domenica 18 Agosto 2019

100 anni fa Gerusalemme ottomana e i bersaglieri

Il 9 dicembre 1917, l’impero ottomano perde Gerusalemme. La campagna del Sinai e della Palestina nella prima guerra mondiale. C’era anche il Corpo di spedizione italiano inviato in Medio Oriente dal 1917 al 1919. Trecento bersaglieri dalla Libia italiana, e cento Carabinieri dall’Italia.

Terza battaglia di Gaza (triste destino di guerra per quella striscia di territorio), le truppe ottomane sconfitte abbandonano Gerusalemme. Il comandante alleato, l’inglese Allenby, per rispetto alla città santa smonta da cavallo ed entra appiedato la mattina dell’11 dicembre affiancato dal comandante dei bersaglieri D’Agostino.

Il 9 dicembre 1917 l’impero ottomano perse una parte importante del suo territorio: truppe anglo-francesi entrarono a Gerusalemme dopo che la campagna di Palestina – iniziata nel 1915 – volgeva ormai a favore degli alleati. L’entrata in guerra della Turchia nel 1914 a fianco della Germania e dell’Austria aveva accelerato il processo di dissoluzione dell’impero – in verità in profonda crisi da decenni – e infatti se ne vedevano già tutte le disastrose conseguenze. La campagna in Palestina non era stata affatto una passeggiata militare e gli alleati avevano subito perdite sin dall’inizio, da quando cioè nel gennaio 1915 gli ottomani avevano tentato di impossessarsi della sponda occidentale del canale di Suez, via di comunicazione di enorme importanza strategica per l’impero britannico soprattutto in tempo di guerra..

L’andamento delle operazioni sugli altri fronti aveva stabilizzato la situazione fino al dicembre del 1916, quando i britannici avevano iniziato l’occupazione della penisola del Sinai e l’avanzata verso la Palestina. Nel 1917, per la conquista di Gaza occupata dai turchi (e fortificata dai tedeschi), si svolsero ben tre battaglie e – solo a conclusione della terza in novembre – la via verso Gerusalemme fu libera. Lo stallo del 1917 fu dovuto in parte anche al fatto che i tedeschi avevano inviato dei consiglieri militari agli alleati turchi ed erano state impiegate le stesse tattiche del fronte occidentale fatte di campi trincerati, reticolati e mitragliatrici. Poiché a questa tattica gli inglesi risposero con gli stessi metodi del fronte occidentale basati sugli attacchi frontali, ben si comprende ad esempio come nel corso della seconda battaglia di Gaza essi subirono seimila perdite, tanto da sostituire il generale Archibald Murray con il generale Edmund Allenby che sarebbe diventato in seguito uno dei sostenitori delle attività svolte dietro le linee da un giovane e intraprendente ufficiale.

Fu proprio la rivolta araba, scoppiata all’interno dell’impero ottomano e guidata da Lawrence d’Arabia, a mettere invece in crisi i difensori turchi. Dopo la presa di Aqaba nel luglio 1917 gli ottomani persero una base per i rifornimenti, mentre i continui attacchi della guerriglia araba ai presidi isolati o alla ferrovia di Medina ridussero il numero di truppe disponibili da inviare al fronte. La gravità della situazione creatasi nell’autunno 1917 consigliò i tedeschi ad inviare in Palestina un brillante generale che aveva appena sconfitto la Romania, ma nemmeno Erich von Falkenhayn, che di fatto – nonostante le apparenze lasciassero il comando ai turchi – era il vero proconsole di Berlino, poté rovesciare la situazione già gravemente compromessa.

Sia in Medio Oriente che in Mesopotamia inglesi e francesi operano seguendo le linee sancite dall’accordo Sykes-Picot del 1916 che spartiva tra Inghilterra, Francia e Russia l’impero ottomano dal Caucaso al Medio Oriente. Nel dicembre 1917, di fatto scomparsa dai contendenti la Russia in preda alla rivoluzione, le due potenze si videro in un certo senso costrette ad accettare la presenza in Palestina di un piccolo contingente italiano (fortemente voluto dal ministro Sonnino) che entrò a Gerusalemme insieme ad inglesi e francesi. Dopo la conquista della città, la fine del dominio turco e soprattutto dopo la dichiarazione Balfour – che esprimeva da parte britannica ‘soddisfazione e interesse’ nei confronti dell’insediamento ebraico in Palestina – si apriva dunque una nuova stagione piuttosto incerta, anche se non tutti ne erano ancora consapevoli.

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