lunedì 18 dicembre 2017

Provocazione Gerusalemme, caos Usa in Medio Oriente

«L’ambasciata Usa sarà trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme». Trump annuncia la svolta che per le sue implicazioni esplosive nell’area sconcerta tutti, o quasi. Netanyahu ringrazia e l’Arabia saudita borbotta soltanto.
– Furiosi Europa, Russia e Lega Araba. Hamas: “Superato il limite”
– Ai palestinesi le «giornate della collera». Da oggi la prima.
– Analisti: Compromessa ogni possibilità di pace – L’area sarà sempre più filorussa

Provocazione dirompente

Il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme riconoscendo di fatto la città come capitale d’Israele. La decisione è stata comunicata al presidente israeliano Netanyahu e al leader palestinese Abu Mazen e ha scatenato le ire del mondo arabo e le preoccupazioni dell’Europa e della Russia.
L’annuncio ha suscitato duri ammonimenti da parte dei leader musulmani di tutto il mondo, e forti preoccupazioni degli alleati europei. Dichiarazioni che sembrano aver spinto la Casa Bianca a far slittare la operatività della decisione. Altri sei mesi per l’ambasciata Usa a Tel Aviv.
Tutti contro: gli ambasciatori nella regione mediorientale, ma anche la Cia, hanno espresso la loro contrarietà: «Trump scherza con il fuoco», ha sintetizzato la fonte nella Casa Bianca. Gli 007 Usa temono che la mossa di Trump possa diventare un boomerang per Israele e contro gli interessi americani in Medio Oriente. Oltre all’aumento del rischio terrorismo.

3 giorni di collera, e peggio

Collera palestinese (e non soltanto). Da oggi a venerdì la Palestina brucerà di rabbia, e con lei i palestinesi in tutto il mondo. «Chiamiamo tutto il nostro popolo in Israele e nel mondo – hanno detto tutte le fazioni di Palestina – a raccogliersi nei centri delle città e di fronte alle ambasciate e consolati israeliani con l’obiettivo di portare la generale rabbia popolare».
«Saranno oltrepassate tutte le linee rosse», ha promesso Hamas.
Le forze di sicurezza israeliane sono in stato di allerta davanti al rischio di una “possibile violenta rivolta palestinese”, principalmente a Gerusalemme.
La polizia israeliana, lo Shin Bet e il comando centrale dell’esercito – riferiscono i media israeliani – hanno tenuto in questi giorni numerose riunioni, in cui è stata valutata la situazione per prepararsi a una ondata di violenza e attacchi terroristici.
E gli Usa hanno ordinato a diplomatici e membri dello staff del consolato Usa a Gerusalemme di non recarsi nella città vecchia, Gerusalemme Est.

Quasi guerra, perché?

Vietate al personale e familiari Usa la città vecchia di Gerusalemme e Gisgiordania, comprese Betlemme e Gerico. Spostamenti ufficiali di dipendenti Usa nella città vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania sono consentiti soltanto se essenziali e con potenziate misure di sicurezza”, si legge nella comunicazione pubblicata sul profilo Twitter del Consolato americano a Gerusalemme.
Su istruzione di Netanyahu i responsabili delle forze armate hanno discusso la possibilità teorica di inviare rinforzi in Cisgiordania, scrive Repubblica.
Già rafforzata la protezione delle sedi diplomatiche statunitensi nel Paese. Nei Territori palestinesi e sulle reti sociali l’atmosfera è già arroventata. Giovedì a Gaza Hamas porterà in piazza decine di migliaia di sostenitori, nel 30esimo anniversario della sua fondazione, mentre lo stesso giorno a Ramallah tutte le fazioni politiche palestinesi marceranno unite per condannare la politica di Trump. Il giorno più delicato potrebbe essere venerdì quando, su iniziativa di Hamas, la terza giornata della collera coinciderà con la preghiera del venerdì nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme.

Stupore nel resto del mondo

Raramente il Medio Oriente ha parlato con una voce unica come in queste ore. Dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, all’Arabia Saudita di Mohammed Bin Salman, passando per il re giordano Abdallah, l’Egitto di al Sisis, tutti i leader della regione hanno chiesto alla Casa Bianca di non pronunciarsi sulla possibilità di spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Ma Donald Trump sta abituando il mondo alle sue pericolose impuntature. Molto pericolosa, questa volta.
Per molti analisti la mossa di Trump annulla le già scarse possibilità di dialogo tra israeliani e palestinesi, metterebbe in subbuglio tutto il mondo arabo, guasterà i rinnovati rapporti con l’Arabia Saudita, irriterà Paesi vicini agli come Giordania ed Egitto.

Medio Oriente sempre più russo

I timori degli analisti americani: “un Medio Oriente ancora più filorusso”. Una legge del Congresso di Washington votata nel 1995 ordinava di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Era presidente Bill Clinton. Ma né lui né i suoi successori hanno mai applicato quella legge. Fino a Trump: anche in questo l’attuale presidente vuole mostrarsi rivoluzionario, oltre a confermare la sua vicinanza al premier israeliano Benjamin Netanyahu. Le conseguenze però preoccupano molti esperti americani, anche repubblicani. Con la Siria tornata ad essere una sorta di satellite di Mosca e Turchia ed Egitto vicine alla Russia, il timore è che questa decisione alieni ancora di più le simpatie del mondo arabo.

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