quando il suo mandato terminò circa un anno fa.

La Commissione elettorale in ottobre ha annunciato che non sarà possibile andare alle urne prima dell’aprile 2019, creando ulteriore tensione attorno al presidente che è salito al potere dopo l’uccisione del padre nel 2001. Il governo ha proibito manifestazioni dell’opposizione da quando, l’anno scorso, le forze di sicurezza uccisero decine di manifestanti che chiedevano la dimissioni di Kabila. La complessità del conflitto congolese è attestato dall’esistenza, secondo Hrw, di 120 gruppi armati in solo due delle 26 province del paese.

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